Carmelo Barbaro

I “piccoli mondi” di Carmelo Barbaro

Un giovane autore che ha pubblicato di recente il suo primo lavoro, Piccoli mondi – Q&U: due racconti che ruotano attorno al concetto di scelta e alla difficoltà nel prendere una posizione in alcuni momenti della vita. Nato a Reggio Calabria nel giugno del 1981, Carmelo Barbaro termina l’istruzione superiore nella piccola Bagnara Calabra. La passione per la scrittura si fonde sin da subito con la vita di provincia, e Carmelo ancora oggi rimane attaccato alle sue radici. Trasferitosi poi a Bologna per gli studi universitari, nel 2011 si laurea in Astronomia, altra sua grande passione. Proprio con il suo libro d’esordio quest’anno ha partecipato alla XVII edizione del Premio Nazionale di Poesia e Narrativa «Il Golfo», ricevendo il Premio della Critica. Ora Carmelo vive e lavora a Bologna, città che gli ha permesso di allargare i suoi orizzonti. Conosciamo meglio questo giovane autore che vive di passioni, che continua a guardare al futuro e ogni tanto si rifugia nel suo “piccolo mondo”.

Carmelo, Piccoli Mondi e Q&U è il tuo esordio letterario. Quando nasce, per uno come te che è laureato in Astronomia, la passione per la scrittura?

In verità, per me, è vero il contrario. Ovvero, io sono nato con la passione e, diciamo, “il dono” della scrittura. La passione per la scienza e l’astronomia in particolare sono venute dopo, quando mio padre mi regalò un piccolo telescopio amatoriale e quando mi resi conto di essere più curioso che cauto.

Nel tuo libro sono contenuti due racconti che analizzano la difficoltà nel fare delle scelte nella vita. Un tema che evidentemente ti stava molto a cuore. Quanto ha contato l’esperienza personale nello scrivere i racconti? C’è qualcosa di te sparso tra i personaggi?

L’esperienza ha contato moltissimo nella stesura dei racconti, come nella vita di ognuno di noi. Basti pensare a quando si era ragazzini e giocando a calcio si era fracassata la finestra della vicina. Il tuo amico si prendeva la colpa e tu che facevi? Confessavi o stavi zitto? È questa la costante che mi sono trovato ad analizzare: qualsiasi scelta, anche la più piccola, ha bisogno di coraggio. Nelle mie scelte, nella vita reale cerco di essere coraggioso, di decidere per il bene di tutti, di non essere egoista ma non sempre ci sono riuscito e ci riesco, purtroppo. Questa considerazione mi porta subito all’altra parte della domanda. I personaggi nei miei racconti sono espressioni di stati d’animo in cui mi sono trovato, sensazioni che ho avvertito, emozioni che ho percepito. Per alcune caratterizzazioni non ho avuto materiale diretto così ho cercato d’immedesimarmi in un’altra forma mentis e cercare di descrivere quanto vedevo e sentivo.

Piccoli mondi è riferito senza dubbio al privato in cui si rifugiano gli scienziati nel primo racconto, ma non si può fare a meno di pensare che ci sia un collegamento con la tua Bagnara Calabra. Qual è il tuo rapporto con il tuo paese, e quanto ha contato l’esserti formato in “provincia” per diventare quello che sei ora?

Essere cresciuto in una piccola realtà come Bagnara è stato fondamentale per la mia formazione, credo, tanto come persona che come autore. È il posto che sento come “casa”, il luogo fisico dove sono cresciuto, ho sbagliato e ho imparato. Lì c’è il mio mare, il mio cielo, la mia pioggia. Non si può non amare casa, con tutti i suoi pregi e i suoi difetti. Al di là dell’aspetto puramente fisico, la vera importanza di “casa” è aver incontrato le persone che mi hanno permesso di crescere e di essere un passo avanti nel diventare uomo.

E poi Bologna, dove ora vivi e lavori. Una realtà sicuramente differente. Anche quella una delle tante e difficili scelte, immagino. Com’è stato cambiare prospettive e quanto ha contato invece la grande città nel tuo percorso?

Bologna non è una metropoli tentacolare come Milano o Napoli ma l’impatto, almeno per un breve iniziale periodo, può essere duro. Mi sono ritrovato a dovere badare a tutti gli aspetti della vita, soprattutto quelli che prima erano demandati alla famiglia: la spesa, pagare le bollette. Stupidaggini, se le guardo ora voltandomi indietro. La città mi ha permesso di ampliare gli orizzonti e di perdere un po’ della mia supponenza e di arroganza infantile. Ho potuto fare esperienze e incontri altrimenti improbabili se non impossibili e affrontare problematiche al di là della mia conoscenza. Mi sono fatto realmente le ossa qui a Bologna. Un altro passo avanti nel diventare un uomo.

Salta all’occhio il fatto che hai pubblicato per una giovane e dinamica casa editrice della tua città natale, invece magari di concentrarti su Bologna appunto. Ti chiedo quanto è difficile oggi per un giovane entrare nel mondo dell’editoria?

Sono ancora nuovo dell’ambiente anche io, se devo dirlo tutta. Anche per me è un mondo abbastanza nuovo. Si devono mandare giù parecchi e grossi bocconi amari. Le case editrici medie e piccole di solito chiedono un contributo alla pubblicazione se non la spesa totale per la prima tiratura, le grosse case invece sono quasi irraggiungibili a meno che esse stesse non vedano un potenziale di vendita elevato. La Disoblio ha creduto e crede in me e nella qualità del mio lavoro per questo ho un’immensa soddisfazione a essere uno dei loro autori.

E l’astronomia quanto conta per te? Cosa significa e quanto peso ha nella tua vita?

L’astronomia conta molto per me. È stato il motivo che mi ha spinto fuori dalla porta verso la mia strada, un po’ come Gandalf afferma di fare con Bilbo Baggins [due personaggi della saga de Il Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien, N.d.R.]. È ciò che mi ha permesso di capire la scienza e osservare il mondo e gli altri con occhi diversi. Fare esami di matematica e chimica, produrre una tesi sperimentale su tipologie di stelle particolarmente esotiche hanno sviluppato e approfondito il mio modo di pensare e ragionare. Molto probabilmente se non avessi studiato astronomia non sarei nemmeno uno scrittore.

Carmelo Barbaro e le scelte. Tu cosa fai quando devi scegliere, ti rifugi nei tuoi “piccoli mondi” o chiedi aiuto alle stelle?

Mi piacerebbe dire che sono un romantico, a volte impulsivo e scapestrato ma la verità è che scelgo lucidamente e nel modo più distaccato possibile. Esamino la situazione, valuto cosa c’è da fare e mi adopero per portarlo a termine. Però non riesco ad anteporre il mio bene personale a quello della collettività. A volte l’alternativa è solo un’illusione; si sa già cosa deve essere fatto, bisogna avere solo il coraggio di accettarlo. Diciamo che di solito guardo nel mio piccolo mondo e cerco di prendere la decisione migliore per tutti.

Donato Bevilacqua

diDonato Bevilacqua

Proprietario e Direttore editoriale de La Bottega di Hamlin, lettore per passione e per scelta. Dopo una Laurea in Comunicazione Multimediale e un Master in Progettazione ed Organizzazione di eventi culturali, negli ultimi anni ho collaborato con importanti società di informazione e promozione del territorio. Mi occupo di redazione, contenuti e progettazione per Enti, Associazioni ed Organizzazioni, e svolgo attività di Content Manager.