Con Il correttore, Ricardo Menéndez Salmón ha ottenuto il premio Qwerty della televisione di Barcellona come rivelazione letteraria del 2007 e il premio Librería Sintagma per il miglior libro dell’anno. Il suo romanzo è stato anche eletto dalla rivista Quimera come miglior opera di narrativa in spagnolo del 2007.
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La trama
Vladimir corregge le bozze dei Demoni di Dostoevskij la mattina dell’11 marzo 2004. Non è una data qualunque, non per la Spagna: quasi duecento morti e più di duemila feriti in seguito agli attentati terroristici a Madrid. Non si tratta di un refuso, ma di un grande errore umano al quale non si può porre rimedio. C’è solo un posto dove il correttore può trovare pace dall’orrore che lo circonda quel giorno: nei suoi libri. Lo stesso accade per la moglie, Zoe, che si rifugia nel lavoro, nelle tele dei maestri che restaura con pazienza.
Il correttore – La recensione
Il correttore è un piccolo gioiello, una riflessione profonda sull’amore, ma soprattutto sul potere delle parole, capaci di spiegare ma, il più delle volte, anche di confondere. Il protagonista del romanzo non è solo un correttore, ma anche uno scrittore – anche se, per la verità, ha scritto solo un paio di libri, dallo stile piuttosto ermetico. Ciò che lo unisce a Zoe è un amore profondo: eppure, Vladimir si è separato da lei per un lungo periodo, durante il quale ha intrattenuto diverse relazioni. Da uno di questi rapporti occasionali è nato un figlio, Eric, che vive in Australia con la madre. È un segreto che Zoe non conosce, una piccola ombra nel loro intenso rapporto.
Il libro si conclude con una citazione da Correzione di Thomas Bernhard: «Se siamo onesti, dobbiamo renderci conto che quasi tutte le conversazioni in cui siamo coinvolti, senza sapere come e per quale motivo, sono inutili, sono sempre inopportune per noi, non fanno altro che indebolirci. Al momento giusto dobbiamo alzarci e andarcene da queste compagnie, situazioni, condizioni per entrare, com’è naturale in un lungo, lunghissimo periodo di solitudine che non avrà più fine». Il giorno dell’attentato, Vladimir sta sempre in casa: riceve telefonate, medita sulla letteratura, su Zoe, sui genitori, sul figlio lontano e praticamente sconosciuto. Solo di notte, marito e moglie spengono il televisore, si lasciano alle spalle le immagini di morte ed escono per andare a vedere il mare. Le ultime notizie ricevute riguardano il crollo della borsa di New York e i dati negativi registrati: sintomo che tragedie come l’11 marzo in Spagna o l’11 settembre a New York sono l’ennesima causa di una guerra economica. Guardando l’oceano, Vladimir ripensa al legame con la moglie, al fatto che fra un uomo e una donna momenti come quello sono «facili da individuare, ma molto difficili da esprimere». Stringere al petto Zoe è un piccolo gesto, che vale più di tante parole che potrebbe dirle: forse, proprio quel gesto avrebbe potuto redimerlo da tutta la poesia del mondo, «da tutte le grandi, belle, inutili parole che ci circondano.»

Ricardo Menéndez Salmón
Casa editrice
Marcos y Marcos
Anno
2011
Genere
Narrativa
Formato
Brossura
Pagine
155
ISBN
9788871685571





