Yasmina Reza – Felici i felici

Difficile definire il nuovo lavoro di Yasmina Reza, Felici i felici. Difficile categorizzarlo ed incasellarlo in una struttura ben definita. Una difficoltà, però, che ha solo del positivo, perché quando un libro esce dagli schemi e si lascia ricordare ha colto nel segno. Questo fa la Reza, decide di lavorare sulle apparenze prima di colpirti in basso, troppo in basso per poterlo dimenticare. Da lì dove è stato preso il colpo affiorano le solitudini e le violenze, i risentimenti e le disperazioni di personaggi che sono inquieti e perplessi: sono gli amanti che non sono soddisfatti, i vecchi a metà tra vita e morte, i giovani che fuggono senza sapere dove.

Non è un romanzo, Felici i felici, e non è nemmeno una raccolta di racconti. È, per dire la verità e spingerci un po’ oltre, un susseguirsi di confessioni, un inesorabile colloquio tra chi legge e la parte più nascosta della mente e del cuore dei protagonisti. Chi scrive svanisce pian piano, accompagna delicatamente questo percorso di ascolto con precisione e abilità, mescolando stili diversi e lasciando la scena a chi può riempirla al meglio. La Reza ci indica una direzione quando, prima di addentrarci nelle prime pagine, richiama le ultime “beatitudini” di Borges: «Felici gli amati e gli amanti e coloro che possono fare a meno dell’amore. Felici i felici». Questa frase va tenuta a mente, va ripetuta ogni qual volta ci si trovi invischiati nella fitta rete di vite, pensieri e distorsioni che popolano il libro, e utilizzata come una bussola per ritrovare le coordinate nella ricerca e nell’espressione della felicità, che esiste in amore come nell’assenza di esso, in un legame o al di fuori di esso. Se da un lato, da bravi confessori e ascoltatori di pensieri comici, grotteschi, assurdi e atroci, potremmo dire che nessuno dei protagonisti sappia davvero cosa sia questa felicità, dall’altro veniamo incatenati all’impossibilità di poter definire e trattenere tutta l’energia che si sprigiona nel rapporto con l’altro.

Ogni voce, ogni confessione, racconta più di qualche pensiero mai svelato, ma materializza un incontro e un destino, tessendo i fili di un’unica grande storia che in realtà non c’è, o non ci potrebbe essere, sopra la superficie. Come a dire che prima di capire bisogna ascoltare, e che a volte le voci non bastano, ma bisogna aspettare l’eco, la risonanza, e il momento in cui i segreti vengono svelati.

Donato Bevilacqua

diDonato Bevilacqua

Proprietario e Direttore editoriale de La Bottega di Hamlin, lettore per passione e per scelta. Dopo una Laurea in Comunicazione Multimediale e un Master in Progettazione ed Organizzazione di eventi culturali, negli ultimi anni ho collaborato con importanti società di informazione e promozione del territorio. Mi occupo di redazione, contenuti e progettazione per Enti, Associazioni ed Organizzazioni, e svolgo attività di Content Manager.