Irène Némirovsky – La moglie di don Giovanni

Il titolo del libro suggerisce la storia di una donna costretta a sopportare i continui tradimenti del marito e, in effetti, in parte, è così. Siamo a Parigi, inizi Novecento: lei, Nicole, è una signora piuttosto brutta, lui, Henry, un uomo molto bello e ammirato. L’adulterio è inevitabile, anche perché il matrimonio si basa su ragioni puramente economiche, essendo lei molto ricca e lui un nobile decaduto che necessita del denaro della consorte per continuare a fare la bella vita. Insomma, il nostro protagonista maschile assomiglia in tutto e per tutto al celebre personaggio reso famoso da Wolfgang Amadeus Mozart, per niente preoccupato di nascondere le sue liaisons amorose (e, scopriremo, pure dangereuses). Da parte sua, la moglie si dedica ai figli, cercando nei bambini il conforto che le è stato negato dalla vita di coppia. Il libertino, a un certo punto, si innamora di una delle sue innumerevoli conquiste, la baronessa Debeers: non è un’avventura come tutte le altre, questa volta il sentimento è autentico, e Henry decide di chiedere il divorzio dalla moglie. Lei sembra non essere disposta ad accettare la situazione e, durante una gita in macchina, lo uccide. Processata, verrà assolta poiché il suo è considerato un delitto di natura passionale che il marito, con le sue continue infedeltà, ha contribuito a provocare.

Ma non è questa la storia de La moglie di don Giovanni. O meglio, non è questa tutta la storia. La narratrice del racconto di Irène Némirovsky è Clémence Labouheyre, che ha lavorato come domestica a servizio dei coniugi. Sono passati dodici anni da allora, Clémence è malata e prossima a un’operazione che, molto probabilmente, le sarà fatale: decide di scrivere una lunga lettera a Monique, la figlia di Nicole e Henry, una bambina ai tempi dell’omicidio, adesso adulta, sposata, con prole e residente a Strasburgo. Quello che la ragazza non sa, e non ha mai saputo, è che l’estremo gesto della madre non era stato dettato dalla gelosia, ma da ben altri motivi, di cui Clémence è a conoscenza. Con la sua lettera, la donna intende confessare tutta la verità sull’accaduto…

Irène Némirovsky non si limita a offrire ai lettori il ritratto di una moglie vittima dei tradimenti del marito: vengono capovolti tutti gli schemi su cui si basa la cultura borghese, in un racconto che parla di convenzioni, di regole, di apparenze, ma anche e soprattutto di verità, quelle difficili da individuare perché considerate assurde, impensabili, inconsuete. Noi sappiamo tutto di Henry, basta il titolo del libro per fornire al personaggio delle connotazioni ben precise, senza contare che nel racconto tutti parlano di lui, tutti sanno delle sue tresche amorose, tutti sono a conoscenza di ogni suo singolo spostamento. Ma cosa sappiamo veramente di Nicole? Nessuno si cura di lei, perché considerata in un certo senso innocua, quasi noiosa, più da commiserare che da osservare. Dietro al suo gesto c’è davvero la disperazione di una donna tradita e umiliata, oppure, al di là delle apparenze, la verità è un’altra? Ne La moglie di don Giovanni Irène Némirovsky dimostra di riuscire a concentrare un mondo intero, con tutte le sue sfumature, in poche e incisive pagine: è una storia sull’amore, sulla precarietà della vita («Tocchi con mano quanto è breve il nostro cammino. Non ci si pensa mai quando si è giovani, ed è meglio così, naturalmente!») e sulla fragilità umana, soprattutto quella di Nicole, intelligente ma brutta, e per questo derisa, quasi compatita, dal consorte che ha basato sull’estetica tutta la sua esistenza. Prima di morire, l’uomo avrà modo di prendersi gioco di lei ancora una volta. Sarà anche l’ultima.

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