Tropico dei perdenti: overland sulle piste del deserto e di vite in bilico

Giornalista e conduttore televisivo, ma soprattutto biker avventuroso e innamorato di due ruote e motori che rombano alla scoperta di avventure in posti lontani e affascinanti, percorsi alla ricerca dell’identità profonda e più vera di luoghi e genti e in fondo di se stessi.

Roberto Parodi ha al suo attivo diversi raid in aree geografiche difficili e controverse quali Bosnia, India e diverse rotte africane a bordo di datate BMW e di una Harley Davidson King Road progettata per le higway americane e non certo per le piste sabbiose.

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Le esperienze personali, le visioni di paesaggi e genti diverse che gli sono rimaste negli occhi e nel profondo dell’animo, hanno ispirato romanzi on the road come Controsole, Un giro lungo una vita, Chiedi alla strada, La moto spiegata a mio figlio.

In Tropico dei perdenti (TEA, 2018) ci sono tutte le tematiche care a Roberto Parodi la motocicletta, il fascino e il timore di attraversare insidiosi deserti come quello del Teneré prima e del Sahara poi, solcati da carovane di cammelli sulla Via del sale e dalla mitica Parigi Dakar.

C’è il ritorno del personaggio di Scheggia che abbandona i compagni di viaggio Accio e Ragno, senza “la minima idea del casino in cui si stava cacciando”.

Biker estremo, tanto da affrontare le piste africane con una vecchia Harley Davidson, “pesante come un bue e con lo stesso scatto”, Scheggia è la proiezione dello stesso autore, del suo vissuto.

C’è l’Africa, tutta l’Africa nera, con la sua realtà povera, le sue contraddizioni, i suoi conflitti e le sue tradizioni.

Ma, rispetto ai precedenti, in questo romanzo, Tropico dei Perdenti, Roberto Parodi innesta e sviluppa le avvincenti vicende dei protagonisti su tematiche attuali, dolorose, tragiche quale il dramma dei profughi africani che tentano il tutto per tutto per raggiungere l’Europa, intraprendendo un viaggio disperato per sfuggire molti alla povertà, alcuni alle guerre.

Il linguaggio descrittivo è semplice, diretto e porta il lettore in una realtà conosciuta solamente attraverso la televisione, senza lasciarsi andare a vittimismi, banalità o giudizi personali.

Scheggia, impulsivo e coraggioso fino al limite dell’incoscienza abbandona ogni timore e dedica tutto sé stesso ad aiutare la bellissima Ashanti.

Infermiera del Mali ha un obiettivo principale: rintracciare la sorella Moubina, partita per rincorrere il sogno di un lavoro da parrucchiera in Italia, per correre dietro alla speranza di una vita migliore.

Ma il viaggio di Moubina si trasformerà nell’incubo comune a tanti migranti e conoscerà le botte, le umiliazioni, la prostituzione fino a estraniarsi da sé stessa e non sentire più dolore né vergogna.

E dietro di lei, la rincorsa di Scheggia e di Ashanti vivrà in parallelo il dolore e la sofferenza dei migranti, la persecuzione, i soprusi e le violenze alle quali sono sottoposti, inermi, da parte di aguzzini che sono di volta in volta poliziotti, mercanti di schiavi, sfruttatori e clandestini stessi.

Lungo il percorso del Tropico dei Perdenti, attraverso il deserto dell’Africa del Nord, dal cuore del Sahel fino alla Libia, ogni volta Scheggia e Ashanti sono certi di poter fermare il viaggio della sorella, riprenderla con se e salvarla da un destino crudele.

“Ma perché nessuno dice la verità a questa gente? Perché nessuno spiega che il dieci per cento dei migranti perde la vita nel viaggio, perché nessuno dice loro che quelli che riescono ad arrivare in Italia, durante il viaggio vengono rapinati, picchiati e violentati?” chiede e si chiede Scheggia.

E così, prima Moubina e poi, loro malgrado, anche Scheggia e Ashanti si imbarcano e arrivano in Italia, dove si compiranno i loro destini e chissà forse anche le loro nuove vite. Anche se comunque quello che hanno vissuto ha scombussolato le loro esistenze e tutto è cambiato, è diverso lontano anni luce dalle loro vite precedenti.

copertina
Autore
Roberto Parodi
Casa editrice
TEA Libri
Anno
2018
Genere
Narrativa
Formato
Brossura
Pagine
284
ISBN
9788850243303
Steve Fortunato

diSteve Fortunato

Piemontese di origine e milanese d’adozione. Imprenditore da sempre, ha sfogato principalmente nel marketing e nella comunicazione la creatività e il desiderio di nuovi orizzonti e di nuove sfide. Razionale e impulsivo, istintivo e sensibile. Racconta vicende e persone con una visione nichilista e un linguaggio crudo, duro, scarno a volte, che però sa cedere a momenti delicati, di sottile nostalgia.