Stradine e case dipinte di bianco, una vita ordinaria, apparentemente tranquilla, due bambini e il quartiere di Revolutionary road, nel Connecticut. April e Frank Wheeler sono una coppia quasi invidiabile, il cui equilibrio viene però irrimediabilmente sconvolto. Richard Yates crea uno dei capolavori della letteratura USA mettendo sullo sfondo il grande sogno americano, e in primo piano la storia “semplice” di due sposi che si mostrano anticonformisti, ma che covano tensioni e dissapori che portano inevitabilmente all’esplosione.
La casa dei Wheeler è in realtà una sorta di prigione, in cui il desiderio dei coniugi di trasferirsi a Parigi diventa solo per un attimo una luce nel buio. In realtà non ci sono vie di fuga da questa storia: la vita quotidiana, il vuoto e la regolarità hanno la meglio. Frank è trascinato nel baratro da quelle forze contro cui ha sempre lottato, e trascina con se anche April, che tenta invece di resistere fino all’ultimo. Revolutionary road è un libro di ambizioni frustrate, di illusioni, sogni infranti, in cui la tensione, inizialmente nascosta, cresce pagina dopo pagina. La famiglia per bene si sgretola lentamente, sconfitta da una società, quella americana degli anni ’50, che dietro ad un’apparenza perfetta nasconde le sue debolezze e le sue pecche. L’“American dream” si perde nella solitudine, unica condizione possibile per ogni personaggio.
Yates è riuscito a rendere sorprendente la normalità, il quotidiano, a scoprire il velo sotto cui si trovano i cocci di un modello di famiglia fallimentare. Scavando nell’intimità e nei valori tradizionali l’autore ci fa scoprire l’impossibilità di comunicare: usa simboli che trasmettono un senso di oppressione (case, cielo, locali, il buio), immerge i personaggi tra alcol e giornali (modi per annebbiare il pensiero e nascondere la propria infelicità dietro una maschera) e ripercorre a ritroso la vita di ognuno, perché il presente è un trauma che viene dal passato. Così ogni sensazione, azione o speranza, a Revolutionary road viene abortita. Un giorno chiesero a Yates di cosa trattasse il suo romanzo: «Risposi che avrei scritto un romanzo sull’aborto, di ogni tipo: una commedia teatrale abortita, carriere abortite, ambizioni abortite, piani e sogni abortiti, tutte mirate verso un vero, reale e fisico aborto, con una morte alla fine». In questo insieme di “stroncature”, la storia è fatta di uomini e donne che vivono senza una meta precisa, che si perdono, implodono e poi esplodono, lasciandoci un messaggio ben preciso: per non cadere nella spirale del nulla occorre dare un senso a tutto ciò che facciamo. Uno sforzo in meno, ed è già pericolo.




