Labirinti 1

Rosario Rito e il valore dell’autoconsapevolezza nell’opera “Labirinti 1. Funzione e destrezza soggettiva tra scontato e cogito”

Nel saggio “Labirinti 1. Funzione e destrezza soggettiva tra scontato e cogito”, Rosario Rito torna a riflettere su un tema che attraversa la sua vita e la sua scrittura: la disabilità. L’autore apre il testo con una dichiarazione perentoria, nella quale afferma che nessuna abilità fisica, per quanto perfetta, possa definire l’essere umano più della consapevolezza interiore che ciascuno ha di sé.

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Secondo il saggista, la persona nasce con i propri limiti, esattamente come nasce con le proprie potenzialità; ciò che fa la differenza è il modo con cui si impara a conoscerli, ad abitarli e, infine, ad educarli. La disabilità non è qualcosa da sopportare o da nascondere: richiede piuttosto un lavoro di apprendimento, ascolto e cura.

Labirinti 1 – Rosario Rito

La sua prospettiva deriva da un’esperienza diretta: Rosario Rito è disabile fin dalla nascita e ciò ha segnato profondamente la sua visione del rapporto tra individuo e collettività. Nel libro emerge la sua dolente consapevolezza: la strada verso una reale accettazione della disabilità è ancora lunga, soprattutto in un contesto sociale che tende a giudicare, etichettare e semplificare ciò che non rientra in una norma implicita e spesso non dichiarata. L’autore, tuttavia, non propone una narrazione vittimistica né rivendicativa; al contrario, invita il lettore a interrogarsi sul significato di autonomia e sul rapporto tra volontà e limite.

Uno dei nodi centrali del saggio è infatti la riflessione sulla volontà come strumento trasformativo. L’autore mette in luce che, così come le persone definite “normodotate” affrontano fatiche, tentativi e fallimenti per raggiungere un obiettivo, anche chi vive la disabilità può costruire percorsi di autodeterminazione, purché vi sia un costante atto di fiducia in sé stessi. Le limitazioni non vengono negate: esse esistono ma possono essere educate attraverso la disciplina e l’attenzione al proprio corpo e al proprio mondo interiore.

L’autore, inoltre, critica fortemente gli atteggiamenti di pietismo che la società tende ad assumere nei confronti delle persone disabili: la compassione superficiale, sostiene, può isolare più del pregiudizio, perché trasforma l’altro nel destinatario passivo di un sentimento che non nasce dalla conoscenza ma dall’intuizione di un dolore che però non si comprende. A questa logica oppone la dignità della relazione autentica, quella che si fonda sull’ascolto e sul riconoscimento reciproco.

“Labirinti 1. Funzione e destrezza soggettiva tra scontato e cogito” integra riflessioni teoriche e narrazione autobiografica: l’autore descrive i luoghi in cui è stato curato, le persone care che lo hanno sostenuto e le figure che hanno rivestito dei ruoli decisivi nel suo percorso. Accanto a questi ricordi, si trovano le testimonianze di altre persone con disabilità che hanno imparato a trasformare il proprio limite in una dimensione espressiva personale: questi racconti rendono il saggio vivo e umano, capace di attivare l’empatia del lettore ma senza mai ricattarlo emotivamente.

Contatti dell’autore

https://www.rosariorito.it/
https://m.facebook.com/people/Rosario-RITO/100063749280498/

copertina
Autore
Rosario Rito
Casa editrice
Rosario Rito
Anno
2024
Genere
saggistica
Formato
Brossura
Pagine
104
ISBN
979122301038
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