Jean Teulé Rainbow per Rimbaud

Jean Teulé – Rainbow per Rimbaud

Leggere un libro è come affrontare un viaggio verso un altrove sconosciuto. Si dà uno sguardo alla copertina, cercandovi qualche indizio sulla meta, ci si posiziona sulla prima pagina, si sciolgono gli ormeggi che ci legano ad un qui e ad un’ora, e si è pronti per partire, per lasciarsi guidare dallo scrittore attraverso gli ignoti mari di carta e inchiostro da lui creati. Alcune volte sono viaggi veloci che seguono un percorso superficiale, altre volte si incontrano libri che ti fanno «nuotare da solo, in verticale, verso il centro della terra. […] Là dove ci sono i laghi e paesaggi simili a quelli delle fiabe». Ad usare queste parole è uno dei personaggi di un libro che ha, fra le altre, anche questa forza. Si tratta della prima opera di Jean Teulé, Rainbow per Rimbaud, appena pubblicato in Italia da Nutrimenti.

Il titolo è l’albero maestro attorno al quale si uniscono i principali temi del racconto, dove la poesia incontra la musicalità della parola e la vivacità del colore. La storia inizia al 12 di rue Thiers, con un armadio che sembra un armadio, ma è un battello, secondo quanto è stato inciso sull’anta nera; appartiene a Robert, da quando aveva dodici anni è la sua culla, il suo guscio, la seconda cosa per lui importante dopo Rimbaud. Capitano del suo battello, Robert partirà alla ricerca di un Io che «è un altro», pronto ad immergersi, con la complicità di una candida compagna, fino al fondo di un variopinto delirio.

I versi di Rimbaud, citati a memoria, riempiono la bocca di Robert nei pochi momenti di confronto con il mondo esterno, configurandosi come semi iniziali di quel consapevole quanto folle desiderio di totale e carnale appropriazione del Verbo, che maturerà con il procedere mimetico verso quelli che furono i luoghi del poeta, fino a sbocciare in tutta la sua spirituale concretezza.

Teulé richiamandosi alla sua formazione di fumettista costruisce un libro in grado di esaltare quella facoltà che Calvino chiamava Visibilità, «il potere di mettere a fuoco visioni ad occhi chiusi, di far scaturire colori e forme dall’allineamento di caratteri alfabetici neri su una pagina bianca, di pensare per immagini», creando pagine di pura poesia visionaria, che mai ripiegano su loro stesse grazie ad una scrittura lucida e diretta, residuo del suo passato da anchorman.

Un libro che è un atto d’amore e d’ammirazione per il genio di Rimbaud, poeta «dannato dall’arcobaleno», alla continua ricerca della Libertà tanto da rimanerne, fino alla fine, soggiogato.