Cesare Pavese

Cesare Pavese e la scoperta dell’America

La casa editrice romana Nutrimenti si occupa di narrativa, saggistica e nautica. La collana Greenwich, nello specifico, è nata come contenitore di letteratura americana, anche se poi ha inglobato tutta la narrativa, anche italiana ed europea.

In questo senso, il libro di Cesare Pavese. La scoperta dell’America (Nutrimenti, 2020) non poteva trovare collocazione migliore per una sua riedizione.

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La trama – Una raccolta di scritti sulla letteratura americana e inglese

La scoperta dell’America comprende una serie di articoli scritti da Pavese tra gli anni Trenta e Quaranta. Come tutti sanno, infatti, Cesare Pavese non fu solo autore di racconti e romanzi ma anche poeta e saggista. Non da ultimo, fu a lungo impegnato in attività editoriali con Einaudi e in qualità di traduttore contribuì a far conoscere in Italia la letteratura americana.

I saggi e gli articoli di critica letteraria furono scritti tra il 1930 e il 1950, fin da quando Pavese era un giovane poco più che ventenne e in formazione come scrittore. Cesare Pavese morì suicida a Torino nel 1950, poco dopo aver vinto il Premio Strega per “La bella estate”. Ernesto Ferrero, nella prefazione a questo libro, ricorda come Italo Calvino ebbe il triste compito di raccogliere le pagine sparse scritte dallo scomparso Pavese e mai pubblicate (o, come in questo caso, pubblicate su varie riviste, come ad esempio La Cultura).

Nacque così il volume La letteratura americana e atri saggi (Einadi, 1951).

Cesare Pavese. La scoperta dell’America – La recensione

La scoperta dell’America rappresenta dunque la prima delle tre sezioni di cui era composto il volume appena citato, coprendo l’arco temporale degli anni Trenta e Quaranta.

William Faulkner («non è un uomo che scrive, ma un angelo senza cura d’anime»), Edgar Lee Masters, Gertrude Stein, Walt Whitman (poeta che Pavese definisce originale e unico, spesso sminuito e associato alla sua foto che lo ritrae “vecchio, barbuto, grande iniziato”), Herman Melville (il “baleniere letterato”, lo scrittore ottocentesco che rinasceva alla fama in quegli anni) sono solo alcuni dei nomi di scrittori tradotti da Pavese.

Sul finire degli anni Trenta, inoltre, tradusse gli inglesi Dickens (David Copperfield), Defoe (Moll Flanders), Conrad, Stevenson e troviamo questi scritti in Appendice al libro.

La scoperta dell’America in epoca fascista

ll giovane Cesare Pavese riceveva i libri direttamente dall’America grazie a un suo amico, il violinista Antonio Chiuminatto. Chiuminatto, diplomato al Conservatorio Giuseppe Verdi ma poi docente universitario in Minnesota, inviava a Pavese, su richiesta, tutti i libri di difficile reperimento nell’ Italia degli anni Trenta. Talvolta forniva anche l’interpretazione di alcuni termini appartenenti allo slang.

Scopriamo un Pavese amante del cinema e del jazz, che vedeva nell’America un luogo simbolo della cultura del Novecento, come Grecia, Italia e Francia lo erano state per altre epoche. La scrittura del giovane Pavese si nutre quindi di questi libri e lo stesso autore riconobbe in seguito che leggere Steinbeck, Lewis, Caldwell e gli altri significò anche ribellarsi alla cultura di quegli anni, scoprire che al di là del fascismo c’era tutto un altro mondo.

Gli autori della letteratura nordamericana informano la scrittura del giovane autore con nuove strutture grammaticali e sintattiche, distanti dal conformismo letterario italiano di quegli anni. Come ricorda Dario Pontuale nell’introduzione a questa edizione, Cesare Pavese si laureò in Lettere nel 1930 con una tesi su Walt Whitman, poco apprezzata dagli accademici vicini al regime. Nel 1931 tradusse Sinclair Lewis, fresco premio Nobel per la letteratura, e continuò a tradurre autori fino al 1947.

Pavese fornisce chiavi di lettura originali e inedite: del 1931 è, ad esempio, lo scritto su Anderson intitolato Middlewest e Piemonte, pubblicato su La Cultura. Sulla stessa rivista, Pavese se la prende con gli intellettuali che non apprezzano l’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, ridotta a “documento culturale etnico” contrapposto alla “bimillenaria tradizione nostra”.

Traduttore, critico letterario e scrittore vanno a braccetto nella figura di Pavese. E il merito di aver “scoperto” autori quasi ignoti nel Vecchio Continente è solo uno dei tanti meriti di un autore straordinario, che come un vero pionere guida i lettori attraverso terre inesplorate, con un’entusiasmo e una forza che ancora oggi risuonano vivi in tutta la loro ricchezza espressiva.

copertina
Autore
Cesare Pavese
Casa editrice
Nutrimenti
Anno
2020
Genere
saggistica
Formato
Brossura
Pagine
239
ISBN
9788865947449
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Marta Lilliù

diMarta Lilliù

Sono nata ad Ancona nel 1985 e sono cresciuta ad Osimo. Sono laureata in Lettere (Università degli Studi di Macerata) con una tesi in Storia Moderna sulle Suppliche del XVIII sec. dell’Archivio Storico di Osimo. Sono diplomata in Pianoforte e in Clavicembalo (Conservatorio “G.Rossini” di Pesaro).
Dal 2012 abito e lavoro in Liguria, dove ho approfondito l’ambito della didattica musicale (abilitandomi all’insegnamento del Pianoforte presso il Conservatorio “N.Paganini” di Genova) e della didattica speciale, cioè rivolta al Sostegno didattico ad alunni con disabilità (Università degli Studi di Genova). Ho vissuto a Chiavari e Genova. Attualmente vivo a Sestri Levante, dove annualmente si svolgono il Riviera International Film Festival e il Festival Andersen.
Sono docente di Pianoforte a tempo indeterminato a Levanto, Monterosso e Deiva Marina.
Abbandono talvolta la Liguria per muovermi tra le Marche e Londra, città in cui ricopro ufficialmente il ruolo di...zia!