In Giugno, di Gerbrand Bakker, la scrittura che asseconda un ritmo lento, pacato. Il montaggio si sofferma ossessivamente su dettagli minimi, che riconducono inevitabilmente ad un centro narrativo nevralgico – la morte accidentale della piccola Hanne. Tre anni dopo C’è silenzio lassù, l’autore olandese si immerge di nuovo nei meandri della vita familiare, microcosmo di silenzi ostinati e antichi dolori che logorano i rapporti. Sullo sfondo di una campagna immota, assolata, passato e presente si intrecciano, cercando connessioni, interrogandosi sul senso, il caso, le coincidenze. È il giugno di oggi, ma è anche il giugno del 1969, quando la regina Giuliana venne in visita in paese ed ebbe l’occasione, in un delizioso fuoriprogramma, di incrociare Anna Kaan e la figlioletta di due anni, Hanne, la quale, di lì a poche ore, sarebbe stata investita casualmente dal furgone del fornaio. Jan, Johan e Klaas non hanno mai dimenticato quella giornata in cui persero la sorellina. Non l’ha dimenticata Zeeger, marito di Anna. Non l’ha dimenticata il fornaio. Nessuno l’ha dimenticata. Non la dimentica, ovviamente, Bakker, che con gesto indovinato la innalza a centro di gravità del romanzo. I vari capitoli, che si susseguono in ordine sparso, non cronologico, vi girano intorno dapprima pudichi, poi sempre più espliciti, fino ad immergersene completamente. Si accenna ad una catarsi, ed in generale la pacatezza dei toni rimanda ad una qualche (serena) ricomposizione: vivere è necessario, bisogna andare avanti, nonostante il dolore.
La malinconia affiora, più per il non detto che per ciò che è esplicito. C’è, in questo, il segreto della sottile aria di mistero che permea le immagini, dall’innegabile fascino pittorico. Bakker rifiuta ogni psicologismo e scivola leggero sulla superficie degli eventi, impermeabili ad ogni indagine. Ne ricava, per uno di quei paradossi di cui sopra, un libro ricco – di suggestioni, sfumature, possibilità – anche a fronte di una scarsa densità drammatica. Ogni tanto la scrittura sembra pericolosamente incline al manierismo, ma è una piccola macchia che non toglie (quasi) nulla al valore dell’opera: Giugno è un ottimo romanzo, conferma di uno dei talenti letterari più interessanti degli ultimi anni.




