Dal momento della sua uscita, nel 1993, The giver è diventato un piccolo classico della letteratura per adolescenti. Il motivo è semplice: una scrittura lineare ma non dozzinale e un intreccio che, ricorrendo agli stereotipi della distopia, sintetizza in maniera efficace lo spirito ribelle tipico dell’adolescenza.
Protagonista dell’opera di Lois Lowry è Jonas, il quale si muove in una società di un futuro imprecisato. Contrariamente a capisaldi dell’utopia negativa come 1984 di George Orwell, il suo mondo non è schiacciato da una dittatura totalitaria (lo governa un Comitato di anziani), ma è comunque profondamente anestetizzato: le pulsioni, in primis quella sessuale (che anche in Orwell rappresentava una potentissima minaccia), sono state sdradicate in favore dell’instaurazione di un ordine dall’apparenza paradisiaca. Tuttavia, come spesso accade in questi casi, la superficie liscia e luminosa dell’Eden lascia intuire qualche crepa a Jonas.
Il punto di non ritorno è la cerimonia con cui, al compimento del dodicesimo anno d’età, i giovani che vivono nella Comunità (così si chiama l’asettico ordine sociale) vengono insigniti del ruolo che andranno a svolgere per il resto della loro vita. A Jonas ne tocca uno speciale: sarà un Accoglitore di Memorie, ossia dovrà ricevere da un vecchio Donatore il racconto della storia del mondo e, al momento opportuno, trasformarsi egli stesso in Donatore e tramandare la memoria ad un altro più giovane.

(Una scena del film The giver – Il mondo di Jonas, uscito lo scorso agosto)
A partire da questo momento, Jonas comincia ad interrogarsi su quanto sia giusto, al fine di preservare l’ordine e la pace, nascondere all’umanità tutte le spiacevolezze del passato. Ovviamente non è un caso che la crepa, in Jonas, cominci ad insinuarsi nel bel mezzo della pubertà, in quella fase di passaggio in cui si scoprono delle passioni – fisiche e morali – adulte. Si dipana a partire da questo momento la sfida di Jonas all’ordine costituito, che la scrittura della Lowry, prendendo spunto anche da un altro caposaldo della letteratura del ‘900, Il giovane Holden, trasforma in un inno alla ribellione. Necessaria, perché slancio genuino verso quella verità che non può essere barattata per nessuna pace sociale.
The giver inoltre si ricollega a Fahrenheit 451 nell’esaltare l’importanza della memoria e della conoscenza, che segnano un percorso dal quale non si può tornare indietro e rappresentano i momenti fondamentali della libertà, individuale e collettiva. Una bella lezione etica, insomma, in forma di romanzo agile e godibile, anche a chi l’età dei primi ardori l’ha passata da un pezzo.




