La casa editrice Adelphi, con Le Incantatrici, prosegue nello splendido lavoro di recupero e ripubblicazione delle opere della più grande coppia della letteratura noir, Boileau-Narcejac. Dopo I diabolici, ora è la volta, appunto, de Le incantatrici, romanzo del 1957 che in Italia appare come inedito e da cui, nel 1960, Serge Friedman ha tratto un film interpretato da Alice ed Ellen Kessler.
Protagonista della storia è Pierre Doutre, che al funerale del padre Alberto, celebre illusionista, vede per la prima volta un’incantevole ragazza bionda. Inizia da qui una specie di sogno, o di incubo – dipende dai punti di vista –, che proietta Pierre e il lettore in un’altra dimensione. Il protagonista vede infatti un’altra ragazza, identica alla precedente, e non può far altro che pensare che sia una fata capace di sdoppiarsi. Quando il sogno svanirà, scoprirà ben presto che l’incanto deriva proprio da due ragazze uguali, e ugualmente ammalianti. Nel ricordo del padre e del legame particolare che lo legava a lui, Pierre decide di intraprendere la stessa carriera di illusionista, sfruttando proprio le due ragazze e la loro somiglianza con la madre Odette, che muove i fili della sua esistenza.

Le incantatrici è un romanzo del doppio, insomma, una storia che vede al centro il fascino femminile che si trasforma poco a poco in ambiguità. Pierre sarà vittima di un gioco perverso, perderà le sue certezze, confonderà realtà e finzione, eros e morte, innocenza e colpa. Il suo mestiere, l’illusionismo, diventa in verità la sua vita: i ruoli cambiano continuamente, la morte è sempre sullo sfondo e le capacità razionali sono ridotte al minimo.
Certo, Boileau-Narcejac non arrivano a toccare i livelli supremi che raggiungeranno qualche anno più tardi con I diabolici, ma già forniscono qualche indizio sul loro modo di concepire il noir: più che i fatti, ne Le incantatrici conta il modo in cui l’umano reagisce ad essi, conta la psicologia, la mente spinta al limite. Siete pronti a cominciare questo gioco?
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