Roberto Bolaño – I dispiaceri del vero poliziotto

Non è facile riassumere I dispiaceri del vero poliziotto, romanzo postumo di Roberto Bolaño. Si potrebbe scrivere che esso racconta le vicende del professore Oscar Amalfitano: le sue lezioni di letteratura a Barcellona; il legame con la figlia Rosa; la relazione con Padilla, un suo giovane studente; lo scandalo legato all’omosessualità; il trasferimento nell’unica università disposta ad accettarlo, a Santa Teresa, e il rapporto con il nuovo amante, presto sostituito dallo scambio epistolare con Padilla. Tutto ciò non sarebbe però che una parte della complessa opera costruita dallo scrittore.

In questo libro anche quelle che sembrano storie secondarie acquisiscono una centralità inaspettata. Tutto è allo stesso tempo intrecciato e indipendente. La dettagliata analisi della produzione letteraria di J. M. G. Arcimboldi; la storia di Pedro e Pablo Negrete, rispettivamente commissario capo della polizia di Santa Teresa e rettore dell’università; gli omaggi e le critiche alla letteratura, le riflessioni metaletterarie sull’opera d’arte, sulla scrittura, sul ruolo dell’autore, e molti altri ancora sono i percorsi che il lettore può tentare in questo grande libro-labirinto, che ricorda un po’ il rizoma descritto da Umberto Eco: «è fatto in modo che ogni strada può connettersi con ogni altra. Non ha centro, non ha periferia, non ha uscita, perché è potenzialmente infinito».

È un impegno attivo quello che Bolaño richiede durante la lettura. Ci si lascia trasportare tra i paragrafi senza sapere a cosa fare attenzione, aspettando che da un momento all’altro compaia il detective annunciato nel titolo. Solo alla fine si capisce che non è nel libro che questo personaggio si muove. E solo in quel momento si può iniziare la propria indagine. Bolaño non vuole fornire una risposta, ognuno di noi cercherà e troverà le proprie. Il lettore diventa quindi un personaggio dell’opera; a lui spetta il compito di ricostruire le storie, di scoprire i lontani collegamenti tra di esse (anche attraverso gli altri libri dell’autore), di continuare a seguire le piste al di fuori del romanzo.

Quello che lo scrittore aveva definito «IL MIO ROMANZO» lo ha accompagnato per oltre quindici anni, fino alla morte sopraggiunta nel 2003, senza essere ancora del tutto compiuto. La nota editoriale racconta come si è arrivati alla pubblicazione definitiva dell’opera, che unisce gli scritti cartacei dell’autore a quelli ritrovati nel suo computer, specificando che tutta l’operazione è stata portata avanti mantenendo la massima fedeltà possibile alle volontà di Bolaño.

Se in alcuni punti traspare la natura incompiuta del romanzo, per tutto il resto del libro non si può che ammirare lo stile appassionato e al tempo stesso limpido di uno scrittore che ci insegna a non valutare una storia dal suo finale, ma a godere anche, e soprattutto, del suo sviluppo.