Titane

Titane. Un corpo a corpo

Titane è un viaggio lungo, una favola nera.  L’elemento del titanio, ripreso nel titolo, rappresenta un metallo estremamente resistente al caldo e alla corrosione, utile spesso nelle protesi chirurgiche. Il film di Julia Ducournau vincitore della Palma d’Oro 2021 è davvero straordinario, uscendo fuori dalle righe, emozionando e perché no rievocando un mondo, quello delle LGBT ancora in ombra.

Titane è una sfida corporea, o meglio è esso stesso corpo, che si trasforma, si modifica, si adatta, soffre, esplode, contiene e spinge lo spettatore ad uscire fuori dalla sua zona comfort.

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La trama

All’inizio un incidente d’auto coinvolge una ragazzina di nome Alexia e suo padre. La bambina rimane gravemente coinvolta e le viene impiantata una piastra metallica nella testa. La regista francese di colpo catapulta la storia in avanti, con un salto temporale, ritrovando Alexia adulta, interpretata dall’esordiente Agathe Rousselle. Alexia lavora come ballerina alle fiere automobilistiche. La relazione più intima ed intensa ce l’ha proprio con un’autovettur, una Cadillac fiammeggiante. La ragazza fugge dopo aver commesso un omicidio ed inizia la sua mutazione corporea, “rinascendo” come maschio e stringe un rapporto con un padre (Vincent Lindon) che ha perso il figlio e lo ritrova nel travestimento riuscitissimo di Alexia.

Titane si fa sempre più incredibilmente un viaggio dentro al corpo della protagonista, il linguaggio non verbale domina. Agathe Rousselle, 33 anni, spinge il corpo oltre i suoi limiti, lo trasforma, lo violenta e che si contrappone a quello di Vincent Lindon fisicamente ed emotivamente pompato. Il corpo di Alexia rimane intrappolato in un parto macchinico, una macchina celibe che trionfa e genera ibridazione.

Titane – La recensione

Titane  mescola fluidità di genere, mascolinità tossica, desiderio femminile, teorie transumane e filosofia del cyborg tanto cara a Donna Haraway.

Non è tanto la storia ad affascinare, ma la conversione, ibridazione corpo-metallo che recupera l’immaginario dello straordinario David Cronenberg (Brood,1979, La Mosca, 1986, Crash,1996) e anche quello di Testuo Dopo Raw (2016), il primo lungometraggio di Julia Ducournau (il film sul cannibalismo che fa stare bene), la regista francese torna in scena conquistando la Palma d’oro all’ultimo Festival di Cannes, rifiutando di stare dentro le etichette. Forse proprio per il suo coraggio e tenacia che ci regala una pellicola non scontante e per niente banale, anzi forse troppo cyberpunk.

Titane è sexy non tanto per la sua struttura narrative, ma per la sua forma corporea che ne esce, iperfemminilizzata e androgina, ipersessualizzata e asessuata. Titane è un corpo mutante in continua metamorfosi uscendo sempre dalla cornice e perfino dalla carne piegata dove lividi e cicatrici dis-piegano una estetica dello scandalo e del coraggio di andare oltre senza freni.

copertina
Regia
Julia Ducournau
Genere
Drammatico
Anno
2021
Attori
Vincent Lindon - Agathe Rousselle -
Durata
108 minuti
Paese
Francia
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diGiorgio Cipolletta

Artista e perfomer italiano, studioso di estetica dei nuovi media. Dopo una laurea in Editoria e comunicazione multimediale, nel 2012 ho conseguito un dottorato di ricerca in Teoria dell’Informazione e della Comunicazione. Attualmente sono professore a contratto per corso di Fotografia e nuove tecnologie visuali presso Unimc. La mia prima pubblicazione è una raccolta di poesie “L’ombra che resta dietro di noi”, per la quale ho ricevuto diversi riconoscimenti in Italia. Nel 2014 ho pubblicato il mio primo saggio Passages metrocorporei. Il corpo-dispositivo per un’estetica della transizione, eum, Macerata. Attualmente sono vicepresidente di CrASh e collaboro con diverse testate editoriali italiane e straniere. Amo leggere, cucinare e viaggiare in modo “indisiciplinato” e sempre alla ricerca del dono dell'ubiquità.