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Giorgio Scerbanenco, il padre del noir italiano scriveva gialli e rosa

Volodymyr Valerianovic Šcerbanenko, italianizzato in Giorgio Scerbanenco nasce a Kiev nel 1911 il 28 luglio, ecco perché cogliamo l’occasione per parlarne, anche se le motivazioni sono ben altre.

Alla morte del padre, ucraino, nel corso della rivoluzione russa, la madre, italiana, decide di riparare in Italia col figlio.

Un breve soggiorno a Roma. Ma fu Milano a possederlo in una quotidianità fatta di stenti, di sacrifici, di lavori umili che lasciano nell’uomo e nello scrittore una traccia profonda. I suoi personaggi sono frutto di tanti incontri reali, per questo arrivano al lettore in tutta la loro umanità, veri, credibili.

Fu Cesare Zavattini, scrittore, scenografo, ma soprattutto una delle figure più rilevanti del neorealismo italiano, a far pubblicare per Rizzoli nel 1934 Presentimento, il primo racconto di Giorgio Scerbanenco.

Si trattava di un romanzo rosa, al quale ne seguirono tanti altri, che rappresenta l’aspetto meno conosciuto dello scrittore, ma che invece costituisce una parte rilevante della sua opera. La narrativa rosa e la collaborazione come redattore della posta per diverse riviste femminili, sempre edite da Rizzoli, videro la pubblicazione di tanti suoi racconti del genere.

Per chi vuole approfondire questo aspetto dell’opera dell’autore, che non è da considerare minore, anzi costituisce una rilevante parte della sua produzione, dove lo stile e la narrazione sono di assoluto rilievo, troverà diversi spunti e suggestioni.

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Prolifico all’inverosimile, scrisse 70 romanzi e oltre mille racconti che via via vanno aumentando con le scoperte di sempre nuovi inediti, Giorgio Scerbanenco deve la sua fama al genere giallo o poliziesco che dir si voglia. Meglio ancora, quando il noir viene catalogato come un genere letterario, in Italia viene riconosciuto unanimemente come il suo padre naturale.

Non c’è amante del genere noir che non abbia divorato le sue narrazioni, respirato le sue atmosfere, girovagato con la fantasia tra le sue storie ambientate perlopiù in quella Milano che si stava trasformando, popolando.

Fra i titoli di maggior successo, citarli tutti è impossibile, Venere privata, Traditori di tutti, I milanesi ammazzano al sabato, I ragazzi del massacro (edizioni Garzanti), che compongono il ciclo di Duca Lamberti,  un giovane medico radiato dall’Ordine e incarcerato per aver praticato l’eutanasia ad una malata terminale.

Muore nella sua Milano, nell’ottobre del 1969. A lui, al riconoscimento della sua opera e del suo valore letterario, è intitolato il Premio Scerbanenco, il più importante riconoscimento alla narrativa noir.

A partire dagli anni ’90, Giorgio Scerbanenco viene riscoperto e rilanciato grazie alla ristampa di sue opere, le cui introduzioni sono firmate da personaggi come Oreste Del Buono, Lucarelli e quell’Andrea Pinketts, recentemente scomparso, considerato il suo degno successore.

Steve Fortunato

diSteve Fortunato

Piemontese di origine e milanese d’adozione. Imprenditore da sempre, ha sfogato principalmente nel marketing e nella comunicazione la creatività e il desiderio di nuovi orizzonti e di nuove sfide. Razionale e impulsivo, istintivo e sensibile. Racconta vicende e persone con una visione nichilista e un linguaggio crudo, duro, scarno a volte, che però sa cedere a momenti delicati, di sottile nostalgia.