Il tempo delle rivoluzioni è finito. Dopo aver sconvolto, ma con passo quasi discreto, le regole del glam/art-rock (Roxy Music), dell’avant-rock (la produzione solista dei ’70, il sodalizio con Fripp), della new-wave (la collaborazione con Bowie e i Talking Heads) e dell’elettronica (l’ambient nasce nel ’78 col suo Music for airports), Brian Eno s’è progressivamente ritagliato un posto da tranquillo osservatore. Il massimo del rischio che si concede ultimamente è aiutare qualche “giovane” band a tirarsi fuori dalle pastoie di una creatività inaridita (i Coldplay di Viva la vida); per il resto, la produzione recente consta di lavori al più dignitosi (per esempio Another day on Earth, Everything that happens will happen today con David Byrne, e Small craft on a milk sea), privi della scintilla geniale di un tempo.
Drums between the bells appartiene anch’esso a questa fase di medietà. Nato da una collaborazione con il poeta Rick Holland, l’LP sfrutta un canovaccio piuttosto prevedibile, con una serie di soundscape ambientali su cui, di volta in volta, le voci di Grazyna Goworek, Caroline Wildi, Laura Spagnuolo, Elisha Mudly, Aylie Cooke, Nick Robertson, Anastasia Afonina e degli stessi Eno e Holland recitano i versi di quest’ultimo. Malgrado le premesse scontate, non mancano gli spunti interessanti. Il dittico d’apertura composto da Bless this space e Glitch, ad esempio, in cui si succedono una torbida meditazione electro-free jazz e un impasto, per l’appunto, di glitch e funk esotico-androide. Anche The airman, fatalista e orchestrale, Sounds alien (tra beat industriali, vocals alienate e fanfare r’n’b), Dow (una filastrocca straniata memore dei suoi primi lavori solisti), il krautrock di Multimedia e la cupa litania scottwalkeriana di Breath of crows mostrano una discreta vitalità, una specie di riflesso dell’antico genio. Per contro, Dreambirds, la folkeggiante Pour it out, il tribal-funk di Seedpods e The real (una fiaba robotica à la Laurie Anderson) suonano più stanche, come trucchi ripetuti sino alla nausea da un attempato prestigiatore del quale, tuttavia, anche in questi casi non si può non ammirare la destrezza, intatta nonostante gli anni.
Alti e bassi, dunque, con i primi, però, di peso lievemente superiore ai secondi, cosicché diventa impossibile liquidare il disco come un fallimento senile. I tempi delle “strategie oblique” sono ormai irrimediabilmente lontani, ma Mr. Eno qualche freccia al suo arco ce l’ha ancora, e quando la scocca dimostra di saper far centro con molta più naturalezza e precisione di tanti presunti “sperimentatori” odierni.
