Anton Cechov Tre racconti

Anton Cechov – Tre racconti

Tre racconti brevi, che Čechov pubblica nel 1887, un’allegoria, un affresco in chiave simbolica della realtà russa di quegli anni. Novelle sicuramente non di facile comprensione se non accompagnate da una lettura più profonda che, nell’edizione Voland tradotta da Pia Pera, ci viene abbozzata nella postfazione. In ognuno dei testi, salta subito all’occhio la capacità dell’autore russo di scrutare con precisione nell’animo umano, incatenato nell’impossibilità di vivere una vita libera da vincoli di ogni tipo; situazione in cui la “grande madre Russia” contribuisce a dare la vita ma anche a toglierla.

In Sogni due guardie scortano un fuggiasco che non ricorda il suo nome. Il vagabondo si aggrappa ad una memoria ancestrale, in cui l’uomo era in piena armonia con la natura e la libertà era un bene assaporato quotidianamente. L’amnesia è forse la voglia di non appartenere a quel presente, a quella condizione. L’immensità paesaggistica che ci descrive Čechov è invece uno spazio di prigionia che si infila nell’anima e che porta la mente lontano, fino a sognare la Siberia (che la Pera definisce «l’equivalente russo del Far West»), uno spazio tutto da conquistare al di là di quell’immaginaria linea invalicabile. La sensazione è che a quell’uomo siano stati tolti i sogni, e con quelli la libertà, perfino quella di sognare un posto migliore. Così come si ha la sensazione che per Savka, protagonista di Agaf’ja, l’unica forma di appartenenza alla natura sia il contatto con una donna, con un corpo che in realtà può amare solo furtivamente, e che ogni notte penetra nel suo mondo fatto di niente, di ore passate ad aspettare. Ai personaggi di Tre racconti viene sempre tolto qualcosa, così come a Ieronim, giovane monaco che ha perso in maniera brusca l’amico Nikolaj, eccezionale come compagno e come compositore di inni: Notte di Pasqua è un racconto di desolazione per la perdita di empatia e di contatto umano, è una storia d’amore tra uomini, intesa come unico spiraglio di umanità nel deserto della comunità del monastero.

Novelle difficili da masticare ma splendide sotto l’aspetto delle descrizioni paesaggistiche, esplicative della desolazione che fa da cornice a queste storie:

Di fronte a loro un breve tratto di strada fangosa, nerastra, alle spalle altrettanto, mentre più avanti […] null’altro che una parete impenetrabile di nebbia bianca […] la betulla balbetta qualcosa con quanto resta delle sue fronde ingiallite, una fogliolina si stacca e plana pigramente a terra…E poi ancora nebbia, fango, erba bruna ai bordi della strada. Dall’erba gocciano lacrime opache, cattive.

Donato Bevilacqua

diDonato Bevilacqua

Proprietario e Direttore editoriale de La Bottega di Hamlin, lettore per passione e per scelta. Dopo una Laurea in Comunicazione Multimediale e un Master in Progettazione ed Organizzazione di eventi culturali, negli ultimi anni ho collaborato con importanti società di informazione e promozione del territorio. Mi occupo di redazione, contenuti e progettazione per Enti, Associazioni ed Organizzazioni, e svolgo attività di Content Manager.