Carlo Michelstaedter – La persuasione e la rettorica

Carlo Michelstaedter (1887-1910) è un autore per lo più sconosciuto; in realtà, Michelstaedter non è un autore, o meglio, lo è suo malgrado: perché lui non ha mai voluto essere un letterato, né un filosofo, né un poeta. In vita – una vita brevissima, ché passò sulla terra in un lampo e vi rimase appena 23 anni – non pubblicò nulla, giusto un paio di articoli, niente di rilevante, insomma. Proprio per questo è stato battezzato “il grande postumo”, perché è un autore nato-dopo, dopo tanto. A lungo ignorato dalla critica, il goriziano è stato riscoperto per lo più alla fine degli anni ’80, quando venne celebrato il centenario della nascita. La persuasione e la rettorica è la sua opera più conosciuta e riconosciuta: si tratta della sua tesi di laurea, una tesi di laurea mai discussa perché Michelstaedter si sparò un colpo di pistola il 17 ottobre del 1910, dopo aver finito di scrivere le appendici critiche e averne spedita una copia all’Istituto di Studi Superiori di Firenze. Non si tratta di una tesi di laurea qualsiasi: la stesura di quel lavoro intorno ai concetti di persuasione e rettorica in Platone e Aristotele per lui fu solo un pretesto per mettere nero su bianco altro. Non possiamo dire “il sistema della sua filosofia”, perché lui odiava i sistemi; dunque diremo che fu un pretesto per mettere nero su bianco le sue convinzioni profonde, maturate anche in seguito all’incontro con Ibsen, Tolstoj, Beethoven e Cristo, fra gli altri. In questo testo, scritto con una lingua che ricrea la lingua, egli svela i meccanismi della rettorica, ovvero della rete di «segni convenuti» in cui viviamo per amore della sicurezza, perché il buio che vi è sotto fa troppa paura. Michelstaedter indica, unica via per giungere alla vita, la via della persuasione, una via che consiste nel non seguire la strada bell’e segnata su cui si viene comodamente avviati ma nel crear tutto da sé:

Non c’è cosa fatta, non c’è via preparata, non c’è modo o lavoro finito pel quale tu possa giungere alla vita, non ci sono parole che ti possano dare la vita: perché la vita è proprio nel crear tutto da sé, nel non adattarsi a nessuna via: la lingua non c’è ma devi crearla, devi crear il modo, devi crear ogni cosa: per aver tua la tua vita.

La persuasione e la rettorica venne pubblicato per la prima volta nel 1913 da Formiggini, a cura dell’amico Arangio-Ruiz. In seguito vennero licenziate anche le altre opere, Il dialogo della salute e le Poesie, fino all’edizione completa del ’58. A partire dagli anni ’80 quasi tutti gli scritti sono stati poi ripubblicati da Adelphi, a cura di Sergio Campailla.

Purtroppo, nonostante il proliferare degli studi e delle monografie, ancora oggi Michelstaedter rimane un autore sconosciuto ai più, spesso assente dalle antologie scolastiche e non di rado non studiato nemmeno nelle Facoltà di Lettere.