Beethoven

Beethoven e Bonaparte secondo Fornasetti

Il 2020 è stato l’anno della celebrazione del 250esimo anniversario della nascita di Ludwig van Beethoven (Bonn, 16 dicembre 1770 – Vienna, 26 marzo 1827). Il 2021 è il bicenternario della morte di Napoleone Bonaparte.

Da queste due date simbolo, nasce il libro + cd intitolato “Eroica: Beethoven e Bonaparte. Uno sguardo critico su un legame ideale”, pubblicato da Fornasetti.

L’azienda milanese Fornasetti si occupa di design e arti decorative. A fianco della produzione di oggetti, l’associazione Fornasetti Cult. si impegna da anni a creare progetti culturali che portino l’arte al grande pubblico: mostre internazionali, opera lirica, libri, installazioni artistiche e rassegne di poesie.

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Eroica: Beethoven e Bonaparte. Uno sguardo critico su un legame ideale

Al centro della ricerca del libro “Eroica: Beethoven e Bonaparte. Uno sguardo critico su un legame ideale” si trova la Terza Sinfonia di Beethoven, detta Eroica perché composta come memoriale delle vittorie di Napoleone Bonaparte, visto all’epoca come un leader che avrebbe ispirato l’Europa.

Due elementi concorrono a rendere unico e preziosissimo questo volume: da un lato, gli scritti di Luigi Mascilli Migliorini, Quirino Principe e Armando Torno, che portano il loro contributo dal punto di vista storico, musicologico e giornalistico; dall’altro, il cd inciso dall’ensemble Silete venti! di Simone Toni con strumenti d’epoca – il che significa compiere un grande lavoro di ricerca filologica e storica per regalare agli ascoltatori di oggi un suono quanto più possibile vicino all’originale della musica che, per un ascoltatore vissuto tra Sette e Ottocento, era contemporanea.

La recensione

I saggi critici presenti nel libro sono scritti in italiano e tradotti in inglese. Ad aprire la triade, il lettore troverà il saggio di Luigi Mascilli Migliorini, membro dell’Accademia dei Lincei, professore di Storia moderna presso l’Università L’Orientale di Napoli e tra i massimi studiosi dell’età napoleonica e della Restaurazione in Europa. L’autore introduce il lettore nel contesto storico, l’uscita dalla Rivoluzione Francese, ma anche musicale e culturale. Napoleone raccoglie in sé le qualità dell’uomo ideale in quel momento e affascina non solo Beethoven ma anche altri, come Paganini che gli dedica una Sonata. Gli intellettuali in quel momento riconoscevano la grandezza eroica di Napoleone, un eroismo quotidiano dell’esistere che appartiene a tutti. Scopriamo così che Napoleone amava la musica, perlopiù cantata, di fattura italiana. Apprezzava dunque artisti come Paisiello o Cherubini o Spontini.

Bonaparte amava la musica in senso politico, come celebrazione politica. La musica di Beethoven, che pare poi essersi ricreduto su Napoleone, rimane comunque “napoleonica” anche nel Fidelio, nella Quinta Sinfonia, nel quinto Concerto per pianoforte. Dalla Rivoluzione Francese Napoleone ereditò la funzione della musica di propaganda, celebrativa più che pedagogica, e fu committente di musica fatta per essere strumento politico, con anche travestimenti mitologici o paragoni con grandi modelli del passato dal significato puramente politico. Segue il contributo del noto musicologo Quirino Principe, saggista, accademico di S. Cecilia, professore al Conservatorio di Milano e nelle università di Trieste e Roma Tre. Quirino Principe ricorda come i destini dei due contemporanei, Bonaparte e Beethoven, in realtà sono due semirette parallele che non s’incontrano mai: uno fu dichiarato “generale dei musicisti” dopo morto e con un esercito pronto a raccogliere un’eredità (parliamo di quindi Schubert, Weber, Berlioz, Schumann, Wagner…), l’altro fu generale nel senso letterale del termine. In realtà, ricorda Principe, Napoleone non non influisce in modo così decisivo sulla vita personale di Beethoven, non più di quanto non abbia inciso sulla vita di qualsiasi cittadino dell’epoca… e Napoleone a malapena sapeva chi fosse Beethoven, in realtà, perché era interessato alla musica più che altro dal punto di vista politico.

Secondo Quirino Principe, la contemporaneità tra i due è una semplice parvenza data dall’anagrafe. Amante dei teatri d’opera, Bonaparte ne migliorò la struttura edilizia e ne fece costruire di nuovi, per rendere grandiosi gli allestimenti, le scene, i costumi, perché questo rientrava nella sua volontà di grandezza e di spettacolo imperiale. Anche molti teatri di quella parte d’Italia politicamente e culturalmente legata alla Francia all’epoca. In questi anni inoltre nasce in Francia il Conservatorio ma anche nella Nuova Repubblica italiana il Conservatorio di musica di Milano: questo portò anche a un decennio aureo per il Teatro alla Scala e il repertorio si arricchì anche grazie ai castrati, favoriti da Napoleone. Principe ricorda che Bonaparte non fu nemico della musica ma che appunto se ne servì come se ne erano già serviti molti Papi o altri potenti, come Federico II di Prussia.

Conclude la parte di saggi critici lo scritto di  Armando Torno, giornalista per Il Corriere della Sera, Il Sole 24 Ore e Radio 24. Torno parla dell’estetica e della sensibilità relativa alla musica nell’epoca di passaggio tra Illuminismo e Romanticismo. Ci ricorda che nascono oltre tremila canti rivoluzionari dal 1789, anno della presa della Bastiglia, al 1800. Quindi alla fine del secolo i canti rivoluzionari, prima degli inni nazionali, veicolarono i sentimenti romantici e la figura dell’ eroe contemporaneo. Note canzoni che avevano come scopo l’apoteosi dei caduti per la causa rivoluzionaria diventati modelli o eroi. Torno sottolinea come l’influenza kantiana sia forte in Beethoven ma ancora più forte l’influenza di filosofi romantici come Hegel, Schelling, Schiller, lo Sturm und drang, il panteismo di Spinoza. Beethoven dunque viene riconosciuto come creatore di nuovi caratteri espressivi perché  scriveva con libertà e audacia: la sua immagine è stata fissata fino a gran parte del Novecento come quella del titano in lotta col destino.

A chiusura del libro, che vede anche la presenza di bellissime tavole a colori tratte dall’Archivio Fornasetti, un ulteriore scritto a cura di Simone Toni, oboista, direttore e fondatore dell’Ensemble Silete venti! Il cd annesso presenta la registrazione analogica in presa diretta (a cura del BartokStudio), avvenuta presso il Convento dell’Annunziata di Abbiategrasso nel luglio 2019.

Lo scopo dell’incisione con strumenti originali di questa Eroica è quello di riportare alla luce dinamiche e colori, in modo dichiaratamente poco accademico e “ministeriale”, per trasportare nel tempo l’ascoltatore. La tracklist prevede l’Ouverture del Prometeo e poi appunto la Sinfonia grande intitolata Bonaparte (Eroica).

Leggere e ascoltare un prodotto culturale di questo tipo significa compiere un viaggio dentro la materia viva che costituisce la nostra storia comune. Una storia da cui spesso ci si tiene lontani, perché considerata per addetti ai lavori o perché semplicemente non si ha l’occasione di frequentarla e sentirla come bene comune.

“Eroica: Beethoven e Bonaparte. Uno sguardo critico su un legame ideale” è un ottimo modo per avvicinarsi a un mondo sonoro e culturale che invece appartiene a chiunque, che fa parte della nostra storia e che va riscoperto e possibilmente tramandato.

copertina
Autore
AA.VV.
Casa editrice
Fornasetti
Anno
2020
Genere
saggistica
Formato
Brossura
Pagine
164
Traduzione
A. Booth
ISBN
9788894162929
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Marta Lilliù

diMarta Lilliù

Sono nata ad Ancona nel 1985 e sono cresciuta ad Osimo. Sono laureata in Lettere (Università degli Studi di Macerata) con una tesi in Storia Moderna sulle Suppliche del XVIII sec. dell’Archivio Storico di Osimo. Sono diplomata in Pianoforte e in Clavicembalo (Conservatorio “G.Rossini” di Pesaro).
Dal 2012 abito e lavoro in Liguria, dove ho approfondito l’ambito della didattica musicale (abilitandomi all’insegnamento del Pianoforte presso il Conservatorio “N.Paganini” di Genova) e della didattica speciale, cioè rivolta al Sostegno didattico ad alunni con disabilità (Università degli Studi di Genova). Ho vissuto a Chiavari e Genova. Attualmente vivo a Sestri Levante, dove annualmente si svolgono il Riviera International Film Festival e il Festival Andersen.
Sono docente di Pianoforte a tempo indeterminato a Levanto, Monterosso e Deiva Marina.
Abbandono talvolta la Liguria per muovermi tra le Marche e Londra, città in cui ricopro ufficialmente il ruolo di...zia!