Francesco Piccolo Momenti di trascurabile felicità

Francesco Piccolo – Momenti di trascurabile felicità

James Joyce le chiamerebbe “epifanie”, momenti apparentemente privi d’importanza che assumono un improvviso significato nella mente di una persona. Un colore, una voce, per Gretta ne I morti la canzone La fanciulla di Aughrim. Basta un’inezia perché un ricordo sepolto da anni nella memoria riaffiori con tutta la nitidezza che il tempo non è riuscito a offuscare. Ma se per lo scrittore irlandese questi momenti di profonda consapevolezza condannavano la “gente di Dublino” alla presa di coscienza della propria paralisi, per Francesco Piccolo le mille, casuali epifanie ci rendono partecipi di quei piccoli momenti di felicità di cui siamo distratti spettatori.

Sono attimi di felicità “trascurabile” che, in fondo, non ci cambiano la vita, ma forse la rendono un po’ migliore, più leggera e sopportabile. Sono momenti legati alle manie, ai piccoli piaceri inconfessabili, che appartengono a ognuno di noi: la prima e l’ultima pagina di un libro, la certezza che non si avranno mai più sedici anni, i messaggi dopo le undici di sera, in cui magari l’interlocutore chiede semplicemente dove sei, un “dove sei?” che significa sempre qualcos’altro; oppure quando una donna (o un uomo) con cui si dorme ha capito che ognuno deve dormire dal suo lato, perché «ci si può abbracciare prima, o quando ci svegliamo alla mattina, ma quando si dorme bisogna stare ognuno per i fatti suoi». Insomma, tutte quelle cose che non si dicono per paura di essere considerati strani o poco sensibili e che, invece, provocano uno stato di benessere ed eccitazione immensi.

Francesco Piccolo coinvolge con sottile sarcasmo, è impossibile non sorridere leggendo alcuni punti del libro, pensando “questo l’ho fatto anch’io”. Magari, dopo tanti anni, si rincontra una persona con cui si avevano avuti dei dissapori, si comincia a chiacchierare con lei, godendo della sua compagnia, perché quella inimicizia è ormai scomparsa; oppure, arriva una rivista a casa, si comincia a sfogliarla e con sollievo la si può immediatamente cestinare perché non c’è niente di così interessante e non si è costretti a perdere più tempo del dovuto. E ancora, ci si sveglia alle quattro di mattina, dopo una notte insonne, sapendo che, nonostante tutto, si possono sfruttare quelle ore d’anticipo per avvantaggiarsi su qualcosa. Tutte queste cose, e molte altre, sono successe a ciascuno di noi, almeno una volta nella vita. E sono quei dettagli che rendono una giornata più bella, che ci fanno addormentare con il sorriso sulle labbra o ci fanno alzare alla mattina di buon’umore. Ogni luogo racchiude momenti di questo tipo, anche quel fioraio che ci mette un’infinità di tempo per confezionare un mazzo di fiori: ci si annoia, ci si guarda un po’ attorno e improvvisamente eccola, l'”epifania”, il momento di “trascurabile felicità”.