La ricordate quella massima sul leone e la gazzella? La gazzella che dovrà correre più veloce del leone o verrà uccisa e il leone che dovrà correre più veloce della gazzella o morirà di fame? Ci sono luoghi dove la corsa diventa più frenetica, incalzante, dove la lotta per la conservazione si fa più feroce. In India, per esempio. Succede così che due destini opposti si ritrovino a viaggiare su due binari paralleli, ciascuno con le sue avversità da combattere, chi per l’affermazione di sé, chi per la sopravvivenza.
Sono i casi di Anand e Kamala, i due protagonisti di La fabbrica della speranza di Lavanya Sankaran, originaria proprio di Bangalore, nell’India del Sud. Anand è il classico self-made man, uno che si è fatto da solo, mettendo in piedi una solida impresa che sta per compiere il grande salto di qualità, pronta a inserirsi in un ampio mercato internazionale. Kamala è la sua domestica, una donna che vive per due cose: la sua minuscola abitazione e il figlio, Narayan, quel bambino per cui sogna una vita migliore. Per questo è così attenta alla sua educazione: Narayan deve imparare bene l’inglese e a usare il computer. Per Kamala il resto non conta: non importa se i suoi padroni spendono in un pomeriggio quello che lei guadagna in un anno, o se la sua padrona, Vidya, è una donna arrogante e pretenziosa.
Eppure, un giorno, le cose si mettono male, sia per Anand che per Kamala. Entrambi dovranno affrontare una dura prova: Anand dovrà fare i conti con la corruzione che minaccia la sua fabbrica, mentre Kamala con la speculazione edilizia, che rischia di portarle via la sua casetta, modesta, quasi misera, eppure sempre più dignitosa e confortevole della strada. A questo, si aggiunge anche un’accusa ingiusta, infamante, dalla quale la donna dovrà difendersi.
In La fabbrica della speranza trovano posto tante Indie. Da una parte c’è Anand, che incarna quell’India ormai avviata verso un processo di occidentalizzazione, dove le piccole imprese diventano multinazionali e gli stili di vita assomigliano sempre di più a quelli dei circoli newyorkesi. Dall’altra Kamala, la quale rappresenta invece quell’India povera, svantaggiata, dove il ruolo della donna è ancora oggetto di diatribe («La Costituzione ci tutela, la strada no» ha affermato l’autrice in un’intervista).
Un mondo difficile e complesso, eppure affascinante, specchio di mille contraddizioni che sono un po’ il problema di ogni nazione, ma che lì, in un’India in costante evoluzione, si fanno più nitide. Una cosa è certa: è un Paese ancora tutto da scoprire e la Sankaran, con il suo bellissimo libro, ce ne regala un ritratto a momenti forse un po’ amaro, ma anche ricco di sfaccettature, suoni, colori e profumi, che lo trasformano in un universo indimenticabile.
9788871686813




