Michel Gondry – The Green Hornet

Dopo Tim Burton, Christopher Nolan, Sam Raimi e Ang Lee, un altro visionario del cinema si cimenta con quell’universo di supereroi e giustizieri mascherati che, negli ultimi anni, ha fatto strage di incassi ai botteghini. Stiamo parlando di Michel Gondry, qui alle prese con le avventure di Green Hornet, Il Calabrone Verde, personaggio ideato negli anni ’30 da George W. Trendle e Fran Striker e protagonista, negli USA, oltre che di albi a fumetti tutt’ora editi, di serie radiofoniche, cinematografiche e televisive (una, trasmessa dal ’66 al ’67, nella quale l’assistente dell’eroe era interpretato da Bruce Lee).

Rispetto all’originale, Gondry ambienta la storia ai giorni nostri. Britt Reid trascorre le sue giornate tra party selvaggi e ragazze. La madre l’ha perduta ancora bambino e quando muore anche il padre, editore del principale quotidiano di Los Angeles, il «Daily Sentinel», il giovane si trova a gestire un colossale impero economico. Desideroso di prendersi una rivincita nei confronti del padre, una sera Britt decapita la statua eretta in suo onore. Con lui c’è il meccanico di famiglia, Kato: è proprio grazie alla sua straordinaria tecnica nelle arti marziali che i due riescono a salvare una coppietta nel frattempo molestata da una gang di delinquenti. Divenuti amici, Britt e Kato decidono di dedicarsi alla lotta al crimine: nasce così il formidabile duo composto da Il Calabrone Verde e dal suo innominato assistente.

Trattandosi di Gondry, è ovvio che The Green Hornet rilegga il mito dell’eroe “made in USA” in maniera non-convenzionale, parodiandolo. Reid è infatti un cialtrone egocentrico, capriccioso e viziato, afflitto da un complesso di Edipo grosso quanto una casa. È Kato quello in gamba: intelligente, capace di progettare marchingegni d’ogni sorta (compresa un’iperbolica macchina per il cappuccino) e abile nel karate, la “spalla” è più di una volta costretta a tirar fuori dai pasticci il generoso ma arruffone Britt. Ad un certo punto, i due litigheranno: oggetto del contendere, Lenore, l’assistente di Britt, la quale, invano approcciata da questi, sembra preferirgli Kato. Neppure il cattivo si salva: Chudnofsky (poi ribattezzatosi Sanguinosky), il potente boss della mala che mira al controllo della città, è un insicuro, ossessionato dall’idea di non incutere abbastanza timore.

Tra action, commedia e Bildungsroman, il quinto lungometraggio di Gondry, pur risultando nel complesso godibile, è una mezza delusione. Dello stile onirico-surreale del regista di Se mi lasci ti cancello e Gli acchiappafilm, della sua poesia naïf, qui c’è ben poco: c’è, invece, il mestiere di un film su commissione (produce Sony), strutturato assecondando le esigenze spettacolari (l’uso massiccio del digitale, il 3D). Superficiale.