Alessio Forgione

Alessio Forgione: tra giovinezza ed età adulta

Dopo il successo di Napoli mon amour, Alessio Forgione è tornato in libreria con un altro bellissimo romanzo, Giovanissimi (NN editore), che parla del passaggio dalla giovinezza all’età adulta.

Lo abbiamo intervistato cercando di capire meglio i protagonisti del suo libro, i loro sentimenti e il loro modo di affrontare il cambiamento. Abbiamo anche parlato del rapporto che lega i suoi due romanzi e del passaggio generazionale.

LEGGI LA RECENSIONE DI GIOVANISSIMI

Intervista ad Alessio Forgione

 Alessio Forgione, Giovanissimi è un romanzo che parla di una fase ben precisa della vita. Che periodo stanno attraversando i protagonisti del tuo libro?

 Stanno crescendo e quindi sono tanto spaventati quanto incuriositi da quello che arriverà di lì a poco. Si scoprono, credo. In tutti i sensi. Sono nudi e alla ricerca di se stessi. Fragili e con quel coraggio che nasce quando non puoi esser altro che coraggioso.

Tutti i ragazzi vivono però uno stato di solitudine. Da cosa nasce la rabbia e l’inquietudine che hanno dentro?

Forse una certa dose di rabbia è un fattore dato nell’adolescenza, l’adolescenza di tutti. Forse a prescindere si cova della rabbia quando si è così giovani e forse questa rabbia è un effetto e una risposta alla paura di cui dicevamo prima. Non so, ma io non riesco a immaginare un adolescente non rabbioso o non attraversato da diversi tipi di inquietudine. Anzi, un adolescente calmo e ragionevole, pacificato, proiettandolo nel futuro, pensando all’adulto che diventerà, mi fa molta più paura di un adolescente irruento.

Nel passaggio alla vita adulta che importanza ha il calcio per i personaggi del tuo libro?

 Nessuno. Il calcio è un passatempo. È un modo per far parte del branco, perché tutti giocano a calcio – o giocavano. E per Marocco è anche un modo per svettare un pochino sul resto del gruppo, perché lui non è male col pallone tra i piedi. Però il calcio non è una passione. Marocco non ci parla mai del suo calciatore preferito o della sua squadra del cuore, perché il calcio semplicemente serve a riempire delle ore del giorno ed è, come la scuola, una tappa obbligata dei suoi percorsi. Piuttosto nutre una passione per i Dylan Dog e per tutti i fenomeni paranormali e certi aspetti onirici della vita. Ecco, queste cose qui sono importanti. Il calcio no. Giovanissimi non parla di calcio, esattamente come Moby Dick non parla di caccia alle balene.

Oltre allo sport sembra che il “quartiere” e la vita di strada lasci segni indelebili nella vita di Marocco e compagni. In che modo l’ambiente e il contesto agiscono sulle vite dei giovanissimi?

In generale, non lo so. La risposta dovrebbe essere una risposta di natura sociologica e quindi la lascio a chi di dovere. Nel particolare, nel mio romanzo, la strada è dove questi ragazzini sono liberi di ricercare se stessi, proprio perché liberi dal controllo dei genitori o degli adulti. Il quartiere, dunque, è un po’ il paese dei balocchi, dove Pinocchio arriva con Lucignolo e dove si divertono e dove pagano le conseguenze della loro voglia di vivere. Il quartiere, mai nominato nel libro, è Soccavo, il mio quartiere, che è una periferia ed è dove sono cresciuto e dove sono tornato. Da adolescente non riuscivo a immaginare, così come i protagonisti di Giovanissimi, cosa ci fosse oltre i palazzi che fanno questo mio quartiere. E forse non ci riesco nemmeno oggi, perché i posti che viviamo diventano storia, non geografia.

Alessio ForgioneQuesta, a mio avviso, è anche una storia di padri e figli. Quanto è difficile e/o quanto è utile stabilire distanze e legami con le generazioni precedenti mentre si cresce?

Dostoevskij diceva che i figli sono sempre la colpa dei padri ed io credo che non nasciamo soli, ma che, citando Barres, siano i nostri morti a comandarci – ovviamente questa cosa va interpretata nel senso culturale, di tradizione che si estende e si ripete. Non ho figli e non m’immagino padre, ma se mai dovesse capitarmi spererei d’esser coraggioso quanto lo sono stati i miei genitori, che mi hanno lasciato libero di sbagliare, ma entro certi margini, nonostante un mondo piuttosto aggressivo intorno a noi. Nel dettaglio, ecco, credo sia necessaria una certa dose di dialogo e una certa dose di silenzio.

Amicizia, amore, solitudine, incapacità di immaginare un futuro. Ho trovato molti punti in comune tra Giovanissimi e Napoli mon amour. Quanto sono legati i due romanzi? E se sì, in che modo?

Tecnicamente sono legati dal fatto che Marocco appare in Napoli mon amour per qualche pagina, parla del Napoli con Amoresano, protagonista del primo romanzo, e poi scompare. Inoltre, sempre in Napoli mon amour, Amoresano ci parla di questo racconto che ha scritto, e dove i protagonisti sono due adolescenti che vendono il fumo. E sì, ci sono questi rimandi, ma i due romanzi restano tra loro indipendenti e autoconclusivi. Giovanissimi, forse, è il dettaglio, molto stretto, di un’immagine grandissima. Ma forse si può dire questo anche di Napoli mon amour. Riguardo alla concezione, comune nei due romanzi, di amicizia, amore, solitudine e all’incapacità di immaginare un futuro, be’, i due libri condividono lo stesso autore. Per loro sfortuna – battuta!

E Alessio Forgione che cosa ricorda della sua giovinezza? Quando puoi dire di essere diventato adulto?

 Faccio fatica a considerarmi adulto. Cioè, non riesco a vedere fasi, periodi, trincee. Mi sembra di esser sempre stato quello che sono oggi, di aver sempre pensato e detto le stesse cose. E della mia giovinezza ricordo soprattutto i pomeriggi interminabili, che erano preceduti da mattinate interminabili, a scuola, e tutto era interminabile e infinito, fino a quando non scoprii i libri e la musica, che prendevano e mi spostavano dal posto dove stavo fisicamente confinato, per farmi viaggiare e immaginare e scoprire il resto del mondo e conoscere le mie altre esistenze, esattamente come accade ne Il vagabondo delle stelle, di Jack London. E queste cose, soprattutto i libri, funzionano ancora oggi, perché, sì, per altri aspetti, ma le mattinate e soprattutto i pomeriggi, se ci penso, mi sembrano tuttora interminabili.

LEGGI LA RECENSIONE DI NAPOLI MON AMOUR, IL PRIMO ROMANZO DI ALESSIO FORGIONE

Donato Bevilacqua

diDonato Bevilacqua

Proprietario e Direttore editoriale de La Bottega di Hamlin, lettore per passione e per scelta. Dopo una Laurea in Comunicazione Multimediale e un Master in Progettazione ed Organizzazione di eventi culturali, negli ultimi anni ho collaborato con importanti società di informazione e promozione del territorio. Mi occupo di redazione, contenuti e progettazione per Enti, Associazioni ed Organizzazioni, e svolgo attività di Content Manager.