Giuseppe Tornatore – La sconosciuta

Di lei sappiamo solo che è una ex prostituta ucraina e che il suo nome è Irena. Sappiamo che arriva in una città veneta e che viene assunta per pulire la scale di un palazzo. Tutto il resto, tutto quello che riguarda il passato della Sconosciuta, ci viene suggerito da una serie di flashback inseriti nel corso della pellicola. Che cosa nasconde Irena e perché fa di tutto per entrare a servizio dei coniugi Adacher, una coppia di orafi, genitori della piccola Tea?

Un passo indietro: Muffa, protettore e aguzzino di Irena, la sottopone a violenze di ogni tipo, costringendola a mettere al mondo dei bambini, successivamente venduti a delle coppie adottive. Un giorno, la donna incontra Nello e i due s’innamorano. Purtroppo gli amanti vengono scoperti da Muffa e Nello s’appresta a fare una brutta fine. Disperata, Irena uccide Muffa e, dopo avergli sottratto un’ingente somma di denaro, fugge, spinta da un unico obbiettivo: ritrovare l’ultima bambina messa al mondo, ricerca che la porta dagli Adacher. Tuttavia, la madre adottiva della piccola, Valeria, inizia a nutrire qualche sospetto sulle reali intenzioni della nuova domestica. Inoltre, scopriamo che Muffa non è morto, ma è sulle tracce di Irena, deciso a farsi restituire il denaro che la ragazza gli ha rubato.

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Giuseppe Tornatore confeziona un thriller angosciante e cupo, dal sapore fortemente hitchockiano, in cui emerge il dolore di una madre costretta ad abbandonare i suoi figli e di una donna obbligata alla prostituzione. La sconosciuta non ha come obiettivo la denuncia («se si ha qualcosa da denunciare, al massimo si può andare alla procura della Repubblica»): lo scopo è quello di ritrarre una condizione, quella di Irena, che è la condizione di tante donne come lei, provenienti da paesi poveri, vittime di uomini senza scrupoli, incapaci di ribellarsi al proprio destino, a causa soprattutto dello stato di prostrazione psicologica in cui sono costrette a vivere.

Nel film il dramma e la suspense sono dosati nella giusta misura, regalando allo spettatore un’opera capace di tenere col fiato sospeso, ma che nello stesso tempo spinge a una riflessione più profonda. Alle ambientazioni in cui prevalgono i colori scuri e freddi, si contrappongono i toni caldi dei flashback, che raccontano la vita di Irena prima dell’arrivo nel Nord d’Italia. Completa il tutto la colonna sonora di Ennio Morricone, che traduce in musica l’angoscia, il tormento e la solitudine della protagonista.

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