Pier Paolo Pasolini

Pier Paolo Pasolini: L’inchiesta spezzata

Pier Paolo Pasolini fu ucciso 45 anni fa. Ponte alle Grazie porta in libreria il libro di Simona Zecchi: L’inchiesta spezzata di Pier Paolo Pasolini. Stragi, Vaticano, DC: quel che il poeta sapeva e perché fu ucciso.

Una nuova inchiesta di Simona Zecchi, già autrice di Massacro di un poeta, indaga sul movente del delitto di Pier Paolo Pasolini e su quello che il poeta sapeva.

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Simona Zecchi – L’inchiesta spezzata di Pier Paolo Pasolini

Pier Paolo Pasolini sapeva e ha ottenuto poi le prove. A 45 anni dal massacro dello scrittore questa inchiesta è finalmente in grado di dimostrare di cosa era venuto a conoscenza e in possesso il Poeta prima di finire ammazzato all’Idroscalo di Ostia, dove era stato condotto con un espediente, una trappola, montati ad arte sin dall’agosto del 1975. Questo libro, dopo che la sua autrice nel precedente lavoro ha mostrato come è stato ucciso e chi si è incaricato della sua soppressione, ricostruendo quasi al dettaglio la trappola dell’agguato, intende mostrare e spiegare il perché: attraverso nuovi documenti (con la forza delle immagini che li riproducono), nuove prove – quelle che un giornalista può portare – e nuovi testimoni.

Da anni il movente del suo assassinio tribale, quasi sacrificale, era divenuto il fantasma di carta su cui far aleggiare le diverse ipotesi. Di carta come quell’Appunto o capitolo di Petrolio forse mai scritto – Lampi su ENI – sebbene di certo ideato e citato in un altro dei capitoli come work in progress, quale ormai la summa dei suoi ultimi lavori era divenuta. Come lo stesso film Salò, «protagonista» suo malgrado di questa storia sbagliata: tutti documenti (anche filmici) da ultimare e da utilizzare come mezzo espressivo e di denuncia.

Pier Paolo PasoliniLe domande che nessuno si è davvero mai posto in questi anni sono due: gli innegabili depistaggi e le innumerevoli manipolazioni avvenute prima durante e dopo le indagini (tutte), condotte sulla sua morte potevano essere state approntate per coprire un ragazzo di vita o un manipolo di persone considerate reiette della società allora come ora? E, di contro, si uccideva uno scrittore per qualcosa che tra le altre denunciava (la morte di Enrico Mattei addebitata a Eugenio Cefis) ma che era argomento noto e ben approfondito in quegli anni di tensione e spie su giornali, agenzie veline e libri?

L’inchiesta spezzata di Pier Paolo Pasolini ci accompagna finalmente al di là del campetto di Ostia e fuori dal «complotto» fine a sé stesso, via via fino al movente che lo ha condotto alla morte. Fuori dal luogo dove il corpo del poeta è stato rinvenuto in una pozza di sangue la mattina all’alba del 2 novembre 1975. Questa inchiesta si inoltra nel territorio della strategia della tensione in modo inedito, inserendo la sottrazione che si è compiuta negli anni del poeta-giornalista tra i corpi insepolti di tanti giornalisti di questa nostra Repubblica ammazzati o fatti sparire per le loro inchieste su mafie e terrorismo, quelle che ancora dovevano essere pubblicate. Sempre escluso da quell’elenco, Pasolini invece si era messo i panni dell’investigatore sin dalla strage di Piazza Fontana, smettendo volontariamente quelli del poeta o dello scrittore di trame: per «ragioni pratiche» come scrisse anche in versi già dal 1971, anno in cui pubblica la poesia Patmos, dedicata alle vittime della strage di Milano ma scritta il giorno successivo ai fatti, con una nota riservata già alla diciottesima vittima di Piazza Fontana, pur non sapendo ancora che quella vittima fosse Giuseppe Pinelli.

Questo lavoro investigativo a un certo punto si biforca in due inchieste, una piega divenuta necessaria via via che si procedeva con la raccolta di lettere, documenti, carte giudiziarie e testimonianze: rivelare il movente dell’omicidio non era infatti più sufficiente, bisognava svilupparne il lavoro interrotto, la inchiesta spezzata, a sua volta ramificatasi in quella sulla destra culturale che aveva poggiato i suoi artigli specularmente sul mondo culturale opposto non senza riceverne in cambio qualcosa: complicità e silenzio.

Questo libro ricostruisce l’esatto percorso che stava compiendo Pasolini: il dossier a lui giunto dalla seconda metà dell’ottobre 1975 inviatogli da Giovanni Ventura, coinvolto nella strategia della tensione, con cui lo scrittore era in contatto epistolare sin dal 2 marzo 1975. Tale documentazione conteneva tutti i crismi di uno scandalo di corruzione e bombe che doveva assurgere, nelle intenzioni di Ventura (in carcerazione preventiva in quel momento), a un libro da pubblicare con l’obiettivo di ricattare il politico ai vertici della DC (come il poeta Dario Bellezza aveva indicato nell’ultimo dei suoi libri prima di morire di HIV nel 1996). Quel politico era Mariano Rumor, presidente del Consiglio l’anno di Piazza Fontana; e il ricatto riguardava una enorme operazione di corruzione che vedeva coinvolti imprenditoria rampante, destra culturale ed editoriale, Vaticano nella persona di papa Montini, Papa VI, e la CIA nella forma più ufficiale della NATO. Una parte della massa di denaro evasa da tutti i componenti è servita per il piano di destabilizzazione.

È lo schema della strategia della tensione volto a stabilizzare dopo la creazione del caos, schema che ha attirato nella sua rete, attraverso la tattica della provocazione e della infiltrazione a sinistra, detta della «Seconda linea», anche Pier Paolo Pasolini, una rete nella quale il giornalista-Pasolini è caduto perché era però alla ricerca della verità sulle stragi, come dimostra la lettera inviata a Ventura il 24 settembre 1975. Una provocazione che ha trascinato con sé l’innocenza della sinistra ottenendo la strumentalizzazione di Valpreda, il cui anarchismo Pasolini denunciava, come si potrà leggere nel dettaglio in questo lavoro. Testi e interviste che non si sono mai volute leggere a sinistra.

Una sinistra politica e culturale silenziosa, a volte più crudele verso Pasolini della destra stessa, ha sancito questo accerchiamento sia volontariamente sia involontariamente condannandolo alla solitudine che spesso lo scrittore il regista il poeta e infine il giornalista d’inchiesta Pasolini ha vissuto, dichiarandolo apertamente, negli ultimi due anni della sua vita e fino alla notte del 1° novembre 1975.

L’autrice

Simona Zecchi è giornalista e autrice di libri inchiesta. Ha pubblicato Pasolini, massacro di un Poeta (Ponte alle Grazie 2015) e La criminalità servente nel Caso Moro (La nave di Teseo 2018). Negli ultimi due anni ha collaborato con l’emittente europea Euronews di Lione. È autrice di diverse esclusive e alcuni suoi lavori sono stati acquisiti in ambito investigativo. Ha vinto il Premio Marco Nozza 2016 per l’informazione critica e il giornalismo d’inchiesta, e il premio internazionale per il giornalismo d’inchiesta Javier Valdez 2019. Scrive su Il Fatto Quotidiano e altre testate. È autrice di saggi e traduttrice.

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