Castle Freeman Via con me

Castle Freeman – Via con me

Se i fratelli Coen avessero per le mani Via con me ne farebbero immediatamente un film. Si respirano Fargo e Non è un paese per vecchi nel libro di Castle Freeman, ma anche un po’ de Il grande Lebowski, dal momento che il racconto prevede anche un orecchio mozzato.

Lillian è una tipa tosta, non si fa mettere i piedi in testa da nessuno. Nonostante sia minacciata da Blackway, «un bastardo che significa rogne», non ha alcuna intenzione di arrendersi e si rivolge allo sceriffo della cittadina in cui vive per un aiuto. «Il cuore tenero non è una dote di cui sian colmi i carabinieri» cantava De André: Wingate se ne lava letteralmente le mani e indirizza Lillian da Whizzer, vecchio invalido a capo di un gruppetto di bizzarri individui che si riuniscono per spettegolare e bere in compagnia. Whizzer affida la ragazza alle cure di Nate il Grande, un ragazzone di enorme statura, e del vecchio Lester, un tizio che conosce un sacco di trucchetti per cavarsela in ogni situazione. Lillian non è per niente entusiasta: è convinta che Lester e Nate non siano in grado di competere con Blackway. Ma perché l’uomo ce l’ha tanto con lei? E soprattutto, cosa centra in tutta la storia Kevin, l’ex fidanzato di Lillian, «uno di quegli intelligentoni che credon che tutti gli altri siano coglioni»?

La vicenda si sviluppa su due binari distinti: da una parte, la combriccola con a capo Whizzer, riunita nella vecchia falegnameria, situata ai margini del paese; dall’altra, Nate, Lillian e Lester, alla ricerca di Blackway. Mentre Whizzer e gli amici commentano l’accaduto, fornendo al lettore importanti indizi per capire tutta la vicenda e le motivazioni alla base dei contrasti tra Lillian e Blackway, gli altri tre inseguono l’uomo per chiarire la situazione una volta per tutte. Si arriverà alla resa dei conti, con un finale degno dei migliori film western.

«Teso come l’aria fredda e rapido come un giaguaro: mai una parola di troppo»: la descrizione si accorda perfettamente a questo thriller, a tratti un po’ comico e surreale, ambientato in una tipica cittadina della provincia americana. Il ritratto della moderna gioventù è leggermente imbarazzante: Kevin è tutto tranne che un uomo degno di questo nome, Lillian una “dura” a tratti un po’ troppo saccente e Nate il Grande ha in «per me è uguale» la sua massima preferita. Gli anziani, al contrario, costituiscono il perno della storia: sarà proprio il vecchio Lester a chiudere definitivamente la disputa con Blackway, mentre il gruppo di Whizzer contribuisce a rendere il racconto divertente e scorrevole. Il futuro dovrebbe appartenere ai giovani, ma visti i personaggi ritratti da Freeman in questo libro siamo quasi lieti che quello in cui la vicenda ha luogo sia un paese di (e per) vecchi.