Lacci

Lacci: la complessità drammatica delle relazioni

I riflettori della 77ª edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia si sono accesi con la presentazione del film di Daniele Lucchetti: Lacci, tratto dall’omonimo romanzo del 2014 di Domenico Starnone.

Il regista di Mio fratello è figlio unico (2007) torna al Lido di Venezia dopo ventidue anni. Lacci ha aperto il festival del cinema con un cast che raccoglie Luigi Lo Cascio, Alba Rohrwacher, Laura Morante, Silvio Orlando, Adriano Giannini e Giovanna Mezzogiorno.

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La trama

Lacci racconta il dramma di una coppia nella sua evoluzione (rivoluzione) nonché involuzione. Siamo a Napoli, catapultanti negli anni Ottanta. Aldo e Vanda sono una coppia sposata e con due figli: Anna, la maggiore, e Sandro, il più piccolo. La nuova pellicola drammatica di Luchetti esporta in maniera quasi struggente l’essenza intima e dolorosa del romanzo di Starnone che insieme a Francesco Piccolo scrivono la sceneggiatura del film.

Lacci è una storia familiare che si dissemina nel tempo, passato, presente e futuro si intrecciano, si legano e si slegano, quasi a stancare lo spettatore. La pellicola del regista di I piccoli maestri (1998) raccoglie in maniera tormentosa la fragilità dei rapporti umani soppiantati da sogni mancati e desideri svaniti.

La coppia protagonista, Aldo e Vanda interpretata da Luigi Lo Cascio e Alba Rohrwacher (nella fase adulta ) e Laura Morante e Silvio Orlando (nella fase della vecchiaia e della stagnazione) rappresenta l’avanzamento e il cambiamento di un rapporto dove il dolore, l’amore, la passione, il tradimento scorrono sul filo delle fragilità e a pagarne le conseguenze sono i figli (Anna e Paolo) e la loro precaria sensibilità.

Lacci – La recensione

Non c’è più nulla da recuperare in un rapporto alla deriva, dove rabbia, strazio, ironia, riavvolgono le vite che si srotolano fino alla fine. Paternità e maternità si abbandonano ad un logorante lacerazione, mentre i figli assistono a questa separazione: perché per stare insieme bisogno parlare poco. Proprio nella mancanza del dialogo affonda il rapporto della coppia allo sbando, mentre i figli crescono (nei panni di Adriano Giannini e Giovanna Mezzogiorno) elaborandone il dolore e solo alla fine esploderanno in un atto vendicativo, quasi grottesco.

Lacci lega e slega in un gioco enigmatico, come enigmatica è la parola labes che dà il nome al gatto della coppia. Proprio nella parola latina si nasconde il significato di caduta, crollo, frana, rovina, danno, sventura, disastro, distruzione e flagello. In questo sostantivo femminile si racchiude la ricetta di Luchetti per narrare un dramma familiare quotidiano, dove i ricordi si allacciano alla gola, sorreggendo legami fragili, solitari, in una atroce e dolorosa malinconia. L’equilibrio dei sentimenti si frantuma, si sgretola nel vortice delle conseguenze di un amore sbiadito, stanco, sfasciato e debole.

Quei lacci ben stretti impossibile da allentare stringe lo spettatore in una morsa che lascia senza respiro e con un magone allo stomaco che brucia dentro e fuori. I rapporti umani sono una faccenda complessa, e nella sua complessità sta la bellezza e la tragedia della vita con tutte le sue debolezze. Luchetti cerca di raccontare qualcosa di difficile, anche da digerire, e ci riesce in parte, perché forse è proprio nel dialogo la sua mancanza,  dove  fallisce l’equilibrio, lo stesso equilibro perso da Aldo e Vanda e scaraventato ferocemente (in maniera infelice) verso i propri figli innocenti e protagonisti di una storia sbagliata.

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diGiorgio Cipolletta

Artista e perfomer italiano, studioso di estetica dei nuovi media. Dopo una laurea in Editoria e comunicazione multimediale, nel 2012 ho conseguito un dottorato di ricerca in Teoria dell’Informazione e della Comunicazione. Attualmente sono professore a contratto per corso di Fotografia e nuove tecnologie visuali presso Unimc. La mia prima pubblicazione è una raccolta di poesie “L’ombra che resta dietro di noi”, per la quale ho ricevuto diversi riconoscimenti in Italia. Nel 2014 ho pubblicato il mio primo saggio Passages metrocorporei. Il corpo-dispositivo per un’estetica della transizione, eum, Macerata. Attualmente sono vicepresidente di CrASh e collaboro con diverse testate editoriali italiane e straniere. Amo leggere, cucinare e viaggiare in modo “indisiciplinato” e sempre alla ricerca del dono dell'ubiquità.