Lisa Moore L'inverno che Helen O'Mara smise di sognare

Lisa Moore – L’inverno che Helen O’Mara smise di sognare

Quando si inizia a leggere un libro non si dovrebbe avere alcun pregiudizio su di esso, tantomeno se non lo si conosce. Devo ammettere però che nel momento in cui ho avuto tra le mani per la prima volta il nuovo libro di Lisa Moore, L’inverno che Helen O’Mara smise di sognare, pubblicato da Bollati Boringhieri, ho temuto che appartenesse a quel genere di romanzi rosa in cui la storia cede spesso il passo ad un sentimentalismo troppo spinto e più vicino alle soap opera televisive che alla concretezza della realtà. Ho dovuto ricredermi dopo aver letto le prime pagine. Nessun melodramma esasperato ed esasperante le percorre, bensì la vita, la vita vera, dura e dolorosa di una donna, Helen O’Mara, rimasta sola, con quattro figli da crescere, dopo la morte del marito in seguito all’affondamento della piattaforma petrolifera dell’Ocean Ranger.

Nella notte del 15 febbraio 1982, l’anima di Helen sprofonda negli abissi dell’oceano insieme al corpo del marito; ciò che rimane sulla terraferma è l’involucro vuoto di una donna che pian piano riesce ad «addomesticare la solitudine» e, riempiendosi di cose da fare, a riprendere una vita apparentemente normale. Non vuole pietà Helen, non vuole che gli altri si occupino di lei, vuole soltanto delle risposte: come e perché il mare ha inghiottito suo marito. E mentre passano gli anni, la neve, il freddo ed il ghiaccio del Canada si impadroniscono di lei. Sarà una telefonata e la notizia di un arrivo imprevisto a sciogliere quella gelida superficie ed a placare la tempesta in continuo movimento al di sotto di essa, costringendo Helen a concedere il giusto riposo ai fantasmi di quella notte lontana.

Lisa Moore ci conduce attraverso l’intimo e personale cammino della protagonista verso l’elaborazione di un lutto. Si può andare avanti per anni, ognuno con la propria perdita, ognuno con il proprio dolore non superato; si cammina appesantiti da un fardello che si fa sempre più silenzioso e pesante; soltanto un Evento può liberarci, facendoci rendere conto che la vita non ci aspetta, che noi, volenti o nolenti, ancora viviamo e non è colpa nostra e non possiamo farci niente, se non cercare di «frequentare il futuro».

La scrittrice americana costruisce, attraverso continui spostamenti spazio-temporali, un personaggio vero e profondo, grazie ad uno stile appassionato, vivo e pieno di sfumature; è questo che rende la lettura del romanzo pulsante di vita e, proprio come la vita, piacevolmente complessa ma allo stesso tempo dolorosa. Il lettore segue Helen, e gli altri personaggi che pian piano prendono consistenza accanto a lei, attraverso un presente da rinnovare, i ricordi di un passato lontano e felice, il freddo e l’acqua di quella notte impossibile da dimenticare, ed un futuro timidamente intravisto.

Eppure questo libro non è soltanto la storia di Helen, dentro ci sono le storie di tutte le famiglie di quegli «uomini coraggiosi che sono morti sull’Ocean Ranger», le storie di tutti coloro che hanno vissuto quella tragedia, il cui dolore e il cui spirito meritano di essere ricordati. La scrittura di Lisa Moore riesce dunque a coniugare il racconto della caduta e della rinascita di una singola anima con l’universalità della tragedia di cui questa è vittima, dimostrando che anche, e soprattutto, attraverso il racconto del privato si può ricordare un dramma condiviso, rendendogli il giusto omaggio.

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