Marco Magini – Come fossi solo

L’11 luglio 1995, durante la Guerra nella ex-Jugoslavia, nella zona protetta di Srebrenica, al confine tra Serbia e Bosnia, l’esercito serbo-bosniaco mette in atto il più grave massacro avvenuto in Europa dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Un’operazione di pulizia etnica che porta alla morte di quasi 9.000 musulmani bosniaci, seppelliti in fosse comuni. Ad oggi sono state riconosciute, grazie al test del DNA, soltanto 6.500 vittime, e sono stati ritenuti responsabili del massacro il generale Mladic, Milosevic e le truppe della missione di pace olandese, accusate di negligenza. Questa è la Storia. Poco più in là, stavolta, c’è un libro.

E capisci davvero che un libro è pronto a rimanerti dentro quando ti ritrovi a fissare il vuoto ad occhi aperti pensando a ciò che hai letto. Capisci che la storia narrata ha aperto una breccia dentro di te e si è costruita un suo spazio, al di là delle pagine, dell’autore, del tempo. Marco Magini è riuscito a fare tutto questo col suo romanzo d’esordio, Come fossi solo. Ha avuto il coraggio di guardare al passato senza chiudere gli occhi, dare del tu alla Storia, mettersi da parte per far parlare i protagonisti. Srebrenica in queste pagine è raccontata da tre voci che si alternano per dar vita ad una partitura perfetta. C’è il magistrato Romeo González, attraverso il quale assistiamo alle fasi del processo, entriamo nel labirinto di dubbi che nascono quando la morale incontra la legge. C’è Dirk, casco blu olandese di stanza a Srebrenica, impotente di fronte agli eventi, immobile colpevole e inconsapevole. Poi c’è Dražen Erdemović, il vero protagonista della storia, volontario dell’esercito serbo, l’unico ad aver confessato il massacro, l’unico processato e condannato.

(Srebrenica, il monumento ai caduti del massacro)

Magini sa che ciò che c’è dentro il suo libro, nelle pieghe più profonde di ogni riga, è qualcosa più grande di lui, di tutti noi che stiamo leggendo. Non cerca risposte, non pone nemmeno troppe domande. Costruisce un capolavoro sul filo dell’insieme delle azioni di grandi uomini, e mette a queste azioni il motore di ogni singolo tassello umano che lotta contro le inadeguatezze, che ha paura, che vive di malvagità e ambiguità. «Persone che non prendono decisioni nette, ma che fanno del loro meglio. Magari sbagliano, magari reagiscono troppo tardi, ma comunque cercano di resistere ai loro istinti e, anche se non sempre l’hanno vinta, scelgono di andare controcorrente per continuare a sentirsi umani».

Quante di queste piccole umanità sono mancate quel giorno a Srebrenica? Forse tutte. Imputridite e distrutte nell’impossibilità di far meglio. A distanza di anni, guardando negli occhi le “Madri di Srebrenica” e cercando di scovare qualcosa in loro e nel loro coraggio, ho capito quanto valga ricordare, e continuare a narrare per resistere. L’ha capito anche Magini, che ha trovato la strada per dare un nome al passato, per non sentirsi solo.

ISBN
9788809994478
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diDonato Bevilacqua

Proprietario e Direttore editoriale de La Bottega di Hamlin, lettore per passione e per scelta. Dopo una Laurea in Comunicazione Multimediale e un Master in Progettazione ed Organizzazione di eventi culturali, negli ultimi anni ho collaborato con importanti società di informazione e promozione del territorio. Mi occupo di redazione, contenuti e progettazione per Enti, Associazioni ed Organizzazioni, e svolgo attività di Content Manager.