Per chi non conosce Paolo Rumiz, Morimondo è la migliore occasione per avvicinarsi ad un giornalista-scrittore del nostro tempo che col suo stile preciso, puntuale e avventuroso, sa prendere pezzi di storia e lanciarli dritti al cuore dei lettori. Non è, quello di Morimondo, il Rumiz degli articoli di guerra, scritti nelle zone di confine del mondo. È una penna romantica, che muove dalla voglia di riscoprire il Po, un fiume ma anche un universo da raccontare, in un reportage che poi diventa un libro.
Non sono bastate all’autore le tante pagine di giornale spese per descrivere il Po. Il grande fiume chiedeva di scavare nelle sue leggende, di personificarsi dentro un romanzo che mescola storia, geografia, idrografia, sociologia. Così, Rumiz, rimette insieme i pezzi giornalistici del reportage per far parlare l’acqua, e tra le pieghe si sentono sussurrare voci che sono quelle della gente che vive lungo le sponde. Morimondo narra la vita seguendo il percorso del fiume: la giovinezze e le turbolenze, la maturità della pianura, il mare aperto della vecchiaia. Ciò che può sembrare un lento scorrere, si scopre complicato e fascinoso al tempo stesso, un immenso flusso che passa e porta via frammenti di esistenze, di uomini e di natura.
Scrutandolo, raccontandolo, Rumiz scopre che a tratti ogni fiume è uguale ad altri fiumi, e che dall’inizio della trama fino alla conclusione, il Po è il vero protagonista del racconto e non una semplice idea da sfruttare. Gli incontri non fanno confusione, non pretendono spazio tra le pagine; negli appunti di Rumiz, tra una goccia e l’altra, sono sottili sfumature che si posizionano ordinate attorno a lui, al grande fiume, senza togliergli il posto, senza prosciugarlo. Come se, senza il fiume, storie, cibi, voci, leggende, dialetti, non avessero forza.
Navigando, gli argonauti viaggiano dentro loro stessi, alla ricerca di un segreto che diventi avventura e romanzo, che oltrepassi i fantasmi per diventare realtà tra le sponde. Ecco come Morimondo diventa intimo, fa della maestosità della natura un sentiero in cui la letteratura non fa altro che rimanere in silenzio ed ascoltare, e le parole sono quelle del fiume, nella direzione della corrente.




