C’è una particolare zona d’ombra nella vita di ognuno di noi, in cui diventiamo ciò che non siamo o in cui prendono forma parti di noi sconosciute.
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Enrico Macioci definisce quella zona Il grande buio, che poi è anche il titolo della sua ultima opera, con la quale torna in libreria per Neo Edizioni.
La trama
Mistero, qualcosa di oscuro, inafferrabile eppure tremendamente familiare. Una sensazione che provoca spaesamento, un turbamento dai contorni sfuggenti, il germe dell’arcano che seduce e affascina: questo è il perturbante. Non aggettivo, ma sostantivo, quasi fosse un’entità, una presenza.
Dieci storie, ognuna delle quali cerca di afferrarne le possibili forme, prova a raccontarne gli improvvisi svelamenti. Una riunione di condominio è la scena, non di un crimine, ma della fine del mondo; una donna racconta del suo essere madre e il ricordo porta a un omicidio; marito e moglie fanno la solita passeggiata in montagna ma stavolta c’è qualcosa o qualcuno insieme a loro; una coppia di ospiti convive con un odore nauseabondo mentre il padrone di casa che li ospita è partito alla ricerca della propria compagna; un uomo è svegliato nel bel mezzo di una notte estiva, in strada qualcuno sta giocando a tennis, il poc, poc, poc della pallina è il richiamo verso l’ignoto.
C’è poi chi dà un nome all’ignoto, è uno dei protagonisti, lo chiama “il grande buio”, dice che avvolge e permea il nostro mondo. E quando affiora, inghiotte.
Il grande buio – La recensione
Quelli che Enrico Macioci ci presenta in questo libro sono dieci racconti apparentemente indipendenti, con vita propria e con personaggi diversi, ma che a ben vedere sono interconnessi da un filo conduttore: la fragilità dell’uomo di fronte a piccoli o grandi momenti del quotidiano in cui veniamo sopraffatti da quella zona d’ombra che esce dalla parte più nascosta di noi e prende il sopravvento.
Ma Il grande buio non riguarda solo noi stessi: è infatti quello che si annida nel quotidiano, negli attimi di silenzio, nelle paure, nelle ansie, nei ricordi, nella rabbia. Ognuno di questi momenti definisce chi siamo facendoci spostare tra fragilità e bellezza, tra dramma e redenzione. Ognuno dei racconti contenuti in quest’opera è un universo/mondo che nasce da situazioni comuni, in cui ognuno di noi può tranquillamente calarsi: una riunione di condominio, una passeggiata tra marito e moglie, il senso di essere madre, un odore in un appartamento, il semplice rumore di una pallina da tennis.
Ciò che viene fuori però, all’improvviso o formandosi pian piano, sono momenti assurdi, distopici, al confine dell’immaginabile. Attimi lunghi o corti che rappresentano, per chi li sta vivendo, vere e proprie apocalissi, punti di non ritorno. «Navighiamo su fragili barche sopra un mare buio senza naufragare, e invece la mia barchetta si è rovesciata e io sono caduto nel buio, e non immaginavo potesse essere tanto profondo…».
Ecco, in questa confessione di uno dei protagonisti c’è tutto il senso di questo libro: l’ignoto che ci pervade, il salto nell’oscurità che ci coglie impreparati pur sapendo che ogni momento che viviamo, in questa vita, è precario. Ma il buio, in fondo, può essere rivelatore: la componente animale di ognuno di noi prende il sopravvento, si trasforma in un boccone difficile da mandar giù quando ci sbattiamo contro, toglie il velo sull’infamia, la sozzura, la menzogna dell’umano, spogliato di ogni veste e riportato al brandello di vita.
#Commissioniguadagnate

Enrico Macioci
Casa editrice
Neo Edizioni
Anno
2025
Genere
Narrativa
Formato
Brossura
Pagine
200
ISBN
9791280857385





