Il cielo sopra Berlino

Il cielo sopra Berlino – Wim Wenders

Il cielo sopra Berlino (Der Himmel über Berlin) di Wim Wenders è un atto d’amore verso il Cinema e verso l’umano. Presentato in concorso al 40º Festival di Cannes, vince il premio per la migliore regia. In occasione della 68a edizione della Berlinale (2018), il Festival Internazionale del cinema di Berlino, viene presentata una nuova versione 4K DCP del film, curata dallo stesso regista e ripristinata digitalmente. Il processo di “restaurazione, iniziato nel 2017, è risultato complesso e delicato. Il lavoro è stato quello di riuscire a far combaciare i due formati, sia quello in bianco e nero che a colori con i rispettivi negativi originali.

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Il lavoro digitale sulle immagini e il suono è durato quasi un anno, per poi renderlo disponibile in 4K e Dolby 5.1. Il progetto così delicato ed importante è stato curato personalmente da Wim Wenders e realizzato dalla Wim Wenders Stiftung nel laboratorio di restauro della ARRI grazie a fondi del Medienboard Berlin-Brandenburg e FFA German Federal Film Board (FFA) e del francese CNC (Centre National de la Cinématographie). Questo restauro è stato fortemente voluto da Wim Wenders che è riuscito a portare alla luce lo splendore della fotografia del “maestro” Henri Alekan e la nitidezza delle immagini che era andata perduta nelle copie di proiezione a causa del particolare processo di stampa del tempo. Attraverso questo meticoloso lavoro si è voluto riconsegnare luce ad ogni inquadratura e dedicare ogni dissolvenza ed effetto ottico in modo che fossero identici all’originale, nessuna azione ha modificato il film originale, la sua storia, la sua poetica e la sua unicità auratica.

Era il 1987, due anni  prima della caduta del muro di Berlino, data che segna anche il ritorno del regista tedesco nella propria patria, dopo aver trascorso otto anni negli Stati Uniti. Il cielo sopra Berlino (Der Himmel über Berlin) oltre la regia di Wim Wenders si avvale della collaborazione del premio Nobel della letteratura 2019 Peter Handke che ha scritto molti dei dialoghi, nonché  la poesia Lied vom Kindsein che ci rincorre e ci segue fin dall’inizio del film, Il cielo sopra Berlino.

Als das Kind Kind war,
ging es mit hängenden Armen,
wollte der Bach sei ein Fluß,
der Fluß sei ein Strom,
und diese Pfütze das Meer.
Als das Kind Kind war,
wußte es nicht, daß es Kind war,
alles war ihm beseelt,
und alle Seelen waren eins.

Quando il bambino era bambino,
camminava con le braccia ciondoloni,
voleva che il ruscello fosse un fiume,
il fiume un torrente
e questa pozzanghera il mare.
Quando il bambino era bambino,
non sapeva di essere un bambino,
per lui tutto aveva un’anima
e tutte le anime erano un tutt’uno.

Il cielo sopra Berlino

Fotogramma dopo fotogramma l’opera cinematografica di Wenders rende visibile il pensiero nella sua forma più autentica, come memoria e coesistenza fra passato e presente. Sono gli anni Ottanta e Berlino è una città divisa da un muro. Due angeli chiamati Damiel (Bruno Ganz) e Cassiel (Otto Sander) vagano nella città come entità, invisibili e impercettibili, essi osservano gli abitanti della città “divisa” e ascoltano i pensieri dei passanti. Damiel, percorrendo la città arriva fino a Postdamer Platz (irriconoscibile oggi). Ci troviamo di fronte un luogo “dimenticato”, un deserto fangoso, una distesa sabbiosa, dove al centro si riposa l’anziano professore Homer (Curt Bois). Proprio qui in questo spazio circoscritto e indefinito, Damiel vede Marion (Solveig Dommartin), una trapezista del circo e finisce per innamorarsene. Nel frattempo a mescolare e rendere ancora più magica la storia, giunge a Berlino il tenente Colombo (Peter Falk) per girare un film sui nazisti e anch’egli un tempo fu un angelo. Damiel, dopo l’incontro con il compañero Falk decide di diventare umano, abbandonando per sempre la sua esistenza spirituale. La prima cosa che Damiel sperimenta è il sangue, inizia a vedere i colori, a sentire i sapori del “mondo”.  Il bianco e nero e i colori rappresentano le due esistenze, i due mondi quello dell’umano e quello dell’angelico, entrambi si mescolano per poi separarsi. Il Damiel-angelo abbandona la sua entità divina per dedicarsi a quella fisica e umana, mentre Cassiel assiste impotente agli ultimi istanti di vita di un ragazzo che, disilluso della vita, si lancia da un palazzo, prima dello schianto mortale.

Ritroviamo alla fine della pellicola  il Damiel-uomo che incontra Marion durante un concerto di Nick Cave & The Bad Seeds (From Her to Eternity), dove lei inizia a parlargli come se si conoscessero da sempre. La storia continuerà poi nella pellicola successiva di Wim Wenders Così lontano così vicino (1993). Infinito e finito, umano e angelico, fisico e metafisico: ogni angelo è tremendo scriveva Rilke nel 1923 con le sue Elegie Duinesi (la prima).

Chi se io gridassi mi udirebbe mai
dalle schiere degli angeli ed anche
se uno di loro al cuore
mi prendesse, io verrei meno per la sua più forte
presenza. Perché il bello è solo
l’inizio del tremendo, che sopportiamo appena,
e il bello lo ammiriamo così perché incurante
disdegna di distruggerci. Ogni angelo è tremendo.
E così mi trattengo e il mio grido reprimo
di oscuro singhiozzo. Ah, da chi mai
siamo capaci di aver aiuto?

La pesantezza dell’uomo e l’attenzione degli angeli vibrano contemporaneo nell’attento occhio del regista tedesco Wim Wenders. Il cielo sopra a Berlino nella sua dicotomia impressa nella pellicola cuce di diversi punti di vista e dà voce ai luoghi e ai cieli rovesciati. Si tocca con mano l’infelicità dell’umano che avvolge l’esistenza con le sue ali. Nella biblioteca (Staatsbibliothek) esplodono le “voci del mondo”, sussurri disperati alla ricerca di una salvezza. Homer, eco antico del poeta greco è il cantore dell’umanità, dalla biblioteca esplodono incessanti preghiere e pensieri, il coro della vita urge di testimonianze, mentre gli angeli cadono e gli umani sanguinano di qua e al di là del muro.

Wenders nell’intervista che apre il film “restaurato” gli è stato chiesto: se il film fosse invecchiato. Come posso dire? Gli angeli sono sicuramente senza età, ma noi siamo diventati più vecchi. La città è cambiata così tanto che a malapena si può parlare di “invecchiamento”, piuttosto della proverbiale “fenice che rinasce dalle ceneri”. Nel suo restauro digitale, tuttavia, Il cielo sopra Berlino ha sicuramente riscoperto la propria infanzia, o almeno l’innocenza del suo negativo originale”.

copertina
Regia
Wim Wenders
Genere
Drammatico
Anno
1987
Attori
Bruno Ganz - Solveig Dommartin - Otto Sander -
Durata
130 minuti
Paese
Germania Ovest
Giorgio Cipolletta

diGiorgio Cipolletta

Artista e perfomer italiano, studioso di estetica dei nuovi media. Dopo una laurea in Editoria e comunicazione multimediale, nel 2012 ho conseguito un dottorato di ricerca in Teoria dell’Informazione e della Comunicazione. Attualmente sono professore a contratto per corso di Fotografia e nuove tecnologie visuali presso Unimc. La mia prima pubblicazione è una raccolta di poesie “L’ombra che resta dietro di noi”, per la quale ho ricevuto diversi riconoscimenti in Italia. Nel 2014 ho pubblicato il mio primo saggio Passages metrocorporei. Il corpo-dispositivo per un’estetica della transizione, eum, Macerata. Attualmente sono vicepresidente di CrASh e collaboro con diverse testate editoriali italiane e straniere. Amo leggere, cucinare e viaggiare in modo “indisiciplinato” e sempre alla ricerca del dono dell'ubiquità.