Jaan Kross – La congiura

La congiura di Jaan Kross è uno dei primi titoli proposti con la nuova veste grafica di Iperborea e, decisamente, non poteva esserci esordio migliore. «Un romanziere che avrebbe meritato il Nobel» disse Doris Lessing dell’autore, un nome (a torto) pressoché sconosciuto in Italia, ma di cui oggi parliamo davvero volentieri per questo volumetto che raccoglie tre racconti dalla raccolta Silmade avamise päev, uno dei quali intitolato proprio La congiura (gli altri due sono La ferita e La grammatica di Stahl).

Protagonista è l’alter ego dello scrittore, Peeter Mirk, che, nel primo racconto, incontriamo studente a Tallin negli anni Quaranta. La guerra è il filo conduttore dei tre scritti, che fa da sfondo al primo e sofferto amore per Flora e alla cattura da parte prima degli occupanti tedeschi e poi del governo sovietico. Non solo: trovano spazio anche una scelta dolorosa e un gioco mortale, il cui esito avrà delle ripercussioni sul protagonista anche dopo la fine del conflitto. L’esistenza di Mirk riflette la condizione del suo Paese natale, l’Estonia, nel secolo scorso: una nazione piccolissima, la cui lingua è oggi parlata da poco più di un milione di persone, da sempre dominata da stranieri ma ferma nelle sue tradizioni, in un disperato tentativo di mantenere la propria identità, linguistica e culturale.

Storie che raccontano la perdita (La ferita) o l’insensatezza di una situazione (La congiura), quella di prigionieri che l’autore descrive minuziosamente, illustrando anche il motivo per cui si trovano rinchiusi in un gulag sovietico, per colpe banali se non inesistenti. Un ritratto che Kross traccia con perizia, proprio perché specchio di quello che è stato il suo passato, prima di diventare uno scrittore affermato: nato a Tallin, studente di legge a Tartu, arrestato dai tedeschi nel ’44 e una seconda volta nel ’46 dai russi, Kross fu deportato in Siberia, dalla quale tornò solo nel ’54. Il suo Peeter Mirk – così come tutti i personaggi dei suoi testi – vive con dolore lo scarto esistente tra i propri valori individuali, le sue convinzioni e il mondo che lo circonda: lo stato storico e politico di un popolo finisce per coinvolgere i singoli in un concatenarsi di eventi in cui entrano in gioco sacrifici, scelte difficili, la banalità del male propria di quel tempo che avvelena il privato della gente comune.

Tradotta da Giorgio Pieretto (che firma anche un’interessante postfazione), La congiura è un’ottima lettura per avvicinarsi all’opera di Kross, che può essere approfondita con Il pazzo dello zar, pubblicato nel ’94 da Garzanti (traduzione di Arnaldo Alberi). La congiura è la storia di chi non ha saputo osare, il cui senso di colpa per le proprie azioni giunge sempre troppo tardi e poi accompagna l’esistenza fino alla fine dei giorni. Kross firma un’autoaccusa che non giustifica ma tenta di spiegare il perché di alcune (non) decisioni: è una storia applicabile a ogni tempo e a ogni momento, ma soprattutto a tempi e a momenti difficili come quelli vissuti dall’Europa durante la Seconda guerra mondiale, che Kross racconta con arguzia ma anche con sottile, e a tratti amara, ironia. La congiura è un titolo imperdibile, di un autore, Jaan Kross, che il Nobel l’avrebbe senz’altro meritato.

ISBN
9788870915402
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