Alexandre Dumas – Il conte di Montecristo

Il conte di Montecristo è un grande romanzo. E grande lo è davvero, quasi mille pagine. È stato Umberto Eco a sottolineare che la lunghezza dello scritto è dovuta alle necessità finanziarie di Alexandre Dumas, pagato un tanto a riga e, perciò, costretto ad allungare il suo libro. Altro aspetto che lo semiologo ha posto in evidenza – con ragione – sono le costanti ripetizioni a cui Montecristo è soggetto (soprattutto di aggettivi) e le divagazioni, che rendono la lettura a tratti pesante. Il contrario di un altro bel titolo dello stesso autore, l’avvincente I tre moschettieri, dallo stile più asciutto, forse più povero da un punto di vista psicologico e introspettivo, ma che, citando testualmente Eco, «fila via che è un piacere».

Ora, messe da parte le questioni di natura puramente formale, Il conte di Montecristo resta uno dei più noti romanzi d’appendice nella storia della letteratura. Il protagonista è il famoso Edmond Dantès, giovane ed ingenuo marinaio, che torna a Marsiglia dopo un periodo in mare. È prossimo a una promozione a capitano, mentre, sul fronte sentimentale, può contare sull’amore della fedele Mercédès. Dantès non sa che ci sono degli uomini invidiosi della sua fortuna (che, tra l’altro, lui conosce bene e di cui non sospetta minimamente), che tramano contro di lui, diventando fautori di un subdolo piano che porterà Edmond dritto in prigione.

Dopo anni di reclusione, il sentimento di vendetta contro gli ex amici è ciò che trasforma Dantès nel conte di Montecristo, da ragazzo allegro a uomo infelice, perché i suoi piani finiscono per rovinare sia i suoi nemici sia alcune delle persone che gli stanno accanto. Infatti, nel corso della sua vendetta, se da una parte riesce a farla pagare a chi lo ha incastrato (in particolare Mondego, reo di averlo denunciato per potere poi avere campo libero con Mercédès), dall’altra Dantès si ritrova a fare i conti con la sua coscienza, fino a capire che è proprio il suo desiderio di rivincita a renderlo debole e schiavo di se stesso.

Anche se Il conte di Montecristo può apparire ostico, esso possiede una sorta di fascino che ne ha decretato il successo negli anni. Un potere di seduzione che deriva dalla perfetta unione di elementi contrastanti, che trovano uguale spazio nella narrazione (odio/amore, vendetta/perdono, resistenza alle avversità/ sentimento di sconfitta), a cui si aggiunge l’interessante e meticolosa attenzione al percorso di crescita, caduta e redenzione del protagonista, il quale regala una lezione importante, valida in ogni momento della vita, che si sia in attesa del passo falso del nemico, della riuscita di un piano, o del compiersi di una felicità a lungo bramata: «Aspettare e sperare».

ISBN
9788817009676
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