Francesca Mannocchi

Francesca Mannocchi – Bianco è il colore del danno

Parlare dell’ultimo libro di Francesca Mannocchi, Bianco è il colore del danno, è una delle esperienze più affascinanti e difficili al tempo stesso.

Sì perché quello di Francesca Mannocchi non è un libro come gli altri. Si muove tra la cronaca, il racconto di una malattia, i ricordi, le visioni del futuro incerto, la descrizione accurata di ogni sfumatura del presente.

Attraverso il suo corpo, apparentemente integro ma in fondo danneggiato, l’autrice ci parla della fragilità umana, guarda il mondo da un punto di osservazione particolare, che solo la malattia può dare. E da lì ci racconta cose che tutti dovremmo ascoltare.

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La trama

Quattro anni fa Francesca Mannocchi scopre di avere una patologia cronica per la quale, ad oggi, non esiste cura. Lei, giornalista che viaggia per raccontare scenari di guerra, dove morte e sofferenza sono all’ordine del giorno, si trova completamente in balìa di questa nuova convivenza personale con l’imponderabile.

Così, questa esperienza cambia totalmente il suo modo di essere madre, figlia, compagna, cittadina. Inizia un percorso di ricerca di se stessa e degli altri, uno scavare infinito nelle pieghe delle relazioni più intime, dei non detti dolorosi.

Inizia un confronto con il suo corpo, che è diventato di colpo nemico. Francesca si chiede se sarà in grado di crescere suo figlio correndo il rischio di diventare disabile all’improvviso.

Poi essere malati vuol dire anche conoscere tutti i percorsi della sanità pubblica e quelli interminabili della vergogna privata e collettiva, che grazie alla sincerità della letteratura si può raccontare.

Francesca Mannocchi – La recensione di Bianco è il colore del danno

Non appena finito di leggere questo libro ho pensato subito una cosa, forse sbagliata: ci vuole una sensibilità particolare per affrontare la malattia in un certo modo, e per trarre insegnamenti anche da esperienze di questo tipo.

Bianco è il colore del danno per l’autrice, un colore in cui c’è dentro tutto, proprio come in questo libro, che apre visioni interminabili su una serie di argomenti, che sarebbero troppo lunghi forse da spiegare in una recensione.

Si parla molto di malattia ovviamente, e con essa intendo della condizione particolare del paziente, ma anche di una divisione mentale che nasce spontanea tra sani e malati. La cronicità di un problema come quello della Mannocchi, porta poi a fare considerazioni su come cambiano i sentimenti del malato (tanto che l’autrice si chiede se si diventi più cattivi nella malattia), su come invece agisca la malattia stessa in base alla personalità, sul tempo, un concetto che non le appartiene ormai più.

Francesca Mannocchi

La malattia diventa quindi uno spartiacque, qualcosa che divide e rinnova al tempo stesso, che porta ad iniziare un percorso nella memoria, alla ricerca di cose dimenticate o ricordi da ricostruire per formare quasi una nuova identità, anche in base a come gli altri ci identificano. Cosa ci fa infatti malati agli occhi degli altri?

Francesca Manocchi non si sottrae ai pensieri più intimi e dolorosi, come quello della colpa, della consapevolezza che nella vita ha forse pensato troppo a contenere e a contenersi, al parallelismo tra maternità e malattia.

Nell’attraversare le fasi del dolore prova una vergogna personale che poi diventa collettiva nel rapporto con gli altri ammalati, nell’affrontare le lacune terribili del sistema sanitario nazionale, nel considerare il suo corpo come un traditore. Nel credere persino che suo figlio abbia deciso ormai chi è il genitore sano e quello malato.

La cosa più straordinaria di questo libro però, credo, è vedere come ancora una volta la letteratura aiuti ad elaborare, a mettere insieme i pezzi, a dare un ordine alle cose. E nel farlo Francesca Mannocchi decide che l’accettazione debba passare, per forza di cose, dalla ricerca delle sue radici nella memoria, per dare voce e immagine a chi non c’è più, per non dimenticare.

Bianco è il colore del danno (Einaudi) è un libro che consiglio a chiunque voglia sapere di cosa è fatta la vita. A tutti coloro che vogliono sentirsi al tempo stesso madri, padri, figli e figlie, ma anche compagne e compagni, sani e malati. A coloro che vogliono ricucire per tornare ad essere “interi”.

copertina
Autore
Francesca Mannocchi
Casa editrice
Einaudi
Anno
2021
Genere
Narrativa
Formato
Brossura
Pagine
207
ISBN
9788806247171
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Donato Bevilacqua

diDonato Bevilacqua

Proprietario e Direttore editoriale de La Bottega di Hamlin, lettore per passione e per scelta. Dopo una Laurea in Comunicazione Multimediale e un Master in Progettazione ed Organizzazione di eventi culturali, negli ultimi anni ho collaborato con importanti società di informazione e promozione del territorio. Mi occupo di redazione, contenuti e progettazione per Enti, Associazioni ed Organizzazioni, e svolgo attività di Content Manager.