Quando Rubén Polo crede davvero di aver dimenticato tutto, il passato è dietro l’angolo pronto a giocare un brutto scherzo. E nel ritornare prepotentemente verso il presente, distruggendo perfino il futuro, quel passato non chiede permesso, anzi ha vita facile là dove qualcosa cova ancora nel profondo.
Sono trascorsi dieci anni da quando Polo, Blanca, suo fratello Nacho e Chino, vivevano gli anni spensierati dell’università e amavano la musica, tanto da formare la migliore rock band della zona. Quando ora Polo incontra Blanca, una normale conversazione tra amici apre crepe profondissime da cui lentamente la malinconia e la tristezza si mescolano con il passato che risale in superficie, così duro e brutale da provocare un senso di soffocamento. Quante cose sono cambiate da allora, da quella notte lontana in cui un episodio di incredibile violenza ha improvvisamente sciolto la band e cambiato per sempre la vita di tutti. Adesso Blanca e Chino sono una coppia, Polo vive con Gabi, la bella ragazza conosciuta proprio dieci anni prima, e Nacho non sembra stare granché bene.
No, niente è più come allora, ma gli anni della musica, la libertà ricercata ad ogni costo e con ogni mezzo, la vita spinta al limite, l’idealizzazione di quella fase del proprio percorso, hanno portato questi “bravi ragazzi” a perdersi completamente, in un attimo risucchiati dentro un limbo senza via d’uscita; perché una volta attraversato quel limite, non si può tornare indietro. Non è stata sfortuna, ma decisioni sbagliate; proprio come l’uso del roipnol, la droga dello stupro.
In questa storia nessuno dimentica; ogni personaggio si muove tra il senso di colpa e il desiderio di spingersi “oltre”. Ognuno di loro è letteralmente messo al tappeto. Con un’abilità sorprendente e uno stile unico, Gutiérrez riesce a mettere in luce le due personalità di Polo, il gioco del doppio che si materializza nella sua mente, mentre il suo animo ha smesso ormai da tempo di amare. Un bravo ragazzo è un racconto in cui fuga e rifugio hanno lo stesso peso, in cui attraverso l’idealizzazione di un tempo che non c’è più (e dal quale sembra impossibile staccarsi), scopriamo che quattro “bravi ragazzi” ora sono esseri completamente svuotati nel profondo, che vivono rimpiangendo l’ardente desiderio perso nel corso degli anni.
E Polo, la sua mente, le verità non dette e il suo subconscio, sono artefici e vittime di quel vortice senza un senso, di quella droga che di “vero” e di “vivo” non ha lasciato nulla, se non il senso della perdita. D’ora in poi conta solo l’immaginazione.




