Pinocchio

Il Pinocchio “tenebro” di Garrone stupisce

Interpretare Pinocchio è sempre una grande sfida, ardua e complessa. Molti hanno provato ad inscenarlo, diversi attori lo hanno incarnato, a partire da Ferdinand Guillaume (1911) nel film muto di Giulio Antamoro, passando per l’adattamento televisivo dello spettacolo teatrale di Carmelo Bene (Pinocchio; ovvero, Lo spettacolo della Provvidenza, 1999).

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Da non dimenticare l’interpretazione di Roberto Benigni (2002) per poi arrivare al piccolo Federico Ielapi che inscena il famoso burattino con il nuovo film Pinocchio di Matteo Garrone.

La trama

Chi non conosce la sua storia? Tratto dal romanzo per ragazzi di Carlo Lorenzini  in arte Carlo Collodi (Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino, 1883), narra la storia di un burattino animato scolpito da Mastro Geppetto e desideroso di diventare bambino. Crescere, si dimostra un’ardua impresa. Pinocchio si imbatterà in numerose disavventure, mentre le bugie alimenteranno un incredibile allungamento del suo naso. Tradotto in 260 lingue e trasposto in rappresentazioni teatrali, lungometraggi, animazioni, serie televise e videoclip, Pinocchio torna in scena con la strabiliante regia di Garrone.

La sfida più importante per chiunque abbia a che fare con il il burattino più conosciuto al mondo è renderlo speciale e dargli la sua giusta interpretazione. Il regista di Dog man ci è riuscito donando alla spettatore più che una favola, qualcosa di magico. Le location scelte sono state quelle dei paesaggi della Toscana, Lazio e Puglia.

La regia e la fotografia hanno trasformato questa storia in una visione ulteriore, meravigliosa, una trasformazione “artistica” (il ciuchino che diventa Pinocchio avvolto nel vortice dei pesciolini, ha qualcosa di sovrannaturale, ed immersivo). Il piccolo Federico Ielapi (Pinocchio) possiede un’energia dinamica, il suo trucco lo rende “un burattino a tutti gli effetti”, vivo e “legnoso” con tutte le sue venature “pulsanti”. Questa volta troviamo Roberto Benigni nei panni di Geppetto, buono e miserabile. L’attore incarna il personaggio totalmente, corpo e anima. La sua figura è quella del vecchio intagliatore di legno con la barba incolta, infreddolito e striminzito. La coppia Massimo Ceccherini e Rocco Papaleo sono le due figure il Gatto e la Volpe, sudicie e orribili. Garrone è poesia pura .

La storia inizia nel paesaggio grigio e verdastro di un piccolo paesino dove troviamo il “povero” Geppetto con tutta la sua “preziosa umanità” e l’arrivo in paese del teatro dei burattini. Di colpo, dall’arte dello scolpire il legno, nascerà Pinocchio, suo “figlio” e cercherà di averne cura ed amore incondizionato. Il proseguire della storia, già la conosciamo, Pinocchio cadrà con tutta la sua ingenuità e semplicità dentro il magma denso di menzogne e falsità avvolto da figure e personaggi misteriose. La sceneggiatura curata insieme a Massimo Ceccherini (il Gatto), resta fedele al romanzo di formazione di Collodi, ricostruendo creature fantastiche che prendono vita, rendendo emozionante questa “fiaba” indimenticabile. Tutti gli attori emulano perfettamente i personaggi della storia a partire dalla barocca Lumaca interpretata magistralmente dall’attrice Maria Pia Timo fino all’estremo e gigantesco e “commovente” Mangiafuoco (Gigi Proietti). Davide Marotta è il Grillo Parlante, mentre Alida Baldari Calabria e Marine Vacth vestono la versione bambina e adulta della Fata Turchina. Nei panni del tentatore di Pinocchio, Lucignolo (il sommo asino) troviamo il bravissimo Alessio Di Domenicantoni, mentre nelle vesti di Mastro Ciliegia c’è Paolo Graziosi, in quelle del  Corvo Massimiliano Gallo, mentre Teco Celio in quelli del giudice Gorilla. Gianfranco Gallo e Marcello Fonte sono la Civetta e il Pappagallo, Enzo Vetrano interpreta il severo maestro della scuola e Nino Scardina l’Omino di burro e il fantastico Maurizio Lombardi è il “meraviglioso” Tonno. Tutte quante insieme queste figure “magiche” ricreano e danno voce “al mondo di Pinocchio”. Questo pezzo di legno con il cuore già pulsante consegna al film di Garrone un filo teso tra una disperata ricerca “dolce” di Geppetto e l’”euforia ingenua e insaziabile di Pinocchio: un amore “ricorsivo” e rincorso dentro al tempo tra un padre e un “figlio”.

Pinocchio

La recensione di Pinocchio di Matteo Garrone

Il regista del Racconto dei Racconti declina la storia del burattino in un mondo “ultra-terreno”,“quasi-favolistico” dove ogni creatura dà respiro “nostalgico” ad una “dimensione timorosa e alquanto surreale”. Garrone torna al cinema di un tempo con lavorii “artigianali” di trucco grazie alla collaborazione del britannico Mark Coulier, truccatore e vincitore di due Oscar come The Iron Lady e Grand Budapest Hotel. Egli realizza tutti gli interventi di make-up come è stato per il piccolo Federico Ielapi a cui è stato applicato uno strato “operoso” di trucco prostetico (protesi FX) rendendolo burattino e sottoponendosi a questa fase per quattro ore al giorno, per tre mesi. I costumi sono affidati a Massimo Cantini Parrini, il trucco e parrucco a Dalia ColliFrancesco Pegoretti, mentre le meravigliose scenografie sono realizzate da Dimitri Capuani e la fotografia “espressiva” è quella di Nicolaj Brüel, vincitore del David di Donatello nel 2019 per Dogman, ed infine le musiche sono del premio Oscar Dario Marianelli.

In conclusione il Pinocchio 2019 di Garrone è un’operazione “coraggiosa” che restituisce al racconto popolare la giusta dose di “straordinarietà”, superando la cornice della “favola” e alimentandola di mistero e un pizzico senso di angoscia. Se non piacerà ai bambini perché leggermente tenebroso e meno favolistico di quello della Walt Disney (1940), sarà sicuramente più  fedele e autentico alla realtà quotidiana, nonché specchio di riflessione per ognuno di noi, grande e piccolo che sia. In fondo siamo in qualche modo tutti un po’ Pinocchio declinato in tutte le sue sfumature, venature conservate nel suo potere iconografico. Garrone posiziona il burattino sotto una diversa luce, lo amplifica, restituendoci un burattino “pulsante”, vivo e vegeto, pronto a crescere con tutte le difficoltà che la vita ci offre, ricordandoci chi siamo. Collodi con Garrone diviene terrificante, Pinocchio più euforico ed enigmatico, rivelandoci nel suo personaggio vegetale-animale-umano-ultraterreno tutte le sue risonanze simboliche e notturne. Ogni trappola in cui il burattino si imbatte è l’espressione tragica di un gioco “pericoloso” dove il personaggio di legno scolpisce ogni forma del reale per poi prepararsi a rivelarsi umano (adulto) nell’incessante divenire della metamorfosi. Garrone compie proprio questa operazione di apertura e trasformazione, dando a Pinocchio la possibilità di spalancare le porte della vita con tutti i suoi brusii, i suoi antri bui, le sue pagine di inchiostro, tra esercizi funambolici, ingenuità “colpevoli” e gesti incomprensibili. Il Pinocchio di  Garrone “spizzica” la vita rendendola magica e donandoci il mistero e l’indagine di ogni umano essere umano ( a volte dis-umano). “Spizzichiamo, spizzichiamo!!!”

 

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Giorgio Cipolletta

diGiorgio Cipolletta

Artista e perfomer italiano, studioso di estetica dei nuovi media. Dopo una laurea in Editoria e comunicazione multimediale, nel 2012 ho conseguito un dottorato di ricerca in Teoria dell’Informazione e della Comunicazione. Attualmente sono professore a contratto per corso di Fotografia e nuove tecnologie visuali presso Unimc. La mia prima pubblicazione è una raccolta di poesie “L’ombra che resta dietro di noi”, per la quale ho ricevuto diversi riconoscimenti in Italia. Nel 2014 ho pubblicato il mio primo saggio Passages metrocorporei. Il corpo-dispositivo per un’estetica della transizione, eum, Macerata. Attualmente sono vicepresidente di CrASh e collaboro con diverse testate editoriali italiane e straniere. Amo leggere, cucinare e viaggiare in modo “indisiciplinato” e sempre alla ricerca del dono dell'ubiquità.