La notizia risale ad un mese fa, ma è passata praticamente inosservata: Philip Roth, tra i massimi scrittori viventi, ha annunciato il suo ritiro. «Nemesi sarà il mio ultimo libro», aveva dichiarato alla rivista francese «Les Inrockuptibles», ma solo da qualche ora è arrivata la conferma ufficiale da parte del suo editore USA, Houghton Mifflin Harcourt. Roth, 78 anni, ha rivelato di aver trascorso gli ultimi anni a leggere i suoi autori preferiti e a rileggere le proprie opere: «Volevo vedere se avevo perso tempo a scrivere. Nel complesso, però, mi è sembrato un successo. Alla fine della sua vita, il pugile Joe Louis disse: “Ho fatto del mio meglio con i mezzi a mia disposizione”. È esattamente quello che direi del mio lavoro». Ora, però, ha proseguito l’autore, basta con la narrativa: «Non voglio leggerla, non voglio scriverla, e non voglio nemmeno parlarne. Ho dedicato la vita ai romanzi: li ho insegnati, scritti e letti, a esclusione di quasi qualunque altra cosa. Basta!».
Di recente, Roth ha firmato un accordo con Blake Bailey, già biografo di John Cheever e Richard Yates: eppure, ha spiegato nell’intervista al magazine francese, nel suo testamento ha lasciato disposizioni affinché alla sua morte tutte le sue carte siano distrutte: «Non voglio che vadano in giro. Non deve leggerle nessuno».
Nel nostro paese, l’ultimo libro di Roth, Nemesi, è stato pubblicato l’anno scorso da Einaudi.
