Walter Fontana

«Io scelgo il presente». Intervista a Walter Fontana

La sensazione, parlando con Walter Fontana, è che quando riusciremo a togliere un po’ della zavorra del passato, sapremo vivere davvero il futuro, e non solo sognarlo. Nel suo ultimo libro, Splendido visto da qui, ci presenta un mondo im-possibile, una società anestetizzata che ha paura del domani, e che diventa incapace di intendere e di volere, fino a perdere il valore della libertà. Qui sotto, analizziamo il suo romanzo da vari punti di vista, mescolando passato e presente, paura e nostalgia. Senza dimenticare che il futuro non va sognato, ma vissuto.

 

Walter, ciò che nella storia appare in forma di tragedia, la seconda volta si presenta in forma di farsa, la terza in dvd e la quarta come sedativo. Proprio la quarta volta sembra descrivere bene il tuo romanzo. Come è nata l‘idea di questo futuro che inebetisce? Sembra molto il presente che stiamo vivendo

La frase che citi è di Leo, lo spazzino protagonista del libro, che infatti ama quel senso di sedazione che deriva dal ripetere all’infinito le stesse cose. Penso che l’idea per questo romanzo mi sia venuta come reazione alla mania di riproporre cose vecchie, a quella specie di dittatura della nostalgia propria della nostra epoca. Viviamo tra repliche, remake, copie rimasterizzate, originali riportati alla luce, “prime” di film usciti 40 anni fa, ricostruzioni. A un certo punto mi sono domandato: e se la nostalgia fosse imposta per legge? Se ci togliessero la paura del futuro eliminando semplicemente il futuro? Così è nata l’idea di un mondo in Zone dove i decenni si ripetono all’infinito, con grande soddisfazione della gente.

Dal tuo libro appare chiaro che il legame con gli oggetti e il materialismo che ne scaturisce, portino ad una cecità, soprattutto dei sentimenti. A che punto siamo oggi? Abbiamo già superato il limite o possiamo salvarci in qualche modo?

Gli oggetti che abbiamo amato da bambini costituiscono una fantastica arma di ricatto, ci siamo legati, quando li rivediamo in vetrina sentiamo la lacrima che preme per uscire. La società dei consumi influisce senz’altro sulle nostre emozioni, però ho la sensazione che attualmente il bersaglio grosso, più che la nostra spontaneità sentimentale, sia proprio la capacità di intendere e di volere.

Parlando di cecità, ho trovato una connessione forte con i personaggi di Saramago. Volevo sapere che rapporto avevi con questo scrittore, così come con Orwell e Bradbury, e quanto hanno influenzato la tua scrittura.

Non so se ci sia una connessione con i personaggi di Saramago (tra l’altro con un gigante della letteratura ogni connessione è azzardata per definizione direi), comunque le sue allegorie come Cecità o Saggio sulla Lucidità mi hanno affascinato. E poi c’è tutto un filone di classici sul tema “mondi sbagliati” che ammiro, 1984 e Fahrenheit 451 ovviamente, ma anche Philip K. Dick, Vonnegut, tanta fantascienza americana del favoloso periodo Cinquanta/Sessanta/Settanta o quel capolavoro di fantasia eleganza e ferocia che è Arancia Meccanica di Burgess.

(Walter Fontana)

Un libro anche storico direi. C‘è dentro tanto della musica, della letteratura e del contesto dagli anni ’60 ad oggi. Un modo anche per dire che non si può costruire futuro senza passato?

Direi che siamo in un periodo, e in una nazione, dove il rischio di dimenticare il passato è davvero basso. Da noi il passato si ripresenta in continuazione, e in genere riproposto come toccasana.

Adattare le cose all‘infinito sembra non essere la scelta giusta. La vita trova poi sempre il modo di scorrere. Abbiamo paura e quindi abbiamo eliminato il futuro. Come si fa a tornare indietro e ricominciare per lo meno a sognarlo, il futuro?

Non so, la cosa che spero è che i bambini di oggi non si pongano proprio la domanda, non sognino il futuro ma lo vivano e basta, con la massima libertà possibile.

Perché altrimenti rimane solo la fuga, come nel tuo romanzo. Ma qualcuno vorrebbe restare

Restare intrappolati in una bolla di nostalgia ha i suoi lati positivi, anestetizza, non pone ansia. Certo che c’è sempre qualcuno che vuole vivere così.

Walter, in quale zona del tuo libro avresti voluto vivere all‘infinito?

Sceglierei comunque il presente. Il periodo in cui viviamo è un frullato di periodi. Ci sono diciottenni che ascoltano i Police come se fossero usciti oggi, o bambini pazzi per i Led Zeppelin. come se ogni pezzo di passato si fosse ritagliato una nicchia nel presente. Con accessori, vestiti, oggetti e negozi dedicati. E il vantaggio è che in queste nicchie temporali non è neanche obbligatorio viverci, almeno per il momento. Come si può non scegliere di vivere oggi?

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diDonato Bevilacqua

Proprietario e Direttore editoriale de La Bottega di Hamlin, lettore per passione e per scelta. Dopo una Laurea in Comunicazione Multimediale e un Master in Progettazione ed Organizzazione di eventi culturali, negli ultimi anni ho collaborato con importanti società di informazione e promozione del territorio. Mi occupo di redazione, contenuti e progettazione per Enti, Associazioni ed Organizzazioni, e svolgo attività di Content Manager.