Chernobyl

Chernobyl: una storia terribilmente vera

Quando la miniserie tv Chernobyl è arrivata sul piccolo schermo, si è capito sin da subito che eravamo di fronte ad un vero e proprio capolavoro.

Uscita nel 2019 su Sky, Chernobyl è ideata da Craig Mazin, e vede tra i protagonisti Jared Harris e Emily Watson.

Un racconto potente e senza filtri del disastro nucleare più famoso della storia, che si basa in buona parte sulle testimonianze dei sopravvissuti raccolte da Svetlana Alexievich (scrittrice Premio Nobel) e dal saggio Chernobyl 01:23:40 di Andrew Leatherbarrow.

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La trama

Il 26 aprile 1986, alle ore 01.23′.45”, nel corso di un test il reattore numero 4 della centrale nucleare di Chernobyl, in Ucraina, esplode e rilascia un’incredibile quantità di radiazioni. I tecnici cercano di mettere in sicurezza l’impianto, mentre i vigili del fuoco intervengono sul posto.

Lì vicino, nella cittadina-dormitorio di Pryp’jat’ (a 3 km di distanza), migliaia di persone assistono ignare allo spettacolo. Poche ore dopo sulla scena arrivano il professor Valery Legasov – il primo vicedirettore dell’Istituto Kurcatov per l’Energia Atomica, Boris Shcherbina – a capo della commissione governativa istituita dal Cremlino nelle prime ore successive al disastro – e a Ulana Khomyuk (personaggio non realmente esistito, fisica bielorussa che per prima ha rilevato enormi quantità di radioattività nell’aria).

I tre tecnici fanno il possibile per evitare una seconda esplosione che comporterebbe il rilascio di materiale radioattivo nella falda acquifera, ed iniziano un percorso terribile alla ricerca della verità. Tra segreti di Stato, omissioni, bugie e problemi tecnici, gli scienziati riusciranno a far sapere al mondo la verità, ma a caro prezzo.

Chernobyl. La recensione

Questa miniserie tv spazza via in un attimo conoscenze, convinzioni, luoghi comuni; persino i ricordi sono messi a dura prova. Chernobyl è un racconto limpido, diretto, senza filtri.

Da un lato la storia, le testimonianze, i documenti dei processi: tutto ti fa subito pensare che stai assistendo ad un vero documentario e non ad una serie tv. Sei sicuro, insomma, di essere di fronte alla verità, seppur romanzata e rivista in chiave televisiva. Ma l’intervento del “prodotto televisivo” è minimo. Ricostruzioni ed ambientazioni perfette, somiglianze incredibili, dialoghi raccapriccianti.

Poi c’è il racconto del lato umano, delle mille tragedie che si mescolano a Chernobyl. Quella di chi ha sacrificato la propria vita per salvare il mondo da una catastrofe ancora più epocale (i vigili del fuoco e le loro famiglie, i minatori, la gente comune e i soldati che svuotano la centrale dall’acqua o che liberano il tetto dalla grafite, le persone normali che uccidono per strada gli animali sopravvissuti, portatori di veleno). Quella dei tecnici che hanno provocato il disastro, che moriranno dopo poche ore. Quella degli scienziati, certi di una fine lenta e dolorosa, combattuti e divisi tra il desiderio di verità e la dedizione alla nazione e al Potere.

Ciò che Chernobyl ha lasciato in consegna alla storia non è solo rintracciabile e misurabile attraverso le radiazioni. Qui parliamo di vite spezzate, di verità svelate, di un sistema politico e sociale come quello sovietico che viene letteralmente messo in ginocchio.

Che prezzo hanno le bugie? E che prezzo ha la strada per la verità? Se non lo avete ancora fatto guardate Chernobyl, gustatevela dal primo all’ultimo minuto, fate attenzione anche ai silenzi e agli sguardi, perché anche in quelli c’è il vero significato di una storia terribilmente vera.

Una serie pluripremiata

Da quando è uscita, Chernobyl ha fatto il pieno di premi e riconoscimenti. Nel 2019 ha trionfato agli Emmy vincendo il premio come Miglior miniserie, Miglior regista di una miniserie o un film per la televisione a Johan Renck e Miglior sceneggiatura di una miniserie o film per la televisione a Craig Mazin.

Nel 2020 ai Golden Globe viene premiata come Miglior serie limitata o film per la televisione, si aggiudica il premio di Miglior attore non protagonista in una serie limitata o film per la televisione che va a Stellan Skarsgård. Ai Grammy Award vince il premio come Miglior colonna sonora originale.

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Donato Bevilacqua

diDonato Bevilacqua

Proprietario e Direttore editoriale de La Bottega di Hamlin, lettore per passione e per scelta. Dopo una Laurea in Comunicazione Multimediale e un Master in Progettazione ed Organizzazione di eventi culturali, negli ultimi anni ho collaborato con importanti società di informazione e promozione del territorio. Mi occupo di redazione, contenuti e progettazione per Enti, Associazioni ed Organizzazioni, e svolgo attività di Content Manager.