MOF

Il MOF 2020 trionfa vestito di bianco-coraggio

Ci vuole coraggio e forza d’animo per scardinare tutte le nostre certezze scaraventate via di colpo dalla pandemia che ha rimesso in gioco persino il sistema delle relazioni e delle condivisioni. Il distanziamento sociale – pensandolo più fisico che sociale – preclude una serie di comportamenti che in qualche molto ci riposiziona diversamente. A sostituire il linguaggio del distanziamento sociale si eleva la cifra stilistica del coinvolgimento sociale. In questa partita così difficile anche quest’anno (horribilis) il Macerata Opera Festival (MOF) vince e trionfa, vestita di bianco-coraggio e forte del successo degli anni precedenti dove già brillava di Verde speranza (2018) e di Rosso desiderio (2019).

Non c’è colore migliore del bianco, il quale raccoglie nella sua sintesi additiva tutti i colori dello spettro visibile. Il bianco che con la sua tinta acromatica rappresenta questo momento così delicato (quasi candido) a ricordare i camici degli infermieri e dei medici, le mascherine, il bianco luminoso che restituisce coraggio ad una lotta impari contro il microorganismo invisibile che aggredisce il respiro. Ecco che il coraggio si illumina si tinge di bianco, il colore della neve, delle nuvole, dei sogni (quelli in bianco e nero). Il 18 Luglio lo Sferisterio apre il suo meraviglioso scenario del MOF con il Don Giovanni di Wolfang Amadeus Mozart. Nonostante il pubblico ridotto a causa delle norme anti-Covid, gli spettatori hanno avuto la possibilità di assistere all’opera  del Don Giovanni con ben cinque repliche (19, 25 31 luglio e 9 Agosto) e a quella del Trovatore di Giuseppe Verdi, proposto in forma concertistica (25 luglio, 1 Agosto).

MOF 2020

MOF 2020: Entusiasmo, passione, rinascita e applausi non sono mancati all’arena Sferisterio.

Don GiovanniIl Don Giovanni libertino (libertario?) del regista Davide Livermore ha consegnato al pubblico un viaggio nel tempo. Don Giovanni (titolo originale: Il dissoluto punito ossia il Don Giovanni, K 527) è un’opera lirica in due atti di Wolfgang Amadeus Mozart. È la seconda delle tre opere italiane che il compositore austriaco scrisse su libretto di Lorenzo Da Ponte (che era al servizio dell’imperatore d’Austria), il quale attinse a numerose fonti letterarie dell’epoca. Essa precede Così fan tutte (K 588) e segue Le nozze di Figaro (K 492), e venne composta tra il marzo e l’ottobre del 1787, quando Mozart aveva 31 anni. Commissionata dall’imperatore Giuseppe II, anche a seguito del successo di Don Giovanni o sia Il convitato di pietra di Giuseppe Gazzaniga, non andò tuttavia in scena per la prima volta a Vienna, bensì al Teatro degli Stati di Praga. Don Giovanni è considerata uno dei capolavori di Mozart, della musica e della cultura occidentale in generale.

Il dramma giocoso dell’opera mozartiana atterra sul palco dello Sferisterio sostenuta dalla magistrale direzione d’orchestra Francesco Lanzillotta. L’opera è coprodotta dal festival francese delle Chorégies d’Orange. Don Giovanni, il nobile cavaliere con una passione sfrenata per le donne, viene interpretato magistralmente dal giovane e bravo baritono Mattia Olivieri. Pur di conquistar le donne Don Giovanni, ricorre a qualsiasi mezzo, compreso l’inganno e la menzogna. Nelle sue imprese coinvolge anche il suo servitore Leporello (Tommaso Barea), il quale è ormai  abituato alle follie del suo padrone. La povera Donna Elvira (Valentina Mastrangelo), da lui sedotta e abbandonata, spera ancora di redimerlo. Donna Anna (Karen Gardeazabal), invece, vuole vendetta dopo che Don Giovanni ha tentato di violentarla e le ha anche ucciso il padre (Il Commentatore, Antonio Di Matteo). Don Giovanni intanto si mette a corteggiare anche la contadinella Zerlina (Lavinia Bini), suscitando persino la gelosia di Masetto (Davide Giangregorio), il suo promesso sposo. Don Giovanni si invaghisce anche della cameriera di Donna Elvira, e per conquistarla mette in atto l’ennesimo inganno; si scambia gli abiti con Leporello. A causa di questo scambio di vestiti, Masetto, Zerlina, Donna Elvira, Donna Anna e Don Ottavio (fidanzato di Donna Anna, impersonato da Giovanni Sala), vedendo Leporello, lo scambiano per Don Giovanni e lo vogliono uccidere; ma lui riesce a fuggire. Per Don Giovanni non finisce proprio bene (Questo è il fin di chi fa mal; / E de’ perfidi la morte / Alla vita è sempre ugual). L’opera resa magistralmente dal cast e dalla costumista Stéphanie Putegnat ci restituisce un Don Giovanni senza scenografia sostituita dal lavoro visuale costruito con proiezioni dei videdomaker D-Work (alcune meravigliose, altre molto meno), trasformando le mura dello Sferisterio in uno scenario quasi onirico. Nonostante le norme anti-covid il cast è riuscito a donare all’opera un meraviglioso mosaico sensuale, addirittura orgiastico, a tratti disperato. L’opera buffa di Mozart e lo splendido libretto di Da Ponte si inserisce dentro una  cornice “magica” e coraggiosa consegnandoci l’antieroe mozartiano nel suo comportamento ambiguo e meschino. Osserviamo attoniti la folle corsa di Don Giovanni dentro ad un taxi giallo guidato da Leporello e il disvelarsi di ogni maschera che indossa, trattiene e restituisce. Uno nessuno e centomila Don Giovanni che da mito si trasforma a condannato, non proviamo compassione per lui, né tanto meno desiderio.

MOF 2020Così, nel cartellone del MOF 2020, altrettanto coraggiosa è la versione concertistica del Trovatore, dramma musicale in quattro parti e otto quadri musicato da Giuseppe Verdi su libretto Salvadore Cammarano e integrato poi da Leone Emanuele Bardare,  ispirato al dramma “El Trovador” di Antonio García Gutiérrez. Anche qui senza allestimento scenico, Il trovatore di Giuseppe Verdi questa volta viene affidato quasi interamente alla musica che ha ben sostenuto l’intera trama intricata e romanzesca.  Il trovatore di Giuseppe Verdi è un capolavoro che può anche vivere senza un allestimento scenico (proposto inizialmente dal cartellone operistico e firmato da Francisco Negrin). Il melodramma romantico coniuga la coppia di amanti con la poetica verdiana intrecciando rapporti familiari, destino, ragion di Stato e morte. Il succo della sua maestosità di questa storia si nasconde proprio nell’estetica musicale verdiana che sorregge l’intera narrazione, partendo dal racconto di Ferrando (Davide Giangregorio) per terminare poi nel ghigno vendicativo della zingara Azucena. La forma concertante del Trovatore da un lato ci consegna un palcoscenico “pieno” su cui troviamo l’Orchestra Filarmonica Marchigiana, diretta dalla bacchetta del giovane Vincenzo Milletarì, spalmata su tutto lo spazio disponibile rispettando i due metri di distanza richieste dalle normative anti-covid. Dall’altro Manrico, Ines (Fiammetta Tofoni) Leonora (soprano Roberta Mantegna), la zingara Azucena (mezzosoprano Veronica Simeoni), il Conte di luna (il baritono Massimo Cavalletti), Ruiz/Un messo (Didier Pier) e con loro Massimo Mandolozzi nei panni del Vecchio Zingaro entrano ed escono dal palco rinunciando in qualche modo alla forma teatrale dell’opera. Completano degnamente il cast Fiammetta Tofoni (Ines) e Massimiliano Mandozzi (un vecchio zingaro). Il Coro Lirico “Vincenzo Bellini” viene diretto da Martino Faggiani e Massimo Fiocchi Malaspina. Anche qui come nel Don Giovanni, l’arte visuale, nuvole e lettering (CIELO) hanno retto e sorretto la mancanza di una scenografia compiuta. Le luci sono di Ludovico Gobbi e  le immagini fotografiche di Ernesto Scarponi. Lo scenario magico dello Sferisterio anche questa volta ci dona meraviglia e stupore e “Protegge il giusto ciel”.

E proprio sotto il cielo stellato scendono come funamboli che danzano nell’aria i ballerini della Compagnia Sonics Acrobati volanti che volano, girano, danzano attraverso macchine sceniche creando immaginari e luoghi da vivere sospesi nell’aria. Lo spettacolo Meraviglia del 28 luglio, ha restituito allo Sferisterio la capacità di sognare e di volare, annullando per un momento la distanza fisica per coinvolgerci in quella dell’immaginario. Lo spettacolo è stato creato e diretto da Alessandro Pietrolini e il costumi sono di Ileana Prudente e Irene Chiarlev. Lo spettacolo performativo di Meraviglia ci lascia senza parole, fantasticando in direzione di un viaggio mozzafiato senza tempo. Una Meraviglia meravigliosa.

Gli appuntamenti del Palco Reverse

MoranteAltrettanto piacevoli ed uniche sono le emozioni scaturite durante gli appuntamenti del Palco Reverse del MOF, dove gli spettatori salgono sul palco per assistere allo spettacolo direttamente senza distanze, tranne quelle dettate dalle normative anticovid. Il palcoscenico diviene piattaforma su cui vivere e fare esperienza insieme all’arte e agli artisti. Tre sono stati gli appuntamenti di quest’anno pensati dal MOF. Con Verdi legge Verdi grazie al regista, attore e drammaturgo Massimiliano Finazzer Flory ha donato al pubblico una strabiliante performance della biografia del personaggio Giuseppe Fortunino Francesco Verdi, nato a Busseto e simpatizzante con il movimento risorgimentale, perseguendo da un lato l’Unità d’Italia e dall’altro partecipando attivamente per breve tempo anche alla vita politica come senatore. Nel corso dei suoi lungimiranti 88 anni, Verdi fatica a  farsi strada, tra dolori  familiari strazianti (la morte prima di sua moglie Margherita e poi dei suoi figli Virginia e Icilio, entrambi all’età di circa un anno e mezzo), nonché i primi insuccessi artistici musicali, come quando nel 6 marzo del 1853 al Teatro La Fenice di Venezia si tenne la prima assoluta de La Traviata, fu un clamoroso insuccesso. “La traviata, ieri sera, fiasco. La colpa è mia o dei cantanti? Il tempo giudicherà”. Verdi conquisterà negli anni successivi il mondo e diverrà simbolo artistico profondo dell’unità del Paese che ancora oggi ci strugge il cuore.

Il secondo appuntamento del Palco Reverse è Madame Tosca inscenato dalla bravissima attrice Laura Morante che veste i panni di  Sarah Bernhardt, l’attrice a cui Victorien Sardou dedica il celebre dramma trasformato in libretto da Illica e Giacosa e messo in musica da Puccini. Sarah Bernhardt (il suo vero nome era Henriette-Rosine Bernard) è la voce narrante di Madame Tosca, ormai costretta su una sedia per via di un incidente. Sul palcoscenico, Laura Morante veste i panni della La voix d’or (“La voce d’oro”), così viene soprannominata una delle più grandi attrice del XIX secolo. Laura Morante ha il ruolo complesso di rileggere Tosca e ricordare le vicende personali che hanno ispirato il dramma e la leggenda, dove realtà e finzione si mescolano in un gioco di echi e rimandi che danno respiro al personaggio. In scena con Laura Morante presente anche Mimosa Campironi, attrice e musicista, autrice del testo, in un progetto realizzato in collaborazione con la Casa Musicale Sonzogno.

MurgiaA chiudere la terzina del format Palco Reverse è stata l’eccezionale Michela Murgia che scoperchia il “vaso mascherato” del Don Giovanni e ce ne fa scoprire un altro ancora, restituendo alla contadinella Zerlina, il ruolo dell’eroina dell’intera vicenda mozartiana. La scrittrice del romanzo Accabadora (Einaudi, 2009), – il quale ci confessa l’autrice, nasce proprio nella città di Macerata (la prima pagina l’ha scritta proprio qui) –, riesce a ritradurre l’impavida figura di Don Giovanni, riconsegnandoci con coraggio e importanza l’autenticità e la bellezza di tutti i ruoli femminili che gravitano intorno all’antieroe dell’opera di Mozart. È l’universo femminile a giocare questa traduzione, partendo da Donna Anna che incarna la morale e la tradizione, così come in Donna Elvira si scoprono le carte del tradimento e dello schernimento da parte di Don Giovanni per poi infine illuminare la figura di Zerlina, della sua quasi-incoscienza (infantile) e scoprirla così eroina “autentica” del libretto dapontiano. Ad accompagnare questo viaggio offerto da Michela Murgia è la fisarmonica di Giancarlo Palena.

Distanziamento fisico e coinvolgimento sociale sono i due ingredienti del MOF 2020, il merito va sicuramente allo straordinario lavoro del personale coinvolto, a partire dalla direttrice artistica Barbara Minghetti e il Sovraintendente  Luciano Messi, che hanno saputo con coraggio accettare una sfida complessa e anche questa volta vinta con successo, meraviglia e applausi. E vivo ancor!

Il prossimo anno sulla scia bianca del coraggio si “rinascerà” e proseguirà sicuramente con altrettanta professionalità e costanza. A cento anni (1921-2021) dalla prima opera andata in scena allo Sferisterio – Aida il 27 luglio 1921 – il Macerata Opera Festival si prepara ad un anno di attività celebrative che culmineranno nel cartellone della prossima estate che ha in programma: Aida di Giuseppe Verdi, Il barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini e La traviata ancora di Verdi.

Giorgio Cipolletta

diGiorgio Cipolletta

Artista e perfomer italiano, studioso di estetica dei nuovi media. Dopo una laurea in Editoria e comunicazione multimediale, nel 2012 ho conseguito un dottorato di ricerca in Teoria dell’Informazione e della Comunicazione. Attualmente sono professore a contratto per corso di Fotografia e nuove tecnologie visuali presso Unimc. La mia prima pubblicazione è una raccolta di poesie “L’ombra che resta dietro di noi”, per la quale ho ricevuto diversi riconoscimenti in Italia. Nel 2014 ho pubblicato il mio primo saggio Passages metrocorporei. Il corpo-dispositivo per un’estetica della transizione, eum, Macerata. Attualmente sono vicepresidente di CrASh e collaboro con diverse testate editoriali italiane e straniere. Amo leggere, cucinare e viaggiare in modo “indisiciplinato” e sempre alla ricerca del dono dell'ubiquità.