macerata opera festival 2019

Macerata Opera Festival 2019 rossa di desiderio. Macerata emoziona e arrossisce, desidera e stupisce

Si è conclusa con successo anche la seconda settimana del Macerata Opera Festival 2019. Dopo i quindici minuti di applausi per la prima del Macbeth di Giuseppe Verdi andata in scena il 20 Luglio, il secondo appuntamento (26 Luglio) ha nuovamente conquistato il pubblico dell’arena Sferisterio.

LOREENA MCKENNITT SI ESIBISCE A MACERATA PER LO SFERISTERIO LIVE

Nell’affascinante scenario dell’arena con la regia di Emma Dante e la collaborazione di Giuseppe Cutino, il Macbeth conquista il palcoscenico con uno spettacolo degno di nota da ogni punto di vista, da quello musicale a quello della coreografia di Manuela Lo Sicco e dei costumi senza tempo di Vanessa Sannino. Ovazioni anche per il direttore d’orchestra Francesco Ivan Ciampa che alla guida della Form (Orchestra Filarmonica Marchigiana) ha incantato il pubblico coniugando con armonia la partitura verdiana, la decima opera lirica del compositore italiano. Il libretto, tratto dal Macbeth di William Shakespeare e firmato da Francesco Maria Piave, dopo l’iniziale successo del 14 marzo 1847, al Teatro della Pergola di Firenze, l’opera cade nel dimenticatoio, per poi tornare in vita il 7 dicembre 1952, al Teatro alla Scala con Maria Callas nei panni di Lady Macbeth. La regista siciliana riporta in auge la tragedia shakesperiana con tono corale e corporeo. Corpo e voce, rosso e nero, sangue e tenebre si mescolano in un rito sacro, consegnandoci una lettura sotto la lente della tradizione culturale siciliana. Ad Emma Dante piace mescolare in maniera portentosa i corpi, farli roteare, componendo nuove figure e significazioni stratificate. Il Macbeth di Emma Dante, già presentato anche al Festival di Edimburgo dove ha vinto il premio Herald Angel, simboleggia con forza la bramosia cieca di potere. Nella sua semplicità risiede la forza di questa opera, la scenografia di Carmine Maringola costruisce e decostruisce scale e scalini su cui salgono e scendono i desideri del potere e “troni di spade”. Vediamo Macbeth (Roberto Frontali) sopra ad uno scheletro di cavallo, trionfante di morte, il re Duncano (Francesco Cusumano) una volta assassinato, vittima innocente, viene inscenato come un Cristo deposto, mentre l’autoritaria Lady Macbeth (Saioa Hernandez) nella sua follia più cieca insegue disperata ed invano dei letti bianchi. Le streghe sotto un enorme lenzuolo insanguinato, dopo i primi sortilegi tornano ad essere interrogate dal “presunto” futuro re di Scozia (Macbeth) che resta terrorizzato dalle premonizioni, indicando Macduff, nobile scozzese e suddito del re Duncano (Giovanni Sala) come figura da temere (che nessun nato di donna potrà nuocergli e che sarà invincibile fino a quando il bosco di Birnam non si muoverà). La foresta viene  messa in scena con una serie di fichi d’india, anche questo è un richiamo esplicito alla tradizione sicula della regista. Le streghe partoriranno una stirpe di pargoli per poi diventare madri, mentre il fantasma di Banco (Alex Esposito) perseguirà fino alla fine Macbeth, il quale nel frattempo decide di sterminare sia il figlio dello stesso Banco che la famiglia di Macduff. Non appena giunge Malcom (Rodrigo Ortiz) a fianco di Macduff per combattere Macbeth, ecco che il bosco inizia a muoversi e proprio Macduff, nato non sono: strappato. Fui dal seno materno, colpisce a morte Macbeth (Barone di Glamis, Barone di Cawdor, e re mancato) diventando egli stesso re di Scozia. Emma Dante con bellezza autentica e semplicità traduce la tragedia shakespeariana su musica verdiana in un corpo a corpo che si fa corale, restituendoci un Macbeth attuale e contemporaneo, metafora di una bramosia cieca di potere, di una volontà di potenza interminabile, fino ad arrivare a disegnare il nostro presente, già iscritto sul futuro che si specchia su di un passato, mai passato.

macerata opera festival

A seguire, nella seconda settimana operistica del Macerata Opera Festival 2019 (28 Luglio), a Macerata ritorna anche l’opera in tre atti della trilogia popolare verdiana il Rigoletto, su libretto di Francesco Maria Piave e tratta dal dramma di Victor Hugo Le Roi s’amuse (Il re si diverte). Nella cornice storica dell’arena semicircolare originariamente destinata al gioco del pallone col bracciale, il Rigoletto riprende i suoi spazi dai quali è stato appositamente progettato e realizzato nel 2015 con la regia di Federico Grazzini, le scene di Andrea Belli e i costumi di Valeria Donatella Bettella e le luci di Alessandro Verazzi. Il cast dei cantanti invece si fa più internazionale, rispetto a quattro anni fa e il direttore d’orchestra questa volta è Giampaolo Bisanti (nel 2015 fu Francesco Lanzillotta).

Il Rigoletto contemporaneo di Grazzini è disperato, malinconico, distopico e “maledetto”. Lo spettatore insieme ai protagonisti dell’opera entrano diretti dentro le fauci di un “enorme bocca spalancata” della maschera tragico-comica di un buffone da luna-park. Per il Duca di Mantova (Enea Scala) tutte le donne sono uguali e tutte da corteggiare, compresa la figlia di Rigoletto, Gilda interpretata dalla straordinaria e lucente voce di Claudia Pavone. Persino il conte Monterone (Seung-Gi-Jung) viene sbeffeggiato dai cortigiani e dal nostro nostro buffone di corte senza gobba Rigoletto (Amartuvshin Enkhbat, il giovane baritono mongolo) che incontra un cavernoso Sparafucile (Simon Orfila), il quale gli offre i suoi servigi come sicario. Il Duca di Mantova (Enea Scala) è un uomo potente, sfrontato, viziato, volgare nonché seduttore, Rigoletto invece si trova ad essere un padre umiliato dell’ennesima vittima del Duca, mentre i “cortigiani” lo coinvolgono a sua insaputa nel rapimento di Gilda, che tiene gelosamente nascosta (che tutti credono essere la sua amante) e che, a sua volta è segretamente innamorata del Duca che la corteggia sotto mentite spoglie. A nulla serviranno i propositi di vendetta di Rigoletto, infatti proprio nel momento in cui crede di trionfare, il suo piano fallisce ed è proprio la musica (La donna è mobile) a svelargli che tra le mani non ha il cadavere del nemico bensì quello della povera Gilda sacrificatasi per amore (Ah la maledizione!). Il Rigoletto di Frazzini è bestiale, ferino, addirittura spietato. Nelle scene finali troviamo malavitosi, prostitute, ubriachi che si alternano di fronte ad uno sgangherato chioschetto ambulante di bibite e generi alimentari, l’unico mondo “abitale e abitato” da Sparafucile che arrotonda offrendo servizi da sicario aiutato dalla sorella Maddalena (Martina Belli), anche ella innamorata del Duca di Mantova. Il Rigoletto “maceratese” è un’opera sinistra, illecita, il Duca sembra recuperare il lato oscuro dei boss della malavita, ma non è né un film di Tarantino, né tanto meno la puntata successiva della serie Gomorra, ma è sempre la stessa storia quella di Rigoletto, l’unica differenza è che si entra a piedi pari nel contemporaneo e disperato vivere quotidiano dove regna l’amoralità. Il direttore d’orchestra Bisanti offre al pubblico un equilibrato e allo stesso  tempo “maledetto” Rigoletto che appassiona e scuote l’animo e persino il cielo, che con qualche goccia di pioggia sincopata e precisa anticipa e poi si ferma prima dell’inizio della replica, una tra le più amate opere di Giuseppe Verdi firmate dal regista toscano Federico Grazzini, che scommette, provoca ed emoziona.

Macerata Opera Festival

Infine la terna operistica del Macerata Opera Festival 2019 si chiude con grande fatica, a causa di una lieve ma insistente e battente pioggiarellina, che ha fatto esitare il pubblico e tutta l’organizzazione del Festival, posticipando l’inizio della replica della Carmen (28 Luglio) con più di un’ora di ritardo. Nonostante tutto, la passione ardente di Carmencita è riuscita a spazzare via qualsiasi nube minacciosa. L’opéra-comique del compositore francese Georges Bizet in quattro atti, su libretto di Henri Meilhac e Ludovic Halévy è tratta dalla novella omonima di Prosper Mérimée (1845), apportandovi delle modifiche salienti tra cui l’introduzione dei personaggi di Escamillo e Micaela, e il carattere di Don José, che nel romanzo appare come un bandito rozzo e brutale. Lo stesso Georges Bizet collabora al libretto, scrivendo anche le parole della celebre habanera (una danza di origine cubana, molto simile al tango, diffusa soprattutto in Spagna,) L’amour est un oiseau rebelle (L’amore è un uccello ribelle). La sua prima rappresentazione si tiene all’Opéra-Comique di Parigi il 3 marzo 1875. Inizialmente l’opera non ha un grande successo, Bizet, morto tre mesi dopo la prima rappresentazione, non riesce a vederne la fortuna. La Carmen firmata da Jacopo Spirei in una versione dal carattere fortemente francese, si presenta sensuale (addirittura sexy), danzante e brillante come l’enorme stivale con tacco rosa glitterato e sgargiante che campeggia in mezzo al palco all’inizio dell’opera e che rappresenta l’insegna dell’ingresso del night club dove Carmen si esibisce durante il suo spettacolo. Ella è contornata da altri corpi seminudi e parrucche rosa fosforescenti. Ci troviamo in Spagna. Don José (Matthew Ryan Vicker) è combattuto tra la bella e affettuosa ragazza di paese Micaëla (Valentina Mastrangelo) e la perturbante Carmen (Irene Roberts), essenza di uno spirito libero e ribelle. Il fascino di Carmen conquista il cuore dell’uomo (e degli spettatori) disposto a cedere a qualsiasi trasgressione e incurante di tutto il resto. I due si amano, ma il potere erotico-seduttivo di Carmen colpisce anche Escamillo (David Bizic), intrepido antagonista, che conduce Don José alla disperazione, una gelosia pazzesca. Nel momento in cui i due uomini s’incontrano, la storia procede verso uno scontro violento, dove tentano invano di opporsi sia Carmen che Micaëla. Dopo il trionfo di Escamillo, ad essere vittima sacrificale (del suo stesso desiderio di libertà) è proprio l’attraente Carmen, che viene uccisa da Don José.  La Carmen di Jacopo Spirei e l’orchestra diretta dal maestro Francesco Lanzilotta è una Carmen erotica, parigina, ma mai volgare, dove proprio la protagonista diviene diva accecata dai numerosi flash, la plaza de toros si trasforma in un red carpet  come quello di Cannes dove viene immortala ta in diretta televisiva la proposta di matrimonio fatta da Escamillo a Carmen, lo stesso tappeto dove si sancirà la morte della diva in una società dello spettacolo ossessionata da un’estenuante gelosia e desiderio di essere sempre sotto ai riflettori. Anche la replica della Carmen fa incasso di applausi e nonostante il freddo e il pericolo della pioggia sventato, la tripletta operistica si conclude sotto le stelle e il desiderio “operoso e operante” dentro di noi. Il colore rosso contagia non solo tutte le vie di Macerata, ma è l’elemento, il filo di congiunzione di questa 55esima edizione che si presenta desiderosa e desiderante, nonché ardente. Dopo il #verdesperanza dello scorso anno, il triennio del Macerata Opera Festival 2019 prosegue  con il #rossodesiderio connotato dai sentimenti di gelosia, potere e possesso. Il rosso del MOF è un rosso esangue come il potere “acerbo” di Macbeth, un rosso “posseduto e potente” come il “maledetto e buffone” Rigoletto e un rosso “passionale ed erotico” come la sensuale Carmen.

Questa settimana e la prossima si replica per chiudere il trittico operistico rosso di desiderio. Anche quest’anno a Macerata, lo Sferisterio con la sua architettura luminosa (multicolor) appena rinnovata ha saputo offrire al pubblico numeroso e variegato un’intensa e appassionata stagione operistica infarcita di desideri e gelosie. Le date delle ultime repliche per il Macerata Opera Festival 2019 sono le seguenti: 2 e 9 Agosto Rigoletto, 3, 10 Agosto, Carmen e 4 Agosto Macbeth. E per festeggiare questa edizione si rinnova anche la Notte dell’opera prevista per il primo Agosto, densa di avvenimenti e ricca di sorprese.

Giorgio Cipolletta

diGiorgio Cipolletta

Artista e perfomer italiano, studioso di estetica dei nuovi media. Dopo una laurea in Editoria e comunicazione multimediale, nel 2012 ho conseguito un dottorato di ricerca in Teoria dell’Informazione e della Comunicazione. Attualmente sono professore a contratto per corso di Fotografia e nuove tecnologie visuali presso Unimc. La mia prima pubblicazione è una raccolta di poesie “L’ombra che resta dietro di noi”, per la quale ho ricevuto diversi riconoscimenti in Italia. Nel 2014 ho pubblicato il mio primo saggio Passages metrocorporei. Il corpo-dispositivo per un’estetica della transizione, eum, Macerata. Attualmente sono vicepresidente di CrASh e collaboro con diverse testate editoriali italiane e straniere. Amo leggere, cucinare e viaggiare in modo “indisiciplinato” e sempre alla ricerca del dono dell'ubiquità.