L’età dei miracoli, il brillante esordio letterario di Karen Thompson Walker, ci racconta, da una parte, l’inizio della fine di un mondo che sta sfuggendo di mano all’umanità, e dall’altra l’affacciarsi all’adolescenza di Julia, ragazzina dodicenne attraverso cui scopriamo che la Terra ha iniziato a girare più lentamente, che i giorni e le notti si allungano, di minuti, di ore. Il motivo è sconosciuto, ma il rallentamento scombina tutto il sistema, sconvolge nel profondo anche gli uomini, perché «non è mai ciò di cui ti preoccupi che alla fine accade. Le vere catastrofi sono sempre diverse, sono quelle che non immaginiamo, per cui non siamo preparati, quelle sconosciute». Le azioni di ogni giorno si perdono, le relazioni cambiano e i ricordi di quel che era si mescolano alla necessità di sopravvivere a questo nuovo mondo.
In questa realtà fatta di dubbi, incertezze e instabilità, Julia deve fare i conti con i normali problemi della sua età. La vita rallenta e la follia si ripercuote anche nel suo microcosmo: nelle incomprensioni in famiglia, in un’amicizia persa, nelle prime cotte e nella solitudine. «Era un passaggio duro quello dall’infanzia alla vita successiva. E come ogni altro viaggio difficile, non tutto sopravvisse». La Walker ci mostra con delicatezza come Julia cresca, come si adegui al cambiamento e come viva questa “età dei miracoli” che porta all’adolescenza. L’autrice crea un affascinante parallelismo tra ciò che sta accadendo sulla Terra e il percorso di crescita della protagonista, mettendo bene in evidenzia il contrasto tra un futuro fatto di possibilità (quello di Julia) e una situazione (quella del nostro pianeta) che invece a quel futuro non lascia spazio.
Il romanzo della Walker esce decisamente e piacevolmente dagli schemi perché non fa dell’azione l’ingrediente principale, non ci sono scenari apocalittici; con semplicità invece ci narra una storia pacata e riflessiva, in cui si confrontano la grandezza di un processo degenerativo terrestre con quella di un processo di crescita adolescenziale. In tutto questo Julia non è l’eroina che deve salvare il mondo, ma una comune dodicenne che sta abbandonando delle sicurezze per addentrarsi, proprio come la Terra, nell’ignoto.
Forse il rallentamento non ha nulla a che fare con i cambiamenti nell’universo personale, ma non lo sapremo mai. Tutto è incerto e precario in questa storia, e serve a poco pianificare il domani o costruirsi sicurezze nel tempo. Il cambiamento è un male inevitabile da affrontare con equilibrio: rallentare, rinascere, crescere.




