Da La rissa, racconto scritto da Vladimir Nabokov nel 1925, inserito nella raccolta La Veneziana e altri racconti: «Ma forse non si tratta tanto delle sofferenze e delle gioie umane, quanto piuttosto del gioco di ombre e luci su un corpo vivo.»
L’Incantatore, scritto nel 1939, è la storia di un quarantenne in cui convivono contraddizioni, pulsioni corrotte lacerate da lampi di consapevolezza della propria depravazione, oltre che «lo studio della follia vista attraverso la mente del folle.»
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Il libro
Questo punto assume particolare importanza nella lettura delle opere di Nabokov, evitando di confondere lo stile dell’autore e il suo approccio estetico ai temi trattati, con l’empatia per i personaggi. Lo scrittore preferisce «l’esperienza artistica concreta piuttosto che l’astratta dichiarazione moralistica», ma non per questo egli giustifica le azioni o il pensiero di individui moralmente deviati, destinati a soccombere al peso delle loro azioni. Nonostante Nabokov non conceda giudizi di natura morale ed etica espliciti, permette al lettore di intuire quale sarà la sorte dei soggetti dei suoi libri fin dalle prime righe.
Questo approccio “naturalista” consente di raccontare una storia con precisione scientifica («Nabokov […] preferiva esaminare i fenomeni del mondo circostante […] con un codice creativo che non ha niente da invidiare al rigore scientifico delle sue ricerche sui lepidotteri»), che nello scrittore si esplica nella cura del dettaglio, nelle descrizioni particolareggiate (Ada o Ardore è uno degli esempi più noti a riguardo), lasciando spazio all’introspezione dei protagonisti, seguendo uno schema deterministico per cui a delle azioni corrispondono sempre delle logiche conseguenze.
L’incantatore – La recensione
Ma chi è l’Incantatore? O meglio, cos’è il libro L’Incantatore? È il «primo, piccolo palpito» di Lolita anche se è l’autore stesso a definire L’Incantatore dapprima «un frammento morto» e successivamente un’opera valida e autonoma, imparentata solo da lontano con Lolita. In realtà, questo racconto di poche pagine è veramente lo scheletro di quello che diventerà uno dei libri più noti dello scrittore russo. L’Incantatore è un sognatore corrotto, una specie di «libidinoso re Lear che vorrebbe vivere in un isolamento fiabesco vicino al mare con la sua piccola Cordelia». Al di là del suo cinismo, il protagonista percepisce la sua natura deviata, anche se i suoi istinti sessuali annullano qualsiasi forma di rimorso. D’altro canto, non si può parlare di vero pentimento per un individuo palesemente malato che un giorno, per caso, incontra una bambina mentre è seduto in una panchina di un giardino pubblico. Siamo a Parigi, alla fine degli anni Trenta del secolo scorso. Il vizioso quarantenne riesce a introdursi in casa della sua giovane vittima, ed escogita uno stratagemma per poter godere della sua presenza: ne sposa la madre malata, sperando nel decorso rapido della malattia, cosicché egli possa, in veste di patrigno, prendersi cura dell’orfanella senza destare sospetti.
È facile riconoscere in queste poche righe di trama i futuri protagonisti di Lolita, il titolo stesso richiama l’albergo “I cacciatori incantati” citato nell’opera del 1955, l’autista de L’Incantatore ricorda il mistificatore Clare Quilty. Tuttavia, a uno sguardo più attento, la protoninfetta de L’Incantatore è solo un debole richiamo a Dolores Haze, la ninfetta più famosa nella storia della letteratura: è fisicamente immatura, “perversa soltanto agli occhi del folle”, priva dell’astuzia di Dolly nell’ordire l’intrigo ai danni del suo persecutore. In Lolita, Nabokov rende omaggio alla protagonista de L’Incantatore nella sfuggevole visione di una bambina in un parco europeo, per poi distaccarsene e procedere in un’altra direzione. Nella postfazione del romanzo, l’autore afferma che Lolita è «più o meno la stessa bambina» della dodicenne del 1939, ma in realtà lo è solo «in senso concettuale, in quanto ispirazione.» Sarebbe un errore considerare L’Incantatore una semplice prova, piuttosto un testo indipendente, in cui l’estetica di Nabokov si accompagna a note di umorismo inquietante: il piano organizzato dall’uomo si scontra con gli imprevisti della quotidianità, in un concatenarsi di eventi che lo porteranno dritto all’inevitabile rovina. Ecco che L’Incantatore è costretto ad abbandonare il suo mondo onirico, in cui ogni dettaglio è pianificato minuziosamente, ormai vittima dei beffardi giochi del fato. In fondo tutta la trama del racconto è volta a rispondere a un’unica domanda: in che modo il sogno proibito del protagonista sarà tradito dalla realtà? La risposta la troverete nella lettura.

Vladimir Nabokov
Casa editrice
Adelphi
Anno
2011
Genere
Narrativa
Formato
Brossura
Pagine
116
ISBN
9788845926129





