Muse, tangenti per il concerto all'Olimpico: la Questura apre un'inchiesta

Com’era prevedibile, la Questura di Roma ha aperto un’inchiesta sulle dichiarazioni di Matt Bellamy, il quale, in un’intervista al Sun, aveva dichiarato che per il concerto dei Muse a Roma dello scorso 6 luglio l’entourage della band aveva dovuto corrompere dei funzionari per poter adoperare i fuochi d’artificio sul palco dello Stadio Olimpico.

La Questura di Roma ha disposto tutti gli accertamenti del caso, e fornirà un’informativa alla Procura. Non si è fatta attendere la replica del promoter, Vivo Concerti, che in un comunicato ufficiale, ha spiegato: «Rispetto a quanto riportato da vari organi di stampa, la licenza è stata concessa dalle autorità competenti dopo le opportune verifiche che hanno dimostrato che tutto era sicuro e regolare e dopo aver puntualmente messo in atto ed ottemperato ad ogni disposizione di sicurezza e accorgimento tecnico richiestoci, come è successo in tutte le altre città».

Del resto, ieri era arrivata anche la sconfessione dell’intervista di Bellamy, tramite comunicato ufficiale, degli stessi Muse: «Non c’è stato alcun tentativo di corruzione in riferimento ai loro concerti in Italia. Sono state pagate le tasse previste per il lavoro fatto da tecnici e ingegneri esterni all’organizzazione per ottenere i necessari permessi dalle autorità locali», si legge nel testo. E ancora: «Questo riguarda anche i fuochi di artificio e i certificati di sicurezza in linea con gli standard adottati per tutti i gruppi che si esibiscono in Italia, in aggiunta ai certificati già approvati dalle autorità negli altri Paesi europei dove i Muse si sono esibiti quest’estate.»

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