Black Spot

Black Spot: la foresta ha tutte le risposte

Black Spot è una serie tv di produzione belga che ha avuto un discreto successo su Netflix. Un nordic noir in due stagioni che cerca di differenziarsi da altri prodotti molto simili.

Una trama torbida con caratteristiche investigative quella di Black Spot, la cui storia è inserita in un’ambientazione in cui è la foresta belga la vera protagonista: oscura, fredda e piena di mistero.

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La trama

Villefranche è una cittadina molto particolare, sospesa in una realtà tutta sua, lontana dalla modernità. Qui la gente muore con grande frequenza, o sparisce senza più ritornare. Eventi non del tutto naturali però.

La foresta fittissima di conifere che circonda la cittadina sembra avere un ruolo in questi eventi. Proprio tra il paese e la foresta si muovono i protagonisti, a cominciare dalla detective Laurène Weiss e sua figlia Cora. Le storie di ogni personaggio si intreccia con la città, con la foresta e con strani fenomeni: onde radio e magnetiche impazzite, una strana nebbia e, appunto, la foresta che sembra avere vita propria.

Nell’indagine sugli strani omicidi alla detective si affianca il procuratore Frank Siriani. Le indagini portano cos alla scoperta di antichi riti pagani, divinità celtiche e al passato di molti abitanti.

Black Spot – La recensione

Delle due stagioni di cui è composta Black Spot, è certamente la prima ad essere di qualità maggiore, lasciando allo spettatore un senso di mistero. Il tocco vincente è quell’alone soprannaturale che accompagna gli eventi.

La storia è condita poi dalla presenza di elementi folkloristici che caratterizzano bene le ambientazioni nordiche. A volte sembra di assistere ad una sorta di Twin Peaks europeo (alcuni elementi di similitudine si possono ritrovare anche con Dark e True Detective), con qualche sfumatura celtica, ma in fondo questa serie riesce bene a distinguersi perché oltre le storie dei protagonisti al centro di tutto rimane la foresta.

Proprio il connubio ed il contrasto tra l’uomo e la natura sono al centro della narrazione, che si tiene ben saldo grazie al mistero sul passato della detective. Ogni personaggio ha un lato controverso, un segreto da nascondere, uno scheletro nell’armadio che sembra legarsi indissolubilmente alla foresta.

Questo percorso di creazione di un ambiente tetro, cupo e perfino violento non è di certo al livello di Dark, ma Black Spot si lascia guardare, seppur in alcune circostanze il ritmo sia un po’ lento, anche grazie al bell’impatto delle musiche e dei suoni.

Il finale resta molto aperto, lasciando quasi presagire una terza stagione. Nulla per ora è confermato.

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Donato Bevilacqua

diDonato Bevilacqua

Proprietario e Direttore editoriale de La Bottega di Hamlin, lettore per passione e per scelta. Dopo una Laurea in Comunicazione Multimediale e un Master in Progettazione ed Organizzazione di eventi culturali, negli ultimi anni ho collaborato con importanti società di informazione e promozione del territorio. Mi occupo di redazione, contenuti e progettazione per Enti, Associazioni ed Organizzazioni, e svolgo attività di Content Manager.