Chi legge Il teschio e l’usignolo potrebbe sospettare che il suo autore, Michael Irwin, docente di letteratura inglese all’università di Canterbury, abbia scoperto in un vecchio archivio il diario di un libertino vissuto nel diciottesimo secolo e lo abbia attribuito a se stesso. L’elegante anacronismo del libro sta infatti nella limpidezza della scrittura, nell’ansia di teorizzare sui sentimenti, sfrondando convenzioni e luoghi comuni, nell’osservazione della suburra urbana, e infine nell’utilizzo dell’epistola come subdola arma messa a disposizione dei personaggi per giocare una partita a scacchi dagli esiti imprevedibili.
Non è un caso che esso sia stato paragonato alla celebre opera di de Laclos, Le relazioni pericolose (1782): la storia, ambientata nella Londra del 1760, racconta di seduttori più e meno fortunati, di donne ben disposte a essere circuite e persino stuprate, e di vecchi malati di voyeurismo. Richard, giovane orfano di bell’aspetto ma privo di risorse economiche, asseconda per denaro la volontà dell’ambiguo padrino, il ricchissimo e ormai anziano Mr. Gilbert: egli dovrà raccontare per lettera le sue imprese erotiche al protettore avido di dettagli pruriginosi. La trama è in realtà la riproduzione in circostanze diverse del medesimo schema: il committente suggerisce o individua la preda per il seduttore, questi la cattura, e poi invia il resoconto scritto, più o meno particolareggiato, più o meno veritiero.
L’iterazione della situazione evidenzia l’occultamento, via via più evidente, delle strategie di ognuna della parti in causa: quale oscuro segreto nasconde la perversione di Mr. Gilbert? Egli è vittima o carnefice? E il servilismo prezzolato di chi gli si sottopone è davvero sofferto? E le donne, mogli o amanti o sensibili amiche, conquistano o sono conquistate? Ciascuno muove le proprie pedine, indifferente alle ragioni degli altri: non c’è spazio per scrupoli etici o sentimenti. L’arte stessa, dalle canzoni pastorali ai capolavori come Clarissa (1748), non è che ipocrita maschera di impulsi animaleschi.
Il teschio e l’usignolo mette in scena nella sua galleria di umanità votata al proprio egoistico piacere l’applicazione rigida dei dogmi dell’Illuminismo: l’edonismo inquieto è la chiave di lettura di un libro che è romanzo storico e insieme interpretazione critica di un‘epoca. Il secolo dei lumi plasma la coscienza anche di chi lo abita stando al buio.
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