Jesper Stein vive Copenaghen. Nato il 28 febbraio 1965, è stato per anni giornalista d’inchiesta e inviato di guerra; oggi è critico letterario e, dal 2006, membro dell’Accademia danese del poliziesco. Introduciamo così l’autore che con Il tempo dell’inquietudine (Uro, il titolo originale) ha inaugurato un ciclo di romanzi dedicati all’ispettore Axel Steen.
Alex Steen vive a Nørrebro (così come Stein), quartiere percorso dalla Nørrebrogade e situato nella zona nord di Copenaghen. Nørrebro è un quartiere multiculturale, un luogo di artisti e spacciatori, dove sorge Assistens, il cimitero in cui riposano, tra gli altri, anche Søren Kierkegaard e Hans Christian Andersen. Proprio da lì, nel marzo 2007, è partita una rivolta, forse una delle più accese nella Storia della Danimarca. Violenti disordini hanno infiammato la città, soprattutto dopo lo sgombero del centro sociale di Ungdomshuset: migliaia di giovani sono scesi in piazza in segno di protesta, scatenando due giorni di guerriglia urbana, la quale si è conclusa con l’arresto di circa seicento persone, tra cui tredici italiani.
È in questo clima che Stein colloca la sua storia: ad Assistens viene ritrovato il cadavere di un uomo. La vittima è stata picchiata a sangue: c’entra la polizia, impegnata a contrastare i disordini in strada, in quell’omicidio? Alex Steen si ritrova ad indagare, mentre Copenaghen diventa lo specchio nel quale si riflette la sua vita, quella di uomo sulla quarantina, divorziato, che sogna ancora di fare l’amore con la sua ex moglie, con cui ha avuto una figlia. Un uomo che combatte l’insonnia con le canne, che i colleghi giudicano inquieto e duro, che deve fare quotidianamente i conti con un lavoro difficile e rischioso.
L’esordio di Stein è effettivamente ottimo: siamo di fronte a un romanzo coinvolgente, a uno stile di scrittura fluido e accattivante, a una trama ricca e a un personaggio complesso, ma molto affascinante. Axel Steen può diventare il nuovo Harry Hole, mentre Jesper Stein è sicuramente destinato a imporsi tra i lettori di polizieschi non solo in patria, ma anche all’estero. Ne Il tempo dell’inquietudine è indubbia la capacità di Stein di muoversi in una Copenhagen ben lontana dal nostro immaginario: nella Danimarca definita il Paese più felice del mondo, c’è spazio anche per la violenza, il disordine, la morte.
Non è la prima volta che un autore scandinavo si distacca dalla generale visione idilliaca dei Paesi del Nord, per presentare un ritratto ben diverso del modello scandinavo: prima di Stein ci avevano già pensato in molti, primo fra tutti Stieg Larsson con la sua trilogia di Millennium (ma pensiamo anche agli ottimi romanzi firmati da Lars Kepler). Tuttavia, oltre al “marcio”, c’è pure del bello in Danimarca e quella che ci restituisce Stein è una splendida descrizione di alcune zone di Copenaghen. È naturale, nel corso della lettura, tornare alla cartina di Nørrebro che apre il romanzo, alla ricerca di luoghi e vie; così come verrà automatico immaginarsi in quelle strade, accanto all’ispettore Steen, pedalando con lui di notte verso la città, mentre un aereo si dirige verso Kastrup, attraversando un cielo notturno «blu e sconfinato».
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