Charles Dickens – Grandi speranze

Classico tra i classici, Dickens. Pochi scrittori possono vantare, nel proprio curriculum, titoli come Il circolo Pickwick, Le avventure di Oliver Twist, Nicholas Nickleby, David Copperfield, Tempi difficili, tutti capisaldi non solo della tradizione letteraria occidentale, ma del nostro stesso immaginario. Rispetto a queste opere, Grandi speranze ha forse qualcosa in più: pubblicato tra il 1860 e il 1861 sul settimanale «All the Year Round», fondato dallo stesso Dickens, il romanzo associa alla consueta vitalità stilistica dell’autore inglese un tono sarcastico e insolitamente cinico, che ne fa probabilmente il suo capolavoro.

Protagonista della vicenda è Pip, un orfano che vive con la sorella maggiore, la dispotica Mrs. Gargery, e il marito di questa, il mite Joe, il quale si guadagna da vivere facendo il fabbro. Divenuto ragazzo, Pip si scopre destinatario di una misteriosa eredità: per beneficiarne, però, dovrà trasferirsi a Londra, dove un istitutore si occuperà di impartirgli un’educazione da gentiluomo. Nella capitale, ben presto Pip comincia a spendere e spandere, accumulando sempre più debiti; soprattutto, si dimentica di Joe e di Biddy, amica d’infanzia e sua prima maestra, la quale, nel frattempo s’era anche presa cura di Mrs. Gargery dopo che questa, a seguito di un aggressione, era rimasta mentalmente menomata. Pip, però, non si dimentica di Estella, il suo grande amore (non ricambiato). Estella, anch’ella orfana, è stata educata dalla ricca signorina Havisham, la quale, però, per vendicare l’umiliazione giovanile di sposa abbandonata poco prima del matrimonio, ha istruito la ragazza a spezzare il cuore degli uomini.

Pip si convince che la sua fortuna sia da attribuirsi proprio a Miss Havisham (di cui è stato, per un periodo, il protetto) e che la ragazza, quindi, gli sia stata destinata. La vera identità del suo benefattore, tuttavia, è di gran lunga più sorprendente. Il Bildungsroman di Dickens si chiude, com’era prevedibile, in chiave amara. Le “grandi speranze” che sembravano circondare Pip si dissolvono, ma almeno il protagonista recupera un po’ di umanità. Come rivela correttamente G.K. Chesterton nel saggio conclusivo all’edizione Einaudi, Grandi speranze è «uno studio sulla debolezza umana», su come le circostanze (e l’ambiente sociale) possano corrompere e degradare uomini qualunque, proprio come Pip.