Ivan Turgenev Diario di un uomo superfluo

Ivan Turgenev – Diario di un uomo superfluo

Diario di un uomo superfluo è un racconto breve scritto da Turgenev nel 1850. Il protagonista, Culkaturin, è un uomo prossimo alla morte, che decide di riempire gli ultimi giorni raccontando la sua vita attraverso le pagine di un diario. Il significato della parola “superfluo” non è da intendere solamente nel modo a cui pensiamo quotidianamente. Nelle poche storie che ci racconta il protagonista (la triste infanzia familiare e lo sfortunato amore per la bella Liza), si rivela un senso di inutilità, come lo stesso Culkaturin ammette («Bè, ditemi un po’ adesso: non sono forse un uomo superfluo? Non ho forse interpretato in tutta questa storia il ruolo dell’uomo superfluo?»). Tuttavia, come afferma il traduttore Alessandro Niero nell’appendice del libro, la “superfluità” qui va intesa anche in riferimento alla condizione del narratore, un uomo sensibile, di origine nobile, invecchiato nell’animo, che vive un conflitto con il suo ambiente sociale.

La stessa forma del diario lascia trasparire un’intimità che trascina il lettore nelle pieghe più profonde e toccanti della vita di Culkaturin. Uno spaccato di vita popolare di cui l’amore, il sentimento forse più intimo, è l’elemento predominante: «Forse che l’amore è un sentimento naturale? L’amore è una malattia: e non c’è legge che la disciplini […] tutto era stato messo a soqquadro dentro di me». La scrittura svolge quindi una duplice funzione, permettendo da un lato un rapporto quasi “giocoso” con la malattia («L’inizio c’è; della fine, quale che essa sia, non mi devo preoccupare. Sarà la mia malattia a incaricarsene»), e dall’altro rendendo possibile la descrizione dei sentimenti di un uomo che vive coi «lucchetti dentro», che è «spaventato all’idea di esprimere il proprio pensiero». Culkaturin pensa che la sua vita non meriti di essere raccontata ma alla fine, giorno dopo giorno, ce la narra, seppur a braccetto con la malinconia e in continuo contrasto con i propri sentimenti. Ogni giorno che passa, ogni data scandita nel diario, è un giorno in più verso la morte e un gradino più nel profondo della sua intimità.

Un ultimo accenno all’intertestualità di questo libro, al cui interno sono citati tre grandi classici della letteratura russa: Il prigioniero del Caucaso (1822) e Memorie di un pazzo (1824 di Tolstoj e Il giornalista, il lettore e lo scrittore (1840) di Lèrmontov. Un Diario che ha tutte le carte in regola per essere considerato un “piccolo classico”.

Donato Bevilacqua

diDonato Bevilacqua

Proprietario e Direttore editoriale de La Bottega di Hamlin, lettore per passione e per scelta. Dopo una Laurea in Comunicazione Multimediale e un Master in Progettazione ed Organizzazione di eventi culturali, negli ultimi anni ho collaborato con importanti società di informazione e promozione del territorio. Mi occupo di redazione, contenuti e progettazione per Enti, Associazioni ed Organizzazioni, e svolgo attività di Content Manager.